Oslo - Norvegia, il nuovo teatro dell'opera

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Una superficie di oltre 20.000 metri quadrati estesa come quattro campi di calcio, 1100 stanze, due auditorium rispettivamente di 1350 e 400 posti, una massa di marmo che supera le 8.000 tonnellate: è il nuovo Teatro dell’Opera di Oslo che inaugura ufficialmente la sua stagione il 26 aprile con uno spettacolo dal titolo “Jorden Rundt” una carrellata di opere classiche, quasi una sorta di giro del mondo attraverso le più grandi rappresentazioni di lirica e balletto. Simbolo della nuova Norvegia, è la più grande costruzione di carattere culturale nazionale, affidata per la progettazione e realizzazione allo studio Snohetta, il team di architetti norvegesi fondato nel 1989 che ha già realizzato la Serpentine Gallery Pavillon di Londra, la monumentale porta d’ingresso della nuova capitale di Ras Al-Khaimah, negli Emirati Arabi a 150 km a est di Dubai, la National Academy of the Arts di Bergen, il WTC Museum Ground Zero di New York nonché l’originale Biblioteca d’Alessandria d’Egitto.
Di carattere monumentale, il nuovo teatro dell’opera sembra un frammento di pack artico che si erge dal mare, una sorta di spezzone candido arenato nelle acque del porto dove svetta bianchissimo marmo di Carrara. Tutta l’opera infatti, fatta eccezione per la fascia granitica di base, è ricoperta da candide e grandi lastre di marmo italiano con spessori che vanno dagli 8 ai 10 centimetri, fino a raggiungere addirittura i 20-30 centimetri e questo ha suscitato vivaci polemiche da parte dei norvegesi, così attenti allo spirito nazionale. Il comparire poi durante i lavori di alcune macchie gialle sui lastroni candidi (dovute forse alla penetrazione dell’umidità) non ha fatto altro che rinsaldare le polemiche di chi avrebbe preferito il resistente granito norvegese.
Oltre al marmo sono il vetro e l’alluminio i materiali impiegati all’esterno dell’Opera House e nelle giornate di sole nordico, la nuova costruzione assume un aspetto quasi lisergico e surreale con quei suoi volumi architettonici rivolti verso la baia e definiti da una serie di piani inclinati tuffati nel mare. Gli interni, visibilmente spaziosi, con una grande quantità di pareti e dettagli di legno made in Spain, presentano nel foyer anche singolari pareti in resina decorata, opera dell’artista Olafur Eliasson, mentre i due auditorium sono il frutto delle più avanzate tecniche di diffusione dei suoni e dell’acustica. Il logo della nuova Opera? Semplicemente una spessa linea bianca inclinata che cita ovviamente la grande terrazza candida che scende verso il mare.
E se questa nuova architettura ha rappresentato l’input per la trasformazione dell’intera zona con la costruzione di una serie di nuovi edifici nonché l’ampliamento della banchina, il 2008 per Oslo è il momento delle grandi inaugurazioni. Da neanche un mese infatti in un’altra zona della città, Bankplassen, è stato inaugurato alla presenza del Re Harald, l’Arkitektur Nasjonalmuseet, il nuovo Museo dell’Architettura, realizzato dall’anziano architetto Sverre Fehn, considerato il più importante architetto vivente del paese, che nel 1997 è stato insignito del prestigioso premio Pritzker per l’architettura. Muri inclinati e massicci in calcestruzzo ne fanno dall’esterno una costruzione solenne ma i volumi interni, scanditi dalle ampie vetrate, sono uno spazio fluido per mostre ed esposizioni mentre tutt’intorno nella piazza, i palazzi neogotici e in stile secondo impero, perfettamente restaurati, parlano dell’elite norvegese degli inizi del Novecento che governò la città.
Per vivere l’atmosfera vivace della capitale norvegese occorre però fare una passeggiata nel quartiere di Grunerlokka, un tempo squallido quartiere proletario, oggi una delle zone più “in” della città. Il fermento architettonico anche qui è evidente: una antica fabbrica di tele per vele è stata trasformata in un vivacissimo centro culturale, le vecchie abitazioni lungo il fiume sulla Hausmann gate sono diventate loft modernissimi con gli studi dei creativi e altre vecchie fabbriche in disuso ospitano concerti di musica underground.
Il quartiere che ha il suo cuore in Olaf Ryes plass, brulica di spazi dove acquistare piccoli e grandi complementi d’arredo, capi d’abbigliamento vintage nonché bar e ristoranti aperti tutto il giorno, dove non è raro veder sostare fuori le carrozzine con i bambini che dormono (impensabile per una mamma italiana!) mentre i genitori bevono tranquillamente un caffè o gustano una cena con gli amici.
Poco distante da Grunerlokka si incontra il quartiere di Gronland, denso di botteghe e ristoranti indiani, pakistani, arabi o mediorientali dove è piacevole sedersi per mangiare su tavoli piuttosto spartani con un servizio alla buona, un ottimo riso al curry o un pollo tandoori. A nord ovest sopra al Palazzo reale, leggermente in collina, il quartiere di Frogner ospita invece le ambasciate e le case dell’establishment, comprese le case di attrici famose come quella di Liv Ullmann, “l’angelo norvegese” moglie del regista Ingmar Bergman, nonché interprete delle sue pellicole più famose.
Nella stagione più calda è piacevole anche passeggiare sull’Aker Brigge dove partono tutti i traghetti per una gita sull’Oslofjord o nella vicina penisola di Bygdoy con i suoi musei curiosi e singolari come quello delle navi vichinghe, dove i resti delle imbarcazioni ricostruite a grandezza naturale, in un momento fanno fare un tuffo nel passato.
Da assaggiare assolutamente la ottima cucina norvegese con piatti a base di pesce freschissimo proveniente dall’Artico e squisita carne di renna: al ristorante da Lorry, un indirizzo tra i più sicuri e famosi in città, per niente affatto turistico, cucinano polpette di renna e pesce halibut alla griglia. Indimenticabili. Come la luminosità del cielo nordico nelle giornate senza nuvole. 
Articolo di Loredana Tartaglia, fotografie di Gilberto Maltinti
a cura di www.pariolifotografia.it

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