Rotterdam - Olanda, emozioni di ferro e cemento

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Rincorrere il viola. E’ quanto promette Rotterdam, città dell’architettura per il 2007, con la manifestazione “Sites & Stories” che racconta la città in 40 edifici dell’architettura contemporanea, riconoscibili dal filo conduttore del colore viola che per quest’anno corre su una linea in alcuni grattacieli, illumina al posto della luce bianca il grande ponte Erasmus Bridge, colora le finestre di un edificio storico come quello De Bijenkorf o ricopre un intero cubo delle celebri “cube houses”. E non è tutto. L’architettura invade la città ancora fino a dicembre con una serie di grandi mostre come quella dedicata a P.J.H. Cuypers, architetto vissuto a cavallo tra 1800 e 1900, creatore della stazione centrale di Amsterdam nonché del Rijksmuseum. Fino al 6 gennaio 2008 al Nai (Netherlands Architecture Institute), un complesso interamente dedicato all’architettura che si staglia isolato su uno specchio d’acqua, inaugurato nel 1993 e opera di Jo Coenen, ci saranno esposti disegni, progetti, foto e una notevole quantità di materiale inedito dell’ideatore controverso che fece dell’architettura la sua grande passione.
E se la città pesantemente bombardata dalla Luftwaffe nel maggio del 1940, durante la seconda guerra mondiale, ha saputo costruirsi un futuro creativo e prospero dopo le distruzioni, lo si deve proprio all’opera di grandi architetti che subito, a partire dagli anni ’50, hanno sviluppato insieme all’amministrazione una attiva politica che oggi consente di ammirare uno skyline fatto di edifici coraggiosi e futuribili.
Paradossalmente le distruzioni della guerra sono state un’occasione per ripensare alla città in senso vivibile e lì dove un tempo c’erano i mercantili in partenza per le Indie e le Americhe o dove sbarcavano gli immigrati, svetta adesso un quartiere nuovo di zecca, il Kop Van Zuid, chiamato da qualcuno la “Manhattan sul Maas” il fiume della città, dove nomi di respiro internazionale come Norman Foster o Renzo Piano hanno progettato edifici che sfidano la forza di gravità. E’ dell’architetto italiano infatti il progetto del grattacielo inclinato Kpn Telecom, con tanto di puntello e parete punteggiata da mille luci verdi che svetta davanti all’Erasmus Bridge, altro capolavoro di Van Berkel & Bos costruito tra il 1990-1996 allo scopo di collegare il nucleo storico della città con l’area di espansione situata a sud.
802 metridi lunghezza, 139 di altezza e peso di 6800 tonnellate ma qualcuno lo chiama “il cigno” per la forma leggera e slanciata che sembra farlo vibrare sull’acqua. In questa zona dei vecchi docks si incontra anche il prestigioso Hotel New York, la torre Montevideo riconoscibile dalla grande M che la sovrasta progettata da F.M.J. Houben (Mecanoo Architects) tra il 1999 e il 2005 ma altresì il nuovissimo museo della fotografia, il Fotomuseum, inaugurato nell’aprile del 2007 e ottenuto dal restauro di un edificio degli anni ’50 al quale è stato aggiunto, nuovo di zecca, l’ultimo piano di forma ellissoidale che da lontano sembra un’astronave. Al piano terra c’è un ristorante fantastico e altrettanto caro, Las Palmas, dedicato al pesce (uno dei più cari dell’Olanda) mentre proprio all’interno del museo fino al 25 novembre si può sbirciare tra i clic di Joachim Schmid e Joel Meyerowitz e dalla metà di dicembre fino a maggio 2008 tra i capolavori della fotografia neorealista italiana.
Per assaporare l’idea del porto è bello fare un salto a pochi passi al Rotterdam Cafe dove al posto del vecchio terminal delle crociere ci si può sedere nei tavoli design e sulle sedie firmate A. Jacobsen anche solo per gustare un caffè con lo sguardo verso l’acqua di questa città che è il più grande porto d’Europa e dove non a caso camminando per le strade, è facile incontrare persone provenienti praticamente da tutto il mondo.
La fortissima capacità di ripresa che ha spinto i suoi abitanti a ricostruire da zero una città rasa al suolo, si percepisce anche nel resto della città, terreno fertile per le sperimentazioni di grandi professionisti del settore in tema di pianificazione del territorio e di architettura urbana. Se a Kop Van Zuid ad operare sono stati i grandi nomi internazionali, a trasformare il resto della città in un vero museo all’aperto di architettura contemporanea sono stati architetti olandesi che hanno sperimentato prima di altri materiali inaspettati e accoppiamenti arditi. E’ il caso delle “cube houses” di P. Blom (1978-1984) vicino alla modernissima stazione di treni, metro e tram che si chiama Blaak e somiglia a un Ufo (ma gli alieni non ci sono…) che sembrano da lontano le costruzioni gialle del Lego. O dell’Euromast, una torre sottile bianca e futuristica che ricorda la base spaziale dei Jetsons - quelli del cartone animato dei Pronipoti, il contrappunto futuristico ai Flintstones firmato Warner Cartoons – dalla quale attraverso un ascensore e (tanti!) scalini si gode una vista panoramica unica sulla città.
In aggiunta a ciò ci sono molti studi di architettura di livello internazionale con base a Rotterdam come O.M.A di Rem Koolhaas (l’archi-star sessantenne che si sta occupando della ri-conversione dei Mercati Generali di Roma nella “Città dei Giovani”) che nella sua città ha firmato tra il 1988 e il 1992 insieme a F. Hoshino il Kunsthal, padiglione per l’arte contemporanea che offre con le sue esposizioni uno spaccato interessante di fermenti e idee.
Passeggiare nella Lijnbaan, l’isola pedonale dello shopping, è immancabile e arrivare a piedi o in bicicletta (d.r.: esistono molti noleggi per le due ruote) alla Schouwburgplein, la grande piazza dove delle grandi luci rosse che sembrano gru giganti si alzano e si abbassano, proietta i visitatori in una dimensione che sa veramente di futuro. A pochi passi anche un semplice ma storico banco ambulante per la vendita delle patate fritte (Bram Ladage) è stato ristrutturato da nomi di grido come K.W. Christiaanse e M.J. Van Der Stelt con tanto di giganteschi oggetti pop mentre più avanti la Witte de Withstraat fino a qualche anno fa strada dall’atmosfera un po’ ambigua, è diventata in breve tra gallerie d’arte emergenti, caffetterie all’interno di parrucchieri o barbieri, negozi di scarpe design, mini hotel di lusso e ritrovi à la page, la strada del momento dove si riversa giorno e notte la popolazione branchées. Che gusta qui un ambiente vivace, con un dichiarato sapore teatrale e un pizzico d’ironia. Come moda impone.

testi di Loredana Tartaglia- fotografie di Gilberto Maltinti PARIOLI_FOTOGRAFIA
a cura di www.pariolifotografia.it
 

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