Le fotografie di Man Ray e i ritratti di Pablo PIcasso

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Al Museum Ludwig di Colonia (http://www.museum-ludwig.de/) una rassegna – curata da Kerstin Stremmel - di ritratti di Pablo Picasso eseguiti da trentaquattro importanti fotografi del Novecento. Testo di Emanuele Greco. Uscire per la prima volta dalla Hauptbahnhof (Stazione Centrale) di Colonia in una piovosa mattina di fine dicembre può rappresentare un’esperienza davvero emozionante. Inaspettatamente, infatti, ci si trova di fronte al profilo nord del maestoso Duomo gotico della città, le cui torri in facciata svettano così in alto che sembrano voler sfidare, quasi fossero novelle torri di Babele, la potenza della divinità per la quale l’intera opera fu costruita.

 

Ciò che più mi colpisce entrando nel Ludwig Museum è la straordinaria offerta di arte contemporanea che si presenta ai miei occhi: oltre alla ricchissima collezione permanente, infatti, vi sono allestite ben cinque esposizioni temporanee, tutte di alta qualità.
 
Di tutte queste mostre, però, quella che più mi affascina, e a cui decido di riservare maggiormente la mia attenzione, è senza dubbio quella dedicata ai circa duecentocinquanta ritratti fotografici di Pablo Picasso, allestita al primo piano del museo, e a cui è stato dato il significativo titolo di Ichundichundich. Picasso im Fotoporträt (MemyselfandI. Photoportraits of Picasso). La mostra, curata da Kerstin Stremmel (in Italia conosciuta al grande pubblico soprattutto per aver pubblicato nel 2004 il volume Realismo, edito da Taschen), è incentrata sulla figura di Picasso interpretata dall’obiettivo di trentaquattro fotografi del Novecento, tra cui: Richard Avedon, Cecil Beaton, Brassaï, Henri Cartier-Bresson, Jean Cocteau, Robert Doisneau, David Douglas Duncan, Herbert List, Dora Maar, Madame d’Ora, Man Ray, Lee Miller, Roberto Otero, Irving Penn, Edward Quinn, Michel Sima, André Villers, i quali, in vari momenti storici, hanno tentato di rapportarsi, ognuno secondo il proprio stile, con l’esuberante e magnetica personalità dell’artista spagnolo.
 
È noto, infatti, che Picasso, oltre ad essere stato un artista dotato di uno straordinario talento, fu anche un abile maestro nella promozione di se stesso. La mostra, quindi, tenta, per la prima volta, di indagare il rapporto intercorso tra il desiderio di Picasso di controllare la propria immagine e la volontà dei fotografi stessi, molti dei quali già affermati all’epoca, di imporre una propria interpretazione al “soggetto Picasso”. Quello che ne viene fuori è un ritratto composito dell’artista e dell’uomo, ripreso in “pose ufficiali” e studiatissime da lui stesso – sempre perfettamente a proprio agio di fronte ad un obiettivo o ad una telecamera – ma anche colto in atteggiamenti più intimi e dimessi.

Il viaggio nella vita di Picasso inizia con alcuni scatti famosi dell’amico scrittore Jean Cocteau in cui lo spagnolo è ritratto sempre come un divertente intrattenitore di un piccolo gruppo di colleghi artisti e intellettuali, sullo sfondo di una Parigi dall’atmosfera bohémienne di inizio Novecento. In una di queste fotografie commuove l’immagine di un insolito Amedeo Modigliani che sorride, divertito, alle buffe movenze dell’artista spagnolo. Il Picasso degli anni Trenta è ben rappresentato nelle fotografie di Brassaï e di Man Ray. Il primo si interessa soprattutto al modo di lavorare, apparentemente caotico, dell’artista, che sembra corrispondere pienamente ai suoi improvvisi colpi di genio. In un’immagine del 1932 l’artista guarda dritto di fronte a sé, come a sfidare l’obiettivo della macchina fotografica, mentre sullo sfondo si distinguono bene un’opera del Doganiere Rousseau e, sul pavimento, vari materiali per il disegno e la pittura. Le raffinate fotografie di Man Ray sembrano, invece, voler rendere la magnetica personalità dell’artista spagnolo. Si veda a tale proposito la bellissima fotografia in cui sono colte, in un’atmosfera confidenziale, Yvonne Zeros ed un’altra donna mentre si rivolgono con sguardo estatico ad un “profetico” Picasso.rapporto intercorso tra il desiderio di Picasso di controllare la propria immagine e la volontà dei fotografi stessi, molti dei quali già affermati all’epoca, di imporre una propria interpretazione al “soggetto Picasso”. Quello che ne viene fuori è un ritratto composito dell’artista e dell’uomo, ripreso in “pose ufficiali” e studiatissime da lui stesso – sempre perfettamente a proprio agio di fronte ad un obiettivo o ad una telecamera – ma anche colto in atteggiamenti più intimi e dimessi.

Accanto a questi ritratti studiati vi sono in esposizione, come si è detto, anche immagini che ci mostrano l’artista in situazioni più intime. Il fotografo di origine polacca Michel Sima, per esempio, ritrae nel 1946 Picasso con in mano una piccola civetta che egli aveva accudito, dopo averla trovata ferita. Un’immagine, quest’ultima, che ci testimonia la profonda passione dell’artista per gli animali. Completamente a proprio agio, rilassato e sorridente è, invece, il Picasso ripreso dalla fotografa austriaca Madame d’Ora nel 1955, la quale riesce a fornirci un’immagine dell’artista estremamente naturale.L’immagine “ufficiale” di Picasso trova, probabilmente, il suo apice nel famoso ritratto di Irving Penn del 1957. In quella fotografia, che è diventata quasi un’icona dell’artista, Picasso indossa una mantellina damatador, da lui stesso scelta, e un cappello di feltro a tesa rigida. Il fotografo americano non è interessato tanto al costume folkloristico dell’artista, ma focalizza tutta la propria attenzione sull’occhio sinistro di Picasso, che viene a trovarsi proprio al centro della composizione, e che ha il potere di catturare, come una calamita, lo sguardo dell’osservatore.
 
Sembra divertirsi come un bambino con i suoi giochi il Pablo Picasso ritratto dal fotografo francese André Villers nel 1956, il quale lo immortala mentre impugna il revolver ed indossa il cappello da cowboy, regalati entrambi dall’attore western Gary Cooper. Ed è ancora un regalo di Gary Cooper il copricapo da capo tribù indiano che Picasso indossa nella fotografia a colori scattata nel 1960 dall’americanoDavid Douglas Duncan. In quell’immagine viene fuori tutta la passione dell’artista per i costumi e il travestimento: una passione, si intende, attraversata sempre da una sottile vena di ironia surrealista. A completare la già nutrita serie di ritratti fotografici dell’artista è proiettato, inoltre, in una piccola “camera oscura”, il famoso film-documentario di Henri-Georges Clouzot intitolato Le mystère Picasso del 1955.

In conclusione, non si può che uscire soddisfatti ed incuriositi da una mostra così ricca e stimolante, sia per l’originalità del tema trattato, sia per la sua presentazione chiara e lineare. E non è un caso, quindi, che l’esposizione, dopo Colonia, sarà ospitata al Museo Picasso di Malaga (http://www2.museopicassomalaga.org/) e alMuseum für Kunst und Gewerbe di Amburgo (http://www.mkg-hamburg.de/mkg.php/en/) dal 2 agosto al 28 ottobre. Emanuele Greco per Milano Arte Expo.

a cura di:

http://milanoartexpo.com/2012/01/10/icona-picasso-in-mostra-fino-al-15-gennaio-al-ludwig-museum-di-colonia-una-rassegna-di-ritratti-dellartista-simbolo-dellarte-moderna/

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