Transizioni Identitarie / Mostra fotografica di Giulia Longo RAW Rome Art Week II Edizione

<b>Transizioni Identitarie</b>FOTOGRAFIE ANALOGICHE IN BIANCO E NERO DI GIULIA LONGO
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Transizioni Identitarie
20 FOTOGRAFIE ANALOGICHE + video IN BIANCO E NERO DI GIULIA LONGO

DAL 13 OTTOBRE AL 10 DICEMBRE 2017
A CURA DI GILBERTO MALTINTI

VERNISSAGE VENERDÌ 13 OTTOBRE 2017 ORE 19.30 NEL CONTESTO DELLA SECONDA EDIZIONE DI ROME ART WEEK https://romeartweek.com/it/artisti/

PARIOLI FOTOGRAFIA STUDIO
via francesco siacci, 2/c - 00197 roma
info 068075666 / 3397781836 / gilberto@pariolifotografia.it

la mostra è visitabile LUN/VEN ore 10/17 – sab/dom su appuntamento gilberto@pariolifotografia.it

 

“Délice de se perdre dans l’image pressentie.
Je me suis levée de mon cadavre, je suis partie en quête de qui je suis.
Pèlerin de moi-même, je suis allée vers celle qui dort dans un pays au vent.”
A. Pizarnik

 

L’identità è pluriforme, sfuggente entità in divenire, la costruzione dell’io è un processo, un continuum inarrestabile.
Con queste fotografie ho cercato di rispondere a un’urgenza intima e personale, nata dal bisogno di definire la mia identità.
Tre macro-aree dividono questa ricerca, tre declinazioni solo all’apparenza scisse, il cui legame, intimo e profondo, viene messo in luce da una riflessione sull’auto rappresentazione come definizione di sé. In questo percorso inevitabile è stata la presa di coscienza di un corpo la cui consistenza risulta allo stesso tempo transitoria e permanente.
Contraddizione e condizione insormontabile: da un lato l’impossibilità di fermare il tempo, complice di una realtà che ci scivola addosso sempre più velocemente, dall’altro il tentativo di bloccare il suo scorrere attraverso la fotografia. Catturato dalla luce e impresso sulla pellicola fotografica, utilizzando tempi di posa lenti, il corpo si fa rarefatto e la sua identità si insinua tra i sali d’argento rivelati dagli agenti chimici.
Chiuso in sé stesso, l’io si rivela presto debole, fragile, confinato in un’approssimazione irrisolvibile. Questa considerazione rende inevitabile il passaggio successivo, e qui ha luogo la prima transizione, ossia il confronto con l’altro.
Eliminando il mio corpo dal campo fotografico, provo a instaurare un dialogo tra la mia presenza dietro l’obiettivo e  il corpo dell’altro, lasciando le identità libere di giustificarsi in un’intimità condivisa.
Liberandomi da un isolamento protrattosi troppo a lungo, ho capito che la costruzione dell’identità è autenticamente riconducibile all’essere-per-gli-altri (être-pour-autrui).
L’essenza dell’io è frutto di incontri, scontri e la sua costruzione necessita tanto di un riconoscimento da parte dell’altro quanto di un’accettazione dell’altro.
L’ultimo vertice di questo triangolo è costituito da un territorio, il luogo in cui sono cresciuta e in cui sono tornata dopo anni di lontananza.
Ridefinirsi scoprendo la propria terra: è questo il nucleo di una transizione in atto.
Sono luoghi di passaggio, della cosiddetta transumanza: cascine e masserie deserte ma anche objets trouvés, resti di una cantina del secondo dopoguerra, soggettive di un paesaggio interiore, ingenue contemplazioni di un io alla riconquista di un tempo dilatato con l’utilizzo di una pellicola 12 iso, la cui bassissima sensibilità regala immagini stranianti e oniriche.
Ho imparato ad amare queste contrade deserte e nel silenzio che le avvolge ho intravisto delle possibili risposte.


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