SCANNO. UN PAESE. UN AMORE.

<b>MARIO GIACOMELLI - SCANNO 1957</b>per gentile concessione di Simone Giacomelli e Simona Guerra <b>MARIO GIACOMELLI - SCANNO 1957</b>per gentile concessione di Simone Giacomelli e Simona Guerra <b>MARIO GIACOMELLI - SCANNO 1957</b>per gentile concessione di Simone Giacomelli e Simona Guerra <b>MARIO GIACOMELLI - SCANNO 1957</b>per gentile concessione di Simone Giacomelli e Simona Guerra <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA <b>Vernissage del 16 gennaio 2016</b>fotografie di Juliana Lovato per PARIOLI_FOTOGRAFIA
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Mostra Fotografica a ROMA e SCANNO
 / ROMA 16 GENNAIO-20 MARZO 2016
SCANNO 23 APRILE-1 MAGGIO 2016
4 originali di Mario Giacomelli
16 fotografie a colori e biancoenero di
Alessandro ADINOLFI Gianluca ANTONELLI
Annalisa CAMPO Fabio CARLINI
Francesca CASTELLI Serenella DEL RIO
Lorenzo DINA Emanuela FAITELLI Marco MATTEI
Laura MERCURI Giuliano MICILLO
Nicoletta MINIERO Livia PASQUALINI Giulio SALVIONI
Eleonora SETTE Alexandre VANHOORDE



 “Jamme ritrattame”
 
Fu nella primavera del 1957 che Mario Giacomelli si recò a Scanno, piccolo borgo arroccato nellaValle del Sagittario che aveva affascinato anche Henri Cartier-Bresson. Negli anni Sessanta John Szarbowski, direttore del dipartimentodi fotografia del MOMA di New York , acquistò alcune immagini dalla serie 'Scanno' e le pubblicò nel volume "Looking at Photographs: 100 Pictures from the collection of the Museum of Modern Art".
“A Scanno ci sono ritornato, ma la seconda volta nevicava e sono tornato indietro.
Il lavoro valido l’ho fatto una volta sola; nell’altra non mi sono neanche appoggiato al muro (…) così, un attimo.
La prima volta ci sono stato un sabato e una domenica. È sempre stato così per tutti i luoghi (…): tutto quello che ho fatto l’ho fatto in due giorni;
Invece Henri Cartier-Bresson c’è stato un mese!”
Sono andato a Scanno (…) con il mio amico Renzo Tortelli, abbiamo preso la Cinquecento e viaggiato tutta la notte. Il sabato mattina, quando a Scanno le persone ritornavano a casa con le fascine di legno sulla testa, io ero lì ad aspettarli per fotografare.
Ho preso il sabato, giorno lavorativo, e il giorno di festa.
Di Scanno è bello il ricordo di quando sono arrivato: mentre il mio amico guidava la Cinquecento, quelle piccoline, quelle di
una volta, cominciarono a comparire mucche e donne vestite di nero.
Come ho visto questa scena ho aperto lo sportello e zac, ho iniziato a scattare!
La macchina però era in corsa e il ginocchio mi si è tutto rovinato (…).
C’è una foto (…) dove Renzo sta ancora parcheggiando e io già avevo fatto le fotografie, tu pensa!
Ero proprio preso da quella voglia!
“Mario Giacomelli. La mia vita intera” a cura di Simona Guerra – Bruno Mondadori


Il reportage “Scanno” eseguito alla fine degli anni Cinquanta lo pose all’attenzione di critici e pubblico colto.
Si vede un paese violato, smontato e ricostruito dall’occhio meccanico di Giacomelli.
Di questa esperienza Giacomelli racconta: “(Sono andato a Scanno) perché avevo voglia di fare cose diverse da quelle che facevo allora e perché a Scanno sono andati tutti i fotografi del mondo.
E’ stata un’esperienza meravigliosa perché proprio a Scanno è nata l’idea di usare la tecnica del bruciato, procedimento di cui sono fiero”.
”Odio le immagini che rimangono così come la macchina le vede.
Riprendere un soggetto senza però modificare niente è come avere sprecato
tempo (…) tutto ciò che per me è stato godimento fotografico nasce a Scanno.
La prima volta venivo da Pescara. Una volta arrivato sono sceso dall’automobile
a precipizio e mi sono anche fatto male, emozionato com’ero nel vedere per la prima volta queste figure nere, le mucche nere, le galline tutte a spasso per il corso”.
“Stavo fotografando su una strada bianca. Con me come al solito c’erano mucche e galline . Ad un certo punto mi sento spingere in avanti. Mi volto di scatto, infastidito. Era una mucca. Col naso mi aveva bagnato le spalle.
Forse mi dimostrava amicizia. Per me era una cosa bella vedere questa “ famiglia” di
uomini, donne, mucche e galline. Le donne sedute fuori. Il postino che sulla strada distribuisce le lettere.
Di cose accaduto ieri non ricordo nulla. Di Scanno ricordo tutto. Ho avuto con la gente di Scanno rapporti molto brevi ma per me molto lunghi. Ho parlato spesso
con la donna che mi preparava il pasto. Il vero rapporto umano non è stato quello temporale con la gente, perché la gente la sentivi anche dentro le tasche, nel senso che la sentivi amica.
Per strada nessuno mi salutava ma per me era come se tutti mi salutassero.
Forse qualcuno mi guardava con diffidenza, ma alla fine mi si avvicinava e mi chiedeva “Jamme ritrattame”.
 

 
Scanno. Un paese. Un amore.
 
Sono stato a Scanno in due momenti diversi della mia vita. Da musicista e da fotografo. Da musicista. Alla fine degli anni 80 studiavo al Conservatorio de L’Aquila e con i primi gruppi da camera andavo a suonare in giro per l’Abruzzo. Mozart, Beethoven, Respighi.Freddo, neve. Spartiti e strumenti nelle Chiese e negli Auditorium. Cene post-concerto e lenti viaggi di ritorno a L’Aquila.
Da fotografo. Fine anni 90 ho rivisto Scanno studiando le fotografie di Cartier-Bresson. Immagini lucide, geniali, efficaci e puntigliose. Ma la vera folgorazione, immediata e al contempo lancinante, è stata con le “anti-fotografie” di Mario Giacomelli, “anti-fotografie” per l’approccio irrazionale e poco tecnico/tecnologico che Giacomelli aveva con la sua macchina fotografica e con la fotografia in genere.
Ma non si può chiedere a un poeta di spiegare cosa e come scrive.
Giacomelli è stato uno dei pochi poeti della fotografia mondiale.
Un poeta che, con la sua macchina fotografica Kobell manuale, un solo obiettivo e un flash, ha fermato l’essenza di questa terra d’Abruzzo e della sua gente,
così come si può fermare l’anima in una radiografia.
Inconsapevolmente, involontariamente, ha scritto un manuale di fotografia che spiega come con soli due colori, il bianco e nero, portati all’estremo, si possa raccontare la vita quotidiana di un borgo chiuso, ciclicamente legato alle stagioni della terra.
Tra volti e corpi di uomini sotto cappelli e tabarri, volti e corpi di donne negli abiti quotidiani, gli animali si muovono liberamente tra i vicoli mentre i bambini dai pantaloni corti giocano in mezzo alle loro zampe.
La luce bruciata di queste fotografie rende irreale e fantastica una realtà dura fatta di ore di fatica sui campi e nelle cucine, di tempi dettati solo dal sorgere e dal tramontare del sole,
quel sole che si è fermato nei negativi 6x8 dentro la Kobell, che poi Giacomelli ha sovra/sottoesposto in camera oscura per raccontare la vita come un paradosso.
Delle tante foto scattate durante il suo primo viaggio a Scanno, nel 1957, per questa mostra ne ho scelte quattro che raccontano due segni antropologici dominanti: gli abiti delle donne, riprese davanti e di spalle, con i loro bianchi neri e grigi portati ad un’oggettiva esasperazione, come esasperante è la monotonia di un quotidiano femminile sempre uguale.
E il paese visto dalla prospettiva di fronte, oggi conosciuta come il belvedere dei fotografi: tetti, muri, case e vicoli velati di un grigio crepuscolare, rumoroso, nato forse dalla nebbia mista al fuoco che esce camini.
Il tutto incorniciato dai boschi circostanti.
Ai miei allievi dei corsi avanzati, protagonisti attivi di diversi viaggi fotografici che abbiamo fatto a Scanno negli ultimi quattro anni, ho cercato di raccontare le mie emozioni, con la speranza che fossero simili a quelle di Giacomelli.
E il risultato dei loro sforzi fotografici è sotto gli occhi di tutti, immagini essenziali, efficaci, concrete, che sono un omaggio sincero e partecipato all’opera di un grande poeta. Mai dimenticato. Mai abbastanza ricordato.
Gilberto Maltinti

 
Ringrazio con tutto il cuore:
Simone Giacomelli, figlio di Mario, per le fotografie originali del padre esposte in questa mostra.
Simona Guerra, critica fotografica  e curatrice di mostre, autrice del libro “Mario Giacomelli.
La mia vita intera” edito da Bruno Mondadori, che ha accettato l’idea di dedicare un omaggio a suo
zio, del quale custodisce l’immenso il patrimonio fotografico.
Claudio d’Alessandro, sua moglie Maria, i suoi figli Alessandro e Flavio, Matilde Landriscina. Senza
la loro amicizia, e soprattutto il loro apporto fattivo, non avrei potuto organizzare questa mostra.
Tutti gli amici dell’Associazione Culturale “Appuntamento con la Tradizione – Vivi il Costume” di Scanno.
Livia Pasqualini per la pazienza e l’affetto.

 
 

SCANNO. UN PAESE. UN AMORE.
MOSTRA FOTOGRAFICA
Omaggio a MARIO GIACOMELLI
ROMA PARIOLIFOTOGRAFIA_STUDIO
Via Francesco Siacci, 2/c Roma
DAL 16 GENNAIO AL 20 MARZO 2016
VERNISSAGE 16 GENNAIO ORE 19
ORARIO h.10-17.30 / SAB E DOM SU APPUNTAMENTO

SCANNO AUDITORIUM GUIDO CALOGERO
EX CHIESA DELLE ANIME SANTE
DAL 23 APRILE AL 1 MAGGIO 2016
VERNISAGE 23 APRILE ORE 19
VISITE SU APPUNTAMENTO
claudio_dale@hotmail.it
340 6266316

INFO 339 7781836 gilberto@pariolifotografia.it | www.pariolifotografia.it



 

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PARIOLI FOTOGRAFIA via francesco siacci, 2/c - ROMA
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