Drag King, maschi veri (o quasi) prendono una lezione

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Una scuola per sole donne per imparare a vestirsi e comportarsi da uomini. C'è chi sceglie come modello un tassista e chi un immigrato clandestino. La prova più difficile? entrare in un bar con sicurezza e spavalderia


Il nome d’arte è Spruzzy (ma si pronuncia sprazzy), ma c’è anche Bianco, nonché Senith. Sono le donne di Eyes Wild Drag, un gruppo di artiste che ispirandosi al più classico intrattenimento drag, si esibiscono nei teatri travestite da uomo alla Marlene Dietrich. Ma non è tutto. Organizzano insieme alle associazioni gay e lesbiche di alcune città italiane corsi da Drag King, ovvero workshop dedicati alle donne, quasi sempre omosessuali, dove si impara a essere maschi con tanto di giacca e cravatta, mani in tasca e sguardi piacioni. “Il workshop della durata di due o tre giorni, è un modo di liberarsi, di conoscersi, di immedesimarsi nell’altro sesso” tengono a precisare le organizzatrici. Il prossimo corso si terrà a maggio a Trento, all’ultimo a Firenze le iscritte erano quasi dieci. Donne di ogni età che “vogliono imparare a mettere in gioco il proprio corpo”. “Qualcuna – aggiunge una delle coordinatrici - si iscrive al corso da Drag King nel passaggio transitorio verso il diventare uomo e sperimenta la rottura di un limite”. Gli incontri della durata di qualche ora, di solito si tengono in un luogo tranquillo, lontano da sguardi indiscreti e vouyeristici: una piccola palestra tutta per loro, una sala teatrale, una casa, magari messa a disposizione da una delle allieve del corso. “Appena arrivata al workshop la prima cosa da fare è stata struccarmi” spiega S. una delle allieve di Firenze. “Mi sono tolta il trucco per abbandonare il mio femminile. Subito dopo mi hanno invitato a ragionare su chi volessi diventare. Di solito non c’è l’idea del maschio anonimo, c’è sempre una figura di riferimento. Per qualcuna era il tassista, per altre l’immigrato clandestino o l’intellettuale”.
Il primo passo per M., altra frequentatrice del corso di Firenze che nella vita fa la cameriera in un albergo, è stato quello di mettersi nuda di fronte ad uno specchio “per far emergere il mio alter ego e cominciare la trasformazione”. E’ essenziale difatti che tale passaggio di genere avvenga davanti allo specchio, perché come spiegano le organizzatrici “è come attraversare una soglia”. C’è una certa ritualità e i momenti fondamentali della trasformazione in un uomo sono tre: l’applicazione della barba, la fasciatura del seno e l’inserimento del “dettaglio” fondamentale, il “pacco artificiale” come lo chiamano ironicamente durante il corso.
Ognuna ha una propria ritualità. C’è chi comincia a mettersi la barba e paradossalmente per farlo usa un attrezzo tipicamente femminile, ovvero l’erogatore del rimmel, col quale colora e accentua la peluria normale del volto. Per ottenere un effetto più macroscopico a un’altra viene insegnato di tagliuzzare finemente una piccola ciocca di capelli per poi farla scorrere sul viso coperto da un filo sottile di mastice. Come nei trucchi teatrali i pelucchi si appiccicano perfettamente e il risultato è una barba perfetta. “La soglia si attraversa così, a cominciare dagli attributi tipicamente maschili” sottolinea con un sorriso T., impiegata nella vita di tutti i giorni, altra partecipante al corso. Poi arriva il momento della fasciatura del seno per schiacciarlo. Si fa in due: una tiene in mano un’alta fascia elastica e l’altra la gira intorno al torace, sembra la vestizione di un torero prima di scendere nell’arena. “Quando ho visto il seno che spariva durante la fasciatura – dice S. un’altra allieva – ho assunto una postura diversa, si vedevano di più le spalle e ho potuto spacciare finalmente il mio seno per i pettorali di un uomo”. Via via il risultato è spiazzante, davanti allo specchio le alunne vedono ormai solo uomini, pur consapevoli di essere donne. Tutto ciò non intimidisce nessuno, anzi l’idea del doppio stuzzica l’attenzione di molte. “Dopo il cambiamento di identità ci si comincia a rivolgere come ai maschi” aggiunge ancora S. – e i pronomi, gli aggettivi diventano maschili, così come il nome, ognuna sceglie la sua nuova identità”. Sembra un’improvvisazione teatrale ma non è raro che qualcuna scoppi a piangere, troppe emozioni in gioco. Durante il corso ciascuna porta con sé i vestiti da uomo che desidera indossare, ed è curioso come lentamente una sala abitata all’inizio solo da donne, diventi all’improvviso popolata da uomini. Niente promiscuità, né vouyerismo. Si spiazzano, si divertono, piangono, tornano a sorridere. Le allieve vengono invitate a pensare alla gestualità dell’uomo che entra in un saloon e si appropria dello spazio. “E’ vero – asserisce S. – non ci avevo mai pensato, proverò a farlo”. Si parla nel frattempo degli scritti di Judith Halbertstam, una delle teoriche della “Maschilità senza uomini” primo libro che traduce in italiano alcune teorie sui modelli di “maschilità femminile”. “Uno dei Tre Moschettieri era femmina” sottolinea Senith, una delle insegnanti del corso da Drag King “e molte donne hanno vissuto in abiti maschili senza farsi scoprire”.
Con il passare delle ore l’estemporaneità di atteggiamenti, frasi e movimenti, somiglia sempre più all’improvvisazione teatrale. Arriva poi il secondo giorno di corso, quello cruciale: si deve uscire allo scoperto per andare vestite da uomini a prendere un caffè nei dintorni o a fare una passeggiata. Non si può sbagliare nel travestimento, nemmeno nell’inserimento del “dettaglio”- di solito un condom imbottito di ovatta inserito tra due slip per far sì che aderisca meglio. Non si possono commettere errori nel modo di parlare, nel modo di entrare in un bar, nella gestualità, pena la presa in giro dei passanti. E’ la prova del nove. Qualcuna è impaurita, altre sono impazienti di provare la loro nuova identità almeno per qualche ora. A vederle in strada nessuno potrebbe pensare che sono donne. “Sono finalmente l’uomo che ho sempre desiderato essere” confessa S. “da oggi entrerò a casa o in ufficio con maggiore sicurezza”. Come un uomo nel saloon.

 articolo di Loredana Tartaglia, fotografie di Lorenzo Monacelli PARIOLI_FOTOGRAFIA
a cura di www.pariolifotografia.it
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