"Benedette foto!", negli scatti di Claudio Abate c'è tutto Carmelo Bene. La mostra è al Palazzo delle Esposizioni fino al 3 febbraio 2013

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Da non perdere gli scatti di Abate soprattutto per chi ha visto Carmelo Bene a teatro.

"Benedette foto!", ha scritto Carmelo Bene nell'autobiografia, ricordando lo spettacolo Cristo 63 per il quale venne accusato di oltraggio e scagionato grazie alle fotografie di Claudio Abate. Nel decimo anniversario della scomparsa di Carmelo Bene, il Palazzo delle Esposizioni ha inteso valorizzare l'ingente archivio delle fotografie di Claudio Abate dedicate al grande artefice del teatro italiano contemporaneo. Immagini, le più incisive delle quali compaiono ora in mostra, che ancora una volta svolgono un ruolo salvifico perché riferite, nella maggior parte dei casi, a opere di cui non si conoscono altre memorie visive. 

Claudio Abate e Carmelo Bene si sono incontrati, giovanissimi, nel 1959 in uno dei ritrovi, rari all'epoca, della vita notturna romana. Bene aveva al suo attivo alcuni significativi spettacoli, tutte promesse mantenute di quella felice e radicale stagione che nel corso degli anni sessanta ha visto assurgere il teatro a espressione esemplare dell'arte. Abate già fotografava e frequentava pittori e scultori, soprattutto quei giovani che stavano per mettere in discussione tecniche e modi tradizionali del fare arte. Forte di questa esperienza, colse subito l'eccezionalità del teatro di Carmelo Bene e ne divenne il fotografo di scena. Sono tutte sue le foto scattate a Roma nell'arco di dieci anni, dal 1963 al 1973, con Carmelo Bene davanti e dietro le quinte di nove opere teatrali - Cristo 63, Salomè da e di Oscar Wilde, Faust o Margherita, Pinocchio '66, Il Rosa e il Nero, Nostra Signora dei Turchi, Salvatore Giuliano, Arden of Feversham, Don Chisciotte - e del lungometraggio Salomè

Tutte le immagini esposte sono frutto di un accurato lavoro di ripristino. Le fotografie in bianco e nero sono stampate a mano da negativi su carta baritata ai sali d'argento e ritoccate (ad eccezione di quelle di Cristo 63 i cui negativi vennero sequestrati dalla magistratura). Le immagini a colori sono acquisizioni digitali da diapositive, stampate a getto di inchiostro su carta baritata. 

Le foto in mostra sono raggruppate per spettacoli e ordinate in sequenza cronologica. Ogni gruppo è preceduto da un testo redatto da Francesca Rachele Oppedisano per introdurre i visitatori alle tematiche di ciascuna messa in scena e, in alcuni casi, alle vicende che l'hanno accompagnata o all'accoglienza ad essa riservata dalla critica. Nelle didascalie sono riportati i nomi degli attori e tra parentesi il ruolo interpretato, procedendo da sinistra verso destra e omettendo quelli che dispiace di non aver potuto identificare. Laddove il nome del personaggio è stato omesso, perché non è stato possibile assegnare all'interprete - come spesso accade nel teatro di Bene - un carattere individuale e definito.

 Le immagini, nel loro complesso, restituiscono il teatro di Bene fissandone con esemplare chiarezza, come è nella maniera del fotografo, le figure e gli oggetti e la loro relazione con lo spazio; permettono di verificare alcune celebri invenzioni del teatro di Bene, le luci, l'importanza data ai costumi, alcuni trucchi, come quello più volte adottato delle maschere mosaicate, la presenza in scena di letti, manichini, cornici. Ma soprattutto, come ha scritto Jean-Paul Manganaro nel testo in catalogo, testimoniano gli istanti particolari in cui Carmelo Bene ha assunto la potenza delle sue decisioni sceniche destinate in seguito ad essere riproposte attraverso un programma di rielaborazione e di ricerca continui.

La mostra è corredata da un catalogo edito da Skira, con testi di Daniela Lancioni, Jean Paul Manganaro e Francesca Rachele Oppedisano, con le tavole delle immagini esposte e gli apparati redatti da Manuela Carpaneto per Claudio Abate e da F. R. Oppedisano per Carmelo Bene. 

Biografia di Claudio Abate

Claudio Abate (Roma 1943) apre il suo primo studio fotografico giovanissimo, nel 1957, all'età di sedici anni. A via Margutta, all'epoca la strada romana dei pittori e degli scultori, fotografa le opere d'arte e frequenta gli artisti. Nonostante la sua collaborazione, nei primi anni sessanta, con un prestigioso membro della Magnum, Erich Lessing e la sensibilità neorealista diffusa in Italia, Abate non è tentato dalla fotografia di reportage. Preferisce l'arte, in particolare l'arte in movimento e inizia a fotografare quei giovani artisti che si preparavano a sovvertire tecniche  e modi tradizionali.
Nel 1959 incontra Carmelo Bene e a partire dal 1963 e per i successivi dieci anni ne documenta il teatro e il cinema.  In quello stesso periodo collabora con la rivista "Sipario" e segue la nuova scena romana con le sue rivoluzionarie presenze e i luoghi d'eccellenza: Leo De Berardinis e Perla Peragallo, Carlo Quartucci, il Living Theatre, il Beat 72, tra i suoi scatti anche il Teatro Santo Spirito della compagnia D'Origlia Palmi che tra i tanti affascinò lo stesso Carmelo Bene.
Alla fine degli anni sessanta Claudio Abate è già l'acclamato fotografo dell'avanguardia artistica romana, sono sue le fotografie delle azioni e delle opere di Pino Pascali, Jannis Kounellis, Eliseo Mattiacci e Fabio Mauri. Con questi e con molti altri autori e con il gallerista Fabio Sargentini avvierà sodalizi destinati a protrarsi negli anni. Le sue fotografie suggellano in immagini esemplari quella particolare liaison tra arti visive e teatro che ha profondamente segnato la stagione degli anni sessanta e settanta e molti autori le scelgono come unico e accreditato documento visivo delle loro azioni, performance o installazioni. Kounellis, ad esempio, per i 12 cavalli vivi, Gino De Dominicis per lo zodiaco o Maurizio Mochetti per il punto di luce che corre a 180 chilometri all'ora. Di nuova generazione in nuova generazione, Abate continua ad essere il fotografo dell'arte, selettivo più di quanto la sua fama di uomo generoso e disponibile non faccia credere. La stima del gallerista Michael Werner lo ha portato più volte in Germania dove ha fotografato a lungo gli artisti della Neuen Wilden e dove nel 1986, su invito della vedova di Joseph Beuys, ha realizzato l'impegnativa documentazione delle opere disposte dall'artista poco prima della sua scomparsa nel Landesmuseum di Darmstadt. Alla fine degli anni ottanta trasferisce studio e abitazione nel quartiere romano di San Lorenzo dove trova un nuovo terreno di condivisione con gli artisti, inaugurato con la generazione dei Nunzio e dei Pizzicanella e rinnovato con i più giovani.
Accanto all'attività dedicata agli artisti, Abate conduce una sua personale ricerca, per la prima volta mostrata a Roma nel 1972 agli Incontri Internazionali d'Arte con la cura di Achille Bonito Oliva. Con la medesima curatela la sua opera è stata recentemente celebrata nelle mostre antologiche al MART - museo di arte moderna e contemporanea di Rovereto e all'Accademia di Francia a Roma.
Fotografo di scena, fotografo degli artisti, fotografo per le riviste, ritrattista, autore di un personale discorso. Un fil rouge lega questi diversi aspetti dell'attività di Claudio Abate: la sua spiccata percezione dello spazio, il suo intendere l'immagine come unica, un leggero senso dell'ironia, la scelta ricorrente del punto di vista frontale, l'evidente e spiccatissima empatia con il soggetto.

http://www.palazzoesposizioni.it/categorie/mostra-021
 


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