Anti social Club 

Niente a che vedere con l’Antisocial Behaviour. L’Anti Social Party, da anni, è la festa più cool di Londra. Creativi, blogger, social media manager, visual artisti ne sono i protagonisti.

Nothing to do with Antisocial Behavior. The Anti Social Party has been the coolest party in London for years. Creatives, bloggers, social media managers, visual artists are the protagonists.

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LONDRA. ANTI SOCIAL PARTY.

Niente a che vedere con l’Antisocial Behaviour: il regolamento di polizia che sanziona comportamento da parte di una persona che causa, o può causare, molestie, allarme o disagio a persone che non appartengono alla stessa famiglia della persona”. L’Anti Social Party, da anni, è la festa più cool di Londra.

Come ci vestiremo tra qualche anno? Quali saranno i modelli e i colori più in voga nella moda maschile e femminile? Useremo ancora t-shirt o saranno le polo ad imporsi? Avremo lavorazione di tessuti goffrati, balze o volants? Per godere di un osservatorio privilegiato delle tendenze future basta recarsi in un quartiere anonimo di Londra, periferia East London verso Liverpool Street per l’esattezza, dove si svolgono i party più trasgressivi frequentati assiduamente dai creativi che hanno studiato alla St. Martin – la scuola inglese per futuri creatori di moda – ma anche da stylist, fotografi e da tutta la tribù notturna sensibile al mondo che cambia. Niente a che vedere con le solite feste in discoteca dove i ragazzi della buona borghesia trascorrono un po’ annoiati i pomeriggi e le serate. Al 483 di Hackney Road c’è Images, un locale di streap tease di serie B che il primo e terzo sabato del mese cambia pelle e ospita queste notti, giudicate le più underground della capitale britannica dal titolo “Nuke theme all” che suona un po’ come il poco rassicurante “Bombardiamoli tutti”. Tra gli organizzatori c’è Buster Bennet, eclettico animatore delle notti londinesi già con gli Anti Social Party, in compagnia di altri dj tra i quali Fonteyn nonché Alex Sedano, video artista ex studente della London College of Communication. 

Tra i palazzoni anonimi della zona arrivano le macchine tirate a lucido dei giovani della upper class londinese e in fila dopo la mezzanotte davanti all’entrata, si assiepano folle di ragazzi con mises eccentriche e capelli cotonati, diventati territorio di ricerca per i cosiddetti cool hunter, i cacciatori di tendenze. Appena entrati la fila nei bagni è lunghissima, ma pochi li usano per i servizi igienici. Le grigie pareti, rovinate quanto basta, sono usate come set fotografico e tra un flash e l’altro la serata si consuma mentre la musica assordante, un ricco crossover fatto di musica electrobass, house nervosa e techno, fa ballare migliaia di persone. 

“So dress to impress” – vèstiti per impressionare – c’è scritto nei biglietti che promuovono la festa e

questi rendez vous sono diventati l’ideale per esplorare l’immaginazione e vestire le giovani fantasie di storie estreme e borderline.

Dismessi i jeans e le t-shirt, gli under 25 si trasformano in geishe avveniristiche, in mutanti spaziali, in bamboline seicentesche o cyber per gustare emozioni part-time. Chiunque venga qui si maschera o meglio studia attentamente nei particolari l’abbigliamento che diventa quasi un costume, un modo di apparire e di esibirsi dove flirtano i dettagli moda degli anni ’70 – ’80, le citazioni artistiche, letterarie o cinematografiche. 

Per mettere in scena l’eccentrico che sfida ancora una volta il comune buon senso borghese come negli anni ’60, l’abbigliamento nero o più colorato perde la sua aria perbenista e rassicurante per assumere quella strafottente, audace e cattiva della notte insieme a lustrini, occhiali esagerati, borchie, frange, catene a profusione, tubi di luce e objets trouvées come pupazzi, lampadine, cerotti, passamanerie, ferraglie e pezzi d’alluminio usati come decorazione. 

“Il nostro desiderio è quello di apparire” spiegano molti ragazzi frequentatori assidui della serata e i temi forti che coinvolgono centinaia di persone a questa one night sono le performances e le pazzie dell’abbigliamento di ciascuno. 

Non sono necessari abiti costosi, a colpo d’occhio basta un rotolo di carta d’alluminio avvolto a spirale intorno al corpo, un fil di ferro esibito intorno alle braccia, una sottoveste indossata sopra e non sotto la gonna, un dettaglio nero in stile boudoir, un foglio di carta ripiegato ad arte che diventa una maschera per gli occhi o la citazione intelligente di un abito cinematografico per azzeccare il look. L’importante è essere liberi e dare sfogo alla fantasia. 

Insomma tra mises fatte a mano in casa, gonne aderenti con spuntoni in gomma, minigonne vertiginose indossate in topless, grandi occhialoni di plastica, body da palestra degli anni ’80, cappellini chic quanto eccentrici, parrucche inverosimili, camicie riempite di mille catene su pantaloni in latex, scarpe di carattere, finte cicatrici e sfregi ovunque, avvenenti inglesine e ragazzi dalle facce stile the day after con sguardi bistrati, ballano fino alle cinque e mezzo del mattino. Piercing diffusi e make up effetto sfatto occhieggiano tra le luci psichedeliche mentre il locale diventa un set cinematografico, una passerella di moda, un non-luogo dove esibirsi, apparire, entrare in scena. Già dall’indomani le eccentricità della notte diventeranno nelle abili mani di stilisti e disegnatori, i particolari da commercializzare per future collezioni di abiti o accessori.

“E’ il mercato, baby”, la legge del profitto si impone. I creativi sono i bounty killer della trasgressione. E la taglia la versa il sistema della moda. 

 

https://www.youtube.com/watch?v=zxWSOJF54xc&ab_channel=BrandonK

 

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LONDON. ANTI SOCIAL PARTY.

NOTHING TO DO WITH ANTISOCIAL BEHAVIOR: THE POLICE REGULATION THAT SANCTIONS BEHAVIOR BY A PERSON THAT CAUSES, OR CAN CAUSE, HARASSMENT, ALARM OR INCONVENIENCE TO PEOPLE WHO DO NOT BELONG TO THE SAME FAMILY AS THE PERSON “. ANTI SOCIAL PARTY HAS BEEN LONDON’S COOLEST PARTY FOR YEARS.

How will we dress in a few years? What will be the most popular models and colors in men’s and women’s fashion? Will we still use t-shirts or will polo shirts be the dominant ones? Will we have embossed fabrics, flounces or ruffles processing? To enjoy a privileged observatory of future trends, just go to an anonymous district of London, East London suburbs towards Liverpool Street to be exact, where the most transgressive parties are held, assiduously attended by creatives who studied at St. Martin – the school English for future fashion creators – but also as stylists, photographers and the whole nocturnal tribe sensitive to the changing world. Nothing to do with the usual disco parties where the boys of the upper class spend their afternoons and evenings a little bored. At 483 Hackney Road there is Images, a Serie B streap tease club that changes its skin on the first and third Saturday of the month and hosts these nights, judged to be the most underground in the British capital, entitled “Nuke theme all” which plays a a bit like the slightly reassuring “Let’s bomb them all”. Among the organizers is Buster Bennet, eclectic entertainer of London nights already with the Anti Social Party, in the company of other DJs including Fonteyn as well as Alex Sedano, a video artist former student of the London College of Communication.

Among the anonymous high-rises of the area arrive the polished cars of the young people of the London upper class and in a queue after midnight in front of the entrance, crowds of boys with eccentric outfits and backcombed hair crowd together, which have become research territory for the so-called cool hunters , the trend hunters. As soon as you enter the line in the bathrooms is very long, but few use them for the toilets. The gray walls, damaged enough, are used as a photographic set and between one flash and the next the evening is consumed while the deafening music, a rich crossover made of electrobass, nervous house and techno music, makes thousands of people dance.

“So dress to impress” – dress to impress – is written in the tickets that promote the party and

these rendezvous have become ideal for exploring the imagination and dressing young fantasies with extreme and borderline stories.

Discarded jeans and t-shirts, the under 25 transform into futuristic geishas, ​​into space mutants, into seventeenth-century or cyber dolls to enjoy part-time emotions. Anyone who comes here disguises himself or rather carefully studies the clothing in detail, which becomes almost a costume, a way of appearing and performing where the fashion details of the 70s – 80s, artistic, literary or cinematographic references flirt.

To stage the eccentric who once again challenges common bourgeois common sense as in the 60s, black or more colorful clothing loses its respectable and reassuring air to take on that arrogant, daring and wicked night together with sequins , exaggerated glasses, studs, fringes, chains in profusion, tubes of light and objects trouvées such as puppets, light bulbs, plasters, trimmings, scrap metal and pieces of aluminum used as decoration.

“Our desire is to appear” explain many of the guys who frequent the evening and the strong themes that involve hundreds of people at this one night are the performances and the madness of everyone’s clothing.

No expensive clothes are necessary, at a glance just a roll of aluminum foil wrapped in a spiral around the body, a wire exhibited around the arms, a petticoat worn over and not under the skirt, a black style detail boudoir, an artfully folded sheet of paper that becomes an eye mask or the clever quote from a cinematic dress to get the look right. The important thing is to be free and let your imagination run free.

In short, between homemade outfits, tight skirts with rubber spikes, vertiginous miniskirts worn topless, large plastic goggles, gymnastics leotards from the 80s, hats as chic as they are eccentric, unlikely wigs, shirts filled with a thousand chains on trousers in latex, shoes with character, fake scars and scars everywhere, handsome English girls and guys with the day after style faces with mischievous looks, dance until half past five in the morning. Widespread piercings and make-up with an unmade effect peek out among the psychedelic lights while the venue becomes a film set, a fashion catwalk, a non-place to perform, appear, enter the scene. From the next day, the eccentricities of the night will become in the skilled hands of stylists and designers, the details to be marketed for future collections of clothes or accessories.

“It’s the market, baby”, the law of profit is imposed. Creatives are the bounty killers of transgression. And the size is paid by the fashion system.

 

https://www.youtube.com/watch?v=zxWSOJF54xc&ab_channel=BrandonK

 

Buenos Aires 

Basta una parete, in estrema periferia o in un elegante quartiere residenziale, per scatenare l’estro creativo di grandi street artist. È quello che succede a Buenos Aires, capitale della street art sudamericana.

One wall is enough, in the extreme suburbs or in an elegant residential neighborhood, to unleash the creative flair of great street artists. It happens in Buenos Aires, the capital of South American street art.

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Cammino delle terre mutate

Viaggio fotografico in bicicletta attraverso le mutazioni del paesaggio antropologico e naturalistico create dal terremoto del 2009 a l’Aquila e del 2016 nelle Marche, in Umbria e Abruzzo.

Photographic bike journey through the changes in the anthropological and natural landscape created by the earthquake of 2009 in L’Aquila and in 2016 in the Marche, Umbria and Abruzzo.

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CAMMINO NELLE TERRE MUTATE UN VIAGGIO LENTO NEL CUORE DELL’APPENNINO.

VIAGGIO FOTOGRAFICO IN BICICLETTA, LUGLIO 2019,  ATTRAVERSO LE MUTAZIONI DEL PAESAGGIO ANTROPOLOGICO E NATURALISTICO CREATE DAL TERREMOTO DEL 2009 A L’AQUILA E DEL 2016 NELLE MARCHE, IN UMBRIA E ABRUZZO. HO VOLUTO RACCONTARE LO STATO DI ABBANDONO FISICO E PSICOLOGICO DELLA TERRA, ANCORA OGGI PROFONDAMENTE SEGNATA DALLA DEVASTAZIONE DEL TERREMOTO, E SOSTANZIALMENTE ABBANDONATA.

Un percorso solidale e di conoscenza, un momento di relazione profonda con l’ambiente naturale e con le persone che vivono nei luoghi trasformati dal sisma. Da Fabriano a L’Aquila, oltre 250 km di cammino nel cuore dell’Appennino. L’itinerario attraversa i territori ed entra in contatto con le comunità di quattro regioni del centro Italia (Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo), lungo i sentieri escursionistici e ciclabili di due importanti aree protette: il Parco Nazionale dei Monti Sibillini e il Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga.

Nasce in Italia un nuovo Cammino nel Cuore dell’Appennino. Da Fabriano a L’Aquila, oltre 200 chilometri da percorrere a piedi o in bicicletta attraverso i sentieri di due importanti aree protette: il Parco Nazionale dei Monti Sibillini e il Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga.

Da questa estate è possibile attraversare borghi e percorrere i sentieri del Centro Italia, ricchissimi di storia e biodiversità, in modo diverso, lungo il Cammino nelle Terre Mutate: un percorso di conoscenza e solidarietà, un momento di relazione profonda con l’ambiente e con le persone che vivono nei luoghi trasformati dal sisma. 

Nelle Terre Mutate qualcosa è cambiato. La forza della natura ha prodotto mutamenti alla geografia, ai manufatti e soprattutto alle persone, generando storie, protagonisti e progetti di rinascita meritevoli di essere raccontati, conosciuti e soprattutto supportati.

Le Terre Mutate restano piene di vita e di voglia di ricominciare. Ce lo racconta Giuseppe dell’associazione Io non crollo di Camerino, da subito impegnata a realizzare il Quartiere delle Associazioni, e Roberto Sbriccoli che a Campi di Norcia, promuove il progetto Back to Campi per riportare il turismo nella Valle Castoriana fra Norcia e Visso.

Le Terre Mutate sono popolate da gente determinata che, nonostante le ultime scosse, resiste e non getta la spugna: “Ci siamo guardati in faccia e abbiamo deciso di rimanere” racconta Patrizia Vita di Ussita. Può essere un’occasione di rinascita, come dice Francesca Pedanesi a Castelsantangelo sul Nera: “Da un lato abbiamo le macerie, dall’altro la bellezza: sta a noi scegliere”.

Nelle Terre Mutate le persone sono diventate le vere protagoniste del cambiamento: a Campotosto, Assunta Perilli ha recuperato l’arte della tessitura dalle signore anziane del paese; a Fiastra Emanuela Leli continua a credere e a investire in un turismo rispettoso dell’ambiente; a L’Aquila sono nate numerose associazioni che hanno dato vita a Piazza d’Arti, un luogo di socializzazione e cultura aperto a tutti.   

Il nuovo sito www.camminoterremutate.org aiuta a organizzare il proprio viaggio nel cuore dell’Appennino, grazie alla possibilità di scegliere le tappe da percorrere, scaricare le tracce gps, contattare le strutture ricettive per l’ospitalità e le associazioni territoriali con cui condividere storie di resilienza e di rinascita.

L’itinerario attraversa i territori e favorisce l’incontro con le comunità di quattro regioni del Centro Italia: Marche (Fabriano, Esanatoglia, Matelica, Pioraco, Camerino, Fiastra, Ussita, Visso, Arquata del Tronto), Umbria (Norcia con le frazioni di Castelluccio e Campi), Lazio (Accumoli e Amatrice), Abruzzo (Campotosto, Collebrincioni e L’Aquila).

Un progetto corale

Il Cammino nasce da un progetto corale promosso da Movimento Tellurico, APE Roma e FederTrek con il supporto di: Regione Abruzzo, Regione Marche, Regione Lazio, Parco Nazionale dei Monti Sibillini, Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, Banca Etica, Amministrazioni comunali, aziende turistiche e commerciali del territorio, numerose organizzazioni nazionali e locali.   

Le organizzazioni di livello nazionale che supportano il progetto:

Abruzzo Lento, ActionAid, Associazione Italiana Turismo Responsabile, Brigate di Solidarietà Attiva, Cantiere TerreDonne, Ciclica, Cittadinanza Attiva, Centro Turistico Giovanile, Cooperaction, La Compagnia dei Cammini, CSEN, Garden Sharing, Hausatonic, ITACà Festival del turismo responsabile, La Terra e l’Altalena, Legambiente, Lo Stato delle Cose, Mandala Organic Tour, Movimento Lento, Quattro Vacanze, RRTrek – Rifugio Roma, SloWays, Terre di Mezzo, Touring Club Italia, Vivilitalia.

La rete di organizzazioni delle Terre Mutate:

180 Amici L’Aquila Onlus, Amici Cammino di San Benedetto, Archeoclub L’Aquila, Arquata Potest, Bibliobus L’Aquila, Associazione Capodacqua Viva, Associazione Monte Vettore, C.A.S.A – Cosa Accade Se Abitiamo (Ussita), Circolo Arci di Collebrincioni, Circolo Arci Querencia, Circolo Naturalistico Novese, In Cammino per Camerino, IoNonCrollo, Italia Nostra Sezione L’Aquila, Kindustria, La Fonte della Tessitura – Campotosto, Laga Insieme, Quinta Giusta, RicostruiAMO Fiastra, Panta Rei L’Aquila, Pie Vettore (Pretare), Pro loco Campi di Norcia, Pro loco Campotosto, Pro loco Ussita 7.1, Sibillini Lab, Tenuta Scolastici, Terre in Moto Marche, Un Aiuto concreto per i Sibillini, Villanova di Accumuli Onlus, We Are Norcia.

Keywords

Cammino nelle terre mutate, Appennino, bicicletta, turismo lento, turismo di prossimità, sisma, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo, sentieri ciclabili, Parco Nazionale dei Monti Sibillini, Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, Camerino, Campi di Norcia, Visso, Patrizia Vita di Ussita, Castelsantangelo sul Nera, Assunta Perilli a Campotosto, a Fiastra, a L’Aquila, Fabriano, Matelica, Camerino, Ussita, Visso, Arquata del Tronto, Norcia con le frazioni di Castelluccio, Accumoli, Borbona, Amatrice, Campotosto, Collebrincioni, Movimento Tellurico, FederTrek, Banca Etica, ActionAid, Associazione Italiana Turismo Responsabile, Brigate di Solidarietà Attiva, Cantiere TerreDonne, Ciclica, Cittadinanza Attiva, Centro Turistico Giovanile, Cooperaction, La Compagnia dei Cammini, CSEN, Garden Sharing, Hausatonic, ITACà Festival del turismo responsabile, La Terra e l’Altalena, Legambiente, Lo Stato delle Cose, Mandala Organic Tour, Movimento Lento, Quattro Vacanze, RRTrek – Rifugio Roma, SloWays, Terre di Mezzo, Touring Club Italia, Vivilitalia, 180 Amici L’Aquila Onlus, Amici Cammino di San Benedetto, Archeoclub L’Aquila, Arquata Potest, Bibliobus L’Aquila, Associazione Capodacqua Viva, Associazione Monte Vettore, C.A.S.A – Cosa Accade Se Abitiamo (Ussita), Circolo Arci di Collebrincioni, Circolo Arci Querencia, Circolo Naturalistico Novese, In Cammino per Camerino, IoNonCrollo, Italia Nostra Sezione L’Aquila, Kindustria, La Fonte della Tessitura – Campotosto, Laga Insieme, Quinta Giusta, RicostruiAMO Fiastra, Panta Rei L’Aquila, Pie Vettore (Pretare), Pro loco Campi di Norcia, Pro loco Campotosto, Pro loco Ussita 7.1, Sibillini Lab, Tenuta Scolastici, Terre in Moto Marche, Un Aiuto concreto per i Sibillini, Villanova di Accumuli Onlus, We Are Norcia.

 

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WALK IN THE MUTATE LANDS A SLOW JOURNEY IN THE HEART OF THE APENNINES.

PHOTOGRAPHIC JOURNEY BY BICYCLE, JULY 2019, THROUGH THE CHANGES IN THE ANTHROPOLOGICAL AND NATURAL LANDSCAPE CREATED BY THE EARTHQUAKE OF 2009 IN L’AQUILA AND IN 2016 IN THE MARCHE, IN UMBRIA AND ABRUZZO. I WANTED TO TELL THE STATE OF PHYSICAL AND PSYCHOLOGICAL ABANDONMENT OF THE EARTH, STILL TODAY DEEP MARKED BY THE DEVASTATION OF THE EARTHQUAKE, AND SUBSTANTIALLY ABANDONED.

A path of solidarity and knowledge, a moment of profound relationship with the natural environment and with the people who live in the places transformed by the earthquake. From Fabriano to L’Aquila, over 250 km of walking in the heart of the Apennines. The itinerary crosses the territories and comes into contact with the communities of four regions of central Italy (Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo), along the hiking and cycling paths of two important protected areas: the Monti Sibillini National Park and the Park Gran Sasso National Park and Monti della Laga.

A new Way in the heart of the Apennines is born in Italy. From Fabriano to L’Aquila, over 200 kilometers to be covered on foot or by bicycle through the paths of two important protected areas: the Sibillini Mountains National Park and the Gran Sasso and Monti della Laga National Park.

From this summer it is possible to cross villages and walk the paths of Central Italy, rich in history and biodiversity, in a different way, along the Path in the Mutate Lands: a path of knowledge and solidarity, a moment of profound relationship with the environment and with the people who live in the places transformed by the earthquake.

Something has changed in the Mutated Lands. The force of nature has produced changes to geography, to artifacts and above all to people, generating stories, protagonists and projects of rebirth worthy of being told, known and above all supported.

The Mutated Lands remain full of life and the desire to start over. Giuseppe from the association Io non crollo di Camerino, immediately committed to building the District of Associations, tells us about it, and Roberto Sbriccoli who in Campi di Norcia promotes the Back to Campi project to bring tourism back to the Castoriana Valley between Norcia and Visso.

The Mutated Lands are populated by determined people who, despite the latest shocks, resist and do not throw in the towel: “We looked at each other and decided to stay” says Patrizia Vita di Ussita. It can be an opportunity for rebirth, as Francesca Pedanesi says in Castelsantangelo sul Nera: “On the one hand we have the rubble, on the other beauty: it’s up to us to choose”.

In the Terre Mutate people have become the real protagonists of change: in Campotosto, Assunta Perilli has recovered the art of weaving from the elderly ladies of the town; in Fiastra Emanuela Leli continues to believe and invest in environmentally friendly tourism; in L’Aquila, numerous associations were born that gave birth to Piazza d’Arti, a place for socialization and culture open to all.

The new website www.camminoterremutate.org helps you organize your trip to the heart of the Apennines, thanks to the possibility of choosing the stages to go through, downloading the gps tracks, contacting accommodation facilities for hospitality and local associations to share with. stories of resilience and rebirth.

The itinerary crosses the territories and favors the encounter with the communities of four regions of Central Italy: Marche (Fabriano, Esanatoglia, Matelica, Pioraco, Camerino, Fiastra, Ussita, Visso, Arquata del Tronto), Umbria (Norcia with the hamlets di Castelluccio and Campi), Lazio (Accumoli and Amatrice), Abruzzo (Campotosto, Collebrincioni and L’Aquila).

A choral project

The Way was born from a choral project promoted by Movimento Tellurico, APE Roma and FederTrek with the support of: Abruzzo Region, Marche Region, Lazio Region, Monti Sibillini National Park, Gran Sasso and Monti della Laga National Park, Banca Etica, Municipal Administrations , tourist and commercial companies in the area, numerous national and local organizations.

the national level organizations supporting the project:

Abruzzo Lento, ActionAid, Italian Association of Responsible Tourism, Active Solidarity Brigades, Cantiere TerreDonne, Ciclica, Active Citizenship, Youth Tourist Center, Cooperaction, La Compagnia dei Cammini, CSEN, Garden Sharing, Hausatonic, ITACà Festival of responsible tourism, The Earth and the Swing, Legambiente, The State of Things, Mandala Organic Tour, Movimento Lento, Quattro Vacanze, RRTrek – Rifugio Roma, SloWays, Terre di Mezzo, Touring Club Italia, Vivilitalia.

The network of organizations of the Mutated Lands:

180 Friends L’Aquila Onlus, Friends of St. Benedict’s Way, Archeoclub L’Aquila, Arquata Potest, Bibliobus L’Aquila, Capodacqua Viva Association, Monte Vettore Association, CASA – What Happens If We Live (Ussita), Circolo Arci di Collebrincioni, Circolo Arci Querencia, Circolo Naturalistico Novese, On the way to Camerino, IoNonCrollo, Italy Our Section L’Aquila, Kindustria, La Fonte della Tessitura – Campotosto, Laga Together, Quinta Giusta, Rebuild Fiastra, Panta Rei L’Aquila, Pie Vettore (Pretare) , Pro loco Campi di Norcia, Pro loco Campotosto, Pro loco Ussita 7.1, Sibillini Lab, Tenuta Scolastici, Terre in Moto Marche, A concrete help for the Sibillini, Villanova di Accumuli Onlus, We Are Norcia.

 

Scampia Le vele

Le Vele di Scampia sono un complesso residenziale realizzato a Napoli tra il 1962 e il 1975. Per anni hanno rappresentato la pietra dello scandalo dell’edilizia popolare campana. Capiamo il perché.

Le Vele Scampia is a residential complex built in Naples between 1962 and 1975. For years they have represented the stone of the Campania public housing scandal. we will explain you why.

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NAPOLI SCAMPIA LE VELE

Un progetto utopistico pensato male e finito peggio. All’estrema periferia di Napoli, Le vele sono state una scommessa antropologico/architettonica già persa in partenza. Più di 40 anni di degrado e abbandono, lungo un lento e inesorabile declino che ha portato all’inevitabile abbattimento. 

Le vele di Scampia sono un complesso residenziale costruito nell’omonimo quartiere di Napoli tra il 1962 e il 1975. Prendono il nome dalla loro forma triangolare, che ricorda quella di una vela: larga alla base, la costruzione va restringendosi man mano che si sale verso i piani superiori.

Il complesso venne progettato dall’architetto Francesco Di Salvo ed era originariamente composto da 7 edifici su un’area di 115 ettari; quattro di questi edifici sono stati demoliti nel 1997, 2000, 2003 e 2020; dei tre rimasti, due saranno demoliti mentre l’ultimo verrà riqualificato. Il quartiere e le aree comuni del complesso divennero nel tempo luoghi malfamati sedi di traffici illeciti e le vele stesse divennero simbolo del degrado del quartiere di Napoli.

Nate a seguito della legge 167 del 1962, facevano parte di un progetto abitativo di larghe vedute che prevedeva anche uno sviluppo della città di Napoli nella zona est, ossia Ponticelli. Esse restano, nonostante tutto, l’opera realizzata che meglio rappresenta la poetica architettonica del progettista. L’esordio di Di Salvo nell’ambito della progettazione per l’edilizia economica e popolare risale al 1945 con la realizzazione, in collaborazione con altri architetti, del Rione Cesare Battisti a Poggioreale, che rappresentò all’epoca il paradigma di una «nuova maniera di pensare» la residenza sociale. Dopo anni di continue sperimentazioni progettuali, si vide affidare dalla Cassa del Mezzogiorno l’incarico di realizzare a Scampìa un grande complesso residenziale.

Furono costruite tra il 1962 e il 1975 su un progetto dall’architetto Franz Di Salvo ispirato all’Existenzminimum, una corrente architettonica per la quale l’unità abitativa del singolo nucleo familiare sarebbe dovuta essere ridotta al minimo indispensabile, con quindi una spesa costruttiva contenuta, ma con spazi comuni dove la collettività si integrava; di Salvo realizzò il progettò ispirandosi ai vicoli del centro storico di Napoli che, nelle sue intenzioni, sarebbero dovuti essere ricreati in un condominio.

Ispirandosi ai princìpi delle unités d’habitation di Le Corbusier, alle strutture «a cavalletto» proposte da Kenzo Tange e più in generale ai modelli macrostrutturali. Di Salvo articolò l’impianto del rione su due tipi edilizi: a «torre» e a «tenda». Quest’ultimo tipo, che imprime l’immagine predominante del complesso delle Vele, è contraddistinto dall’accostamento in sezione di due corpi di fabbrica lamellari inclinati, separati da un grande vuoto centrale e attraversato da lunghi ballatoi sospesi a un’altezza intermedia rispetto alle quote degli alloggi. Nel progetto erano inoltre previsti centri aggregativi e spazi comuni, uno spazio di gioco per bambini e altre attrezzature collettive. La mancata realizzazione di questo «nucleo di socializzazione» è stata certamente una concausa del suo clamoroso fallimento.[7] Il progetto è analogo – ma solo nella forma a piani digradanti – a quello degli edifici progettati nel 1960 da André Minangoy per la Baie des Anges  di Villeneuve-Loubet, nel sud della Francia, che hanno avuto ben altro sviluppo e riscosso un notevole successo. Altre edifici simili sono presenti nel villaggio olimpico di Montreal.

Se da un lato alcuni, sostenitori del brutalismo, affermano che la qualità tecnica ed estetica delle Vele possa essere quantomeno apprezzabile, resta innegabile la «inabitabilità» delle stesse, anche per ragioni che vanno al di là dell’architettura.

L’area in cui le Vele sorsero ricadeva in due lotti contigui, separati da uno dei rami del reticolo viario (l’intero territorio di Scampia fu diviso in vari lotti da edificare). Nel lotto M furono costruite quattro Vele, indicate alfabeticamente con le lettere A, B, C, D. Nel lotto L furono costruite le restanti tre, indicate dalle lettere F, G e H. Accanto alla classificazione alfabetica se ne aggiunse, alle vele rimaste in piedi dopo il 2003, una cromatica cosicché ogni Vela venne denominata da parte della popolazione del quartiere attraverso un colore: vela rossavela celestevela giallavela verde.

Le vele di Scampia versano in un grave stato di degrado. L’idea del progetto prevedeva grandi unità abitative dove centinaia di famiglie avrebbero dovuto integrarsi e creare una comunità, grandi vie di scorrimento e aree verdi tra le varie vele; una vera e propria città modello, ma varie cause hanno portato a quello che venne poi viene definito un ghetto, in primis il terremoto dell’Irpinia del 1980, che portò molte famiglie, rimaste senzatetto, ad occupare anche abusivamente gli alloggi delle vele. A questo intreccio di eventi negativi si è associata la mancanza totale di presidi dello Stato: il primo commissariato di Polizia fu insediato solo nel 1987, a quindici anni dalla consegna degli alloggi. La situazione ha allontanato sempre di più una parte della popolazione, lasciando il campo libero alla delinquenza. I giardini sono divenuti luogo di raccolta degli spacciatori, i viali sono piste per corse clandestine, gli androni dei palazzi luogo di incontro di ladri e ricettatori.

Tra il 1997 e il 2003 sono state abbattute tre delle sette strutture iniziali, lasciando in piedi le restanti quattro. La decisione di agire su una situazione di forte degrado fu presa sul finire degli anni ottanta, sostenuta e ventilata dalla popolazione che denunciava le gravi condizioni delle Vele. La prima a cadere fu la Vela F, demolita con le ruspe nell’agosto 1998, dopo un primo tentativo con esplosivi fallito nel dicembre 1997 (ne cadde solo una parte, lasciando i piani più alti praticamente intatti e in bilico sulle macerie sottostanti). La seconda fu la Vela G, la cui demolizione tramite esplosivi fu eseguita con successo nel febbraio 2000 sotto la direzione dell’impresa Siag dell’esplosivista Danilo Coppe. Allo stesso modo, la Vela H, inizialmente esclusa dalle demolizioni in quanto da riqualificare e rifunzionalizzare, venne invece anch’essa abbattuta dalla Siag, nell’aprile 2003 i primi due interventi furono promossi dalla giunta comunale guidata dal sindaco Antonio Bassolino, il terzo da quella presieduta da Rosa Russo Iervolino.

Il 29 agosto 2016 una delibera comunale ha previsto l’abbattimento di tre vele e la riqualificazione della quarta, la vela azzurra. Il Comune ha inviato il progetto al governo per ottenerne l’approvazione per lo stanziamento di diciotto milioni di euro, fondi necessari per procedere con l’intervento. Il 3 marzo 2017 è stata ufficializzata dal sindaco Luigi de Magistris l’approvazione dello stanziamento dei finanziamenti necessari per la demolizione di tre delle quattro vele rimanenti. Nel 2019 Il Comune ha lanciato il nuovo step di Restart Scampia, il progetto finanziato con 27 milioni di euro che prevede l’abbattimento di tre vele e la riqualificazione del quartiere, ristrutturando la vela celeste, che ospiterà gli uffici della Città Metropolitana.
Il 20 febbraio 2020 inizia l’opera di demolizione della vela verde, che si conclude nel luglio dello stesso anno.

 

 

 

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Roberto Saviano, 

Ammore e malavita, 

unités d’habitation di Le Corbusier

Kenzo Tange,

villaggio olimpico di Montreal

 

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NAPLES / THE SAILS OF SCAMPIA

LE VELE DI SCAMPIA ARE A RESIDENTIAL COMPLEX BUILT IN THE NEARBY DISTRICT OF NAPLES BETWEEN 1962 AND 1975. THEY TAKE THE NAME FROM THEIR TRIANGULAR SHAPE, WHICH REMINDERS THAT OF A SAIL. FOR YEARS THEY HAVE REPRESNED THE PYRETHRA OF THE BELL POPULAR BUILDING SCNBADLO. WE UNDERSTAND WHY.

The complex was designed by the architect Francesco Di Salvo and was originally composed of 7 buildings on an area of ​​115 hectares; four of these buildings were demolished in 1997, 2000, 2003 and 2020; of the three remaining, two will be demolished while the last will be redeveloped. Over time, the neighborhood and the common areas of the complex became infamous places for illegal trafficking and the sails themselves became a symbol of the deterioration of the Naples neighborhood.

Born following the law 167 of 1962, they were part of a broad-minded housing project that also included a development of the city of Naples in the east, namely Ponticelli. Despite everything, they remain the completed work that best represents the architect’s architectural poetics. Di Salvo’s debut in the field of economic and public housing design dates back to 1945 with the construction, in collaboration with other architects, of the Cesare Battisti district in Poggioreale, which at the time represented the paradigm of a “new way to think about the social residence. After years of continuous design experimentation, Cassa del Mezzogiorno was entrusted with the task of building a large residential complex in Scampìa.

They were built between 1962 and 1975 on a project by architect Franz Di Salvo inspired by the Existenzminimum, an architectural current for which the housing unit of the single family unit would have to be reduced to the bare minimum, with therefore a limited construction cost. , but with common spaces where the community was integrated; di Salvo created the project inspired by the alleys of the historic center of Naples which, in his intentions, should have been recreated in a condominium.

Inspired by the principles of Le Corbusier’s unités d’habitation, by the “trestle” structures proposed by Kenzo Tange and more generally by macrostructural models. Di Salvo articulated the layout of the district on two types of buildings: “tower” and “tent”. The latter type, which gives the predominant image of the Sails complex, is characterized by the cross sectional juxtaposition of two inclined lamellar buildings, separated by a large central void and crossed by long galleries suspended at an intermediate height with respect to the housing quotas. The project also included aggregation centers and common areas, a play area for children and other collective equipment. The failure to realize this “socialization nucleus” was certainly a contributing cause of its resounding failure. [7] The project is similar – but only in the form of sloping floors – to that of the buildings designed in 1960 by André Minangoy for the Baie des Anges in Villeneuve-Loubet, in the south of France, which have had a very different development and enjoyed considerable success. Other similar buildings are featured in the Montreal Olympic Village.

If on the one hand some, supporters of brutalism, affirm that the technical and aesthetic quality of the Sails can be at least appreciable, their “uninhabitability” remains undeniable, also for reasons that go beyond architecture.

The area where the Vele arose fell into two contiguous lots, separated by one of the branches of the road network (the entire territory of Scampia was divided into various lots to be built). In lot M four sails were built, indicated alphabetically with the letters A, B, C, D. In lot L the remaining three were built, indicated by the letters F, G and H. standing after 2003, a chromatic one so that each Vela was named by the population of the neighborhood through a color: red sail, light blue sail, yellow sail, green sail.

The sails of Scampia are in a serious state of decay. The idea of ​​the project envisaged large housing units where hundreds of families would have to integrate and create a community, large passageways and green areas between the various sails; a real model city, but various causes led to what was then called a ghetto, first of all the 1980 Irpinia earthquake, which led many families, left homeless, to also illegally occupy the lodgings of the sails. This intertwining of negative events was associated with the total lack of State principals: the first police station was set up only in 1987, fifteen years after the housing was handed over. The situation has increasingly alienated a part of the population, leaving the field open to delinquency. The gardens have become a gathering place for drug dealers, the avenues are tracks for clandestine races, the hallways of the buildings meeting places for thieves and fences.

Between 1997 and 2003 three of the initial seven structures were demolished, leaving the remaining four standing. The decision to act on a situation of severe degradation was taken at the end of the eighties, supported and ventilated by the population who denounced the serious conditions of the Sails. The first to fall was the Vela F, demolished with bulldozers in August 1998, after a first failed attempt with explosives in December 1997 (only a part fell, leaving the upper floors practically intact and hovering on the rubble below). The second was the Vela G, whose demolition by explosives was successfully carried out in February 2000 under the direction of the Siag company of the explosivist Danilo Coppe. Similarly, the Vela H, initially excluded from demolition as it needed to be redeveloped and re-functionalized, was also demolished by Siag, in April 2003 the first two interventions were promoted by the municipal council led by the mayor Antonio Bassolino, the third by the one chaired by Rosa Russo Iervolino.

On 29 August 2016, a municipal resolution provided for the demolition of three sails and the redevelopment of the fourth, the blue sail. The Municipality sent the project to the government to obtain approval for the allocation of eighteen million euros, the funds necessary to proceed with the intervention. On 3 March 2017, Mayor Luigi de Magistris made official the approval of the allocation of the necessary funding for the demolition of three of the four remaining sails. In 2019 the Municipality launched the new step of Restart Scampia, the project financed with 27 million euros which involves the demolition of three sails and the redevelopment of the neighborhood, renovating the celestial sail, which will house the offices of the Metropolitan City.

On February 20, 2020, the demolition of the green sail begins, which ends in July of the same year.

 

Israele Palestina

Tel Aviv, Ramallah, Gerusalemme. Tre città profondamente diverse messe a confronto. Questo reportage evidenzia le tante dicotomie tra culture millenarie che mai hanno trovato tra loro la pace.ù

Tel Aviv, Ramallah, Jerusalem. Three profoundly different cities compared. This reportage highlights the many dichotomies of millenary cultures that have never found peace among themselves.

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Corviale

Il “Serpentone” è un complesso residenziale situato nella periferia sud-ovest di Roma. Per le difficili condizioni di vita, è nell’immaginario collettivo il quartiere-simbolo del degrado delle periferie della Capitale.

The “Serpentone” is a residential complex located in the south-western outskirts of Rome. Due to the difficult living conditions, the neighborhood-symbol of the degradation of the outskirts of the capital is in the collective imagination.

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Festa di Sant’Antonio da Padova a Scanno

Ogni anno a Scanno si festeggia Sant’Antonio da Padova. In passato il giorno della festa corrispondeva al rientro dai pascoli di Puglia delle greggi. Per era tutti motivo di gioia e di ringraziamento.

Every year in Scanno Sant’Antonio da Padova is celebrated. In the past, the day of the festival corresponded to the return of the flocks from the pastures of Puglia. But it was all a reason for joy and thanksgiving.

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Festa di Sant’Antonio da Padova a Scanno

Ogni anno, a metà giugno, a Scanno si festeggia Sant’Antonio da Padova. In passato il giorno della festa del Santo corrispondeva al definitivo rientro dai pascoli di Puglia delle greggi. Era il tempo in cui la comune risorsa dei borghi di montagna era la pastorizia e questa festa era per tutti motivo di gioia e di ringraziamento per il ritorno, quindi la più attesa.

Scanno conserva memoria del passato e questa  festa mantiene bellezza e festosità con la caratteristica “Processione dei muli e delle travi”, corteo di muli e di buoi bianchi che attraversa, nel pomeriggio, le strade trascinando lunghi tronchi di legna, con i baschi carichi di rami, mentre le donne seguono portando in testa ceste ricolme di pagnottelle. Al passaggio della singolare sfilata, la folla esprime ammirazione per i carichi più voluminosi e ben composti e applaude alle travi più grandi e alle donne che recano le più belle ceste di pane. Il corteo raggiunge il largo avanti la chiesa del Santo dove i frati benedicono la legna, destinata a loro come dono, e il pane che viene distribuito al popolo presente. La processione della statua del santo per le vie del paese conclude la festa. La sera prima della festa, si svolge la tradizionale “Processione dei muli e delle travi“, una sfilata che vede protagonisti grossi muli che trasportano legna da portare in regalo al Santo affinché possa, vendendola, provvedere alla manutenzione della chiesa ed al sostentamento del frate custode.
Al mattina seguente, invece, tutti i bambini prendono parte alla “Processione delle pagnottelle e delle travi” con i cestini pieni di rose. La processione è seguita da trattori che oggi, contemporanei strumenti di lavoro dell’uomo, fanno le veci degli antichi buoi trascinando le enormi travi offerte fino alla Chiesa di Sant’Antonio, e da donne in costume tradizionale che portano sul capo ceste di pagnottelle di pane per i poveri. Ad attenderli i frati, che accolgono il dono della legna e impartiscono la benedizione. Dopo la cerimonia religiosa, i fedeli portano la statua del Santo in processione per le vie del borgo. In passato, nel giorno della festa del Santo si festeggiava anche il rientro delle greggi dai pascoli di Puglia. La pastorizia era la principale risorsa dei borghi di montagna e, per questo, veniva celebrata in segno di ringraziamento. 

 

Parole chiave

Festa di Sant’Antonio da Padova,

Abruzzo, L’Aquila, Scanno,

Borgo, 

Gole del Sagittario, 

Mario Giacomelli,

Henri Cartier-Bresson,

Gianni Berengo Gardin,

Maurits Cornelis Escher,

Puglia,

Pastorizia,

Pascolo,

Cavalli,

Muli,

Trattori,

Processione delle pagnottelle e delle travi,

abiti tradizionali,

folklore abruzzese,

il Bambino di Scanno,

passeggiata dei fotografi,

Ass cult Appuntamento con la Tradizione

 

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ANTHONY OF PADUA CELEBRATION IN SCANNO – ABRUZZO

EVERY YEAR, IN MID-JUNE, SANT’ANTONIO DA PADOVA IS CELEBRATED IN SCANNO. IN THE PAST, THE FEAST DAY OF THE SAINT CORRESPONDED TO THE DEFINITIVE RETURN OF THE FLOCKS FROM THE PASTURES OF PUGLIA. IT WAS THE TIME WHEN THE COMMON RESOURCE OF THE MOUNTAIN VILLAGES WAS PASTORALISM AND THIS CELEBRATION WAS FOR EVERYONE A REASON FOR JOY AND THANKS FOR THE RETURN, THEREFORE THE MOST AWAITED. 

Scanno preserves memory of the past and the Celebration maintains its beauty and joy with the characteristic “Procession of mules and beams”, a procession of mules and white oxen that crosses the streets in the afternoon, dragging long logs of wood, with berets loaded with branches, while the women follow carrying baskets full of loaves on their heads. As the singular parade passes by, the crowd expresses admiration for the bulkier and well-composed loads and applauds the largest beams and the women carrying the most beautiful baskets of bread. The procession reaches the open sea in front of the church of the Saint where the friars bless the wood, destined for them as a gift, and the bread that is distributed to the people present. The procession of the statue of the saint through the streets of the town concludes the Celebration. The evening before the party, the traditional “Procession of mules and beams” takes place, a parade that sees large mules carrying wood as a gift to the saint so that he can, by selling it, provide for the maintenance of the church and the sustenance of the friar caretaker.

On the following morning, however, all the children take part in the “Procession of loaves and beams” with baskets full of roses. The procession is followed by tractors that today, contemporary man’s tools, take the place of the ancient oxen. dragging the enormous beams offered up to the Church of Sant’Antonio, and by women in traditional costume carrying baskets of loaves of bread for the poor on their heads. The friars await them, accepting the gift of wood and giving the blessing. religious ceremony, the faithful carry the statue of the saint in procession through the streets of the village. In the past, on the feast day of the saint, the return of the flocks from the pastures of Puglia was also celebrated. Sheep farming was the main resource of the mountain villages and , for this, it was celebrated as a sign of thanks.

 

Il catenaccio Scanno

Rievocazione storica che si tiene annualmente a Scanno il 14 agosto, è un corteo nuziale che accompagna la sposa prima in chiesa e dopo nella casa dello sposo novello e, visto dall’alto, sembra un veramente catenaccio.

Historical re-enactment held annually in Scanno on August 14, is a wedding procession that accompanies the bride first to the church and then to the house of the new groom and, seen from above, it looks like a real bolt.

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Il Catenaccio –  Ju Catenacce di Scanno 

RIEVOCAZIONE STORICA CHE SI TIENE ANNUALMENTE A SCANNO (L’AQUILA) IL 14 AGOSTO, È UN CORTEO NUZIALE CHE ACCOMPAGNA LA SPOSA PRIMA IN CHIESA E DOPO NELLA CASA DELLO SPOSO NOVELLO E, VISTO DALL’ALTO, SEMBRA UN VERAMENTE CATENACCIO.

La rievocazione trae origine dalle consuetudini nuziali, ma anche da un poemetto del 1706 dello scrittore Romualdo Parente che narra dei riti e delle tradizioni relative al matrimonio nell’Italia meridionale: “Zu matremonio azz’uso”. La danza della Spallata  accompagna la sposa prima in chiesa e dopo nella casa dello sposo novello. Solo una coppia celebra il proprio Matrimonio durante la rievocazione mentre amici e parenti che sfilano in corteo in coppie secondo l’ordine di parentela o d’amicizia, indossando il costume festivo tradizionale di Scanno tra nastri colorati stesi ai lati delle viuzze. Quel che maggiormente incanta gli spettatori è il costume tradizionale delle donne che da sempre ha attirato l’interesse degli studiosi è quello di Scanno, tanto da portarli ad affermare che “Scanno è il paradiso del folklore” e che “chi porta il vanto del costume d’Abruzzo è naturalmente Scanno”.  L’abbigliamento si differenzia soprattutto nel copricapo, la cui originalità non è dovuta solo alla sua strana forma ma soprattutto al suo motivo ornamentale rappresentato dall’uso di intrecciare i capelli, preventivamente divisi in due trecce, con dei cordoni di seta colorati, chiamati in dialetto “lacci”, il cappello  perfettamente tondo, senza punte laterali sulla fronte, secondo l’uso arabo, con veletta pendente a due code, si portava inclinato a destra o indietro e copriva quasi interamente i capelli raccolti in una reticella di seta o di lino, detta “razzola”, spesso ornata di monete d’oro. La descrizione del costume antico fatta da Michele Torcia nella sua preziosa opera “Saggio Itinerario Nazionale pel Paese de’ Peligni fatto nel 1792” sembra una didascalia scritta per il suddetto piatto: “La gonnella di panno è di tinta immarcescibile, paesana…è tagliata a guisa di “toga” o stola sino ai talloni, lavorata con le loro proprie mani. Viene ornata nel lembo da varie fasce posta l’una sopra all’altra di scarlatto o di vellutino in seta di color diverso da quello della toga. Le maniche strette nella parte superiore son guarnite di nocchettine di fettucce, in guisa d’un grandioso ricciato dall’omero al polso, di colore anche differente dal fondo del panno. Le cuciture delle maniche sono ornate di liste di scarlatino o vellutino corrispondenti e legate insieme da un lavoro che con vocabolo paesano è detto “interlacci”. Il petto e la schiena della gonna sono parimente ornati con simile lavoro. La pettina chiusa da due grappi di argento in forma delle “Bulle” antiche sul petto, viene stretta sui fianchi da bottoni d’argento o pure da lacci di seta. Sotto portano la vera “tunica” antica senza maniche, qui detta “casacca”: coprono le gambe con calzettedi panno blù o verde, ricamate in oro od in seta, e i piedi con pianelle o sian “pantofole” coverte di raso di color diverso dal fondo, e ricamate in oro o in argento. La testa viene coverta da un fasciatojo di saja blò, da esse tessuto con vari fili ed intrecciati ricami in seta, degni d’Aracne. Il fasciatojo sta legato da un “violetto”, cioè veletto sottile di bambagia intralciato con fili di seta di vari colori: e questo, ripiegato indietro e pendente a due code compisce un ornato ancor più grazioso che quello del turbante delle donne turche. Il ricamo del fasciatojo vien detto “rose strocche”, e il turbante “cappelletto”. Il “violetto” rappresenta la vitta e l’infula delle antiche sacerdotesse, e il cappelletto la “mitra”. Le “circeglie” ornano i loro orecchi pendenti di oro in sottil filigrana o solidi di valore: il collo un laccetto o sia cateniglia dello stesso metallo di fino lavoro accompagnanti d’altri fili di “cannacchi” con crocifisso od altra immagine di santi, ed anche “collane” di “zecchini veneziani”. Le dite andavano cariche di anelli fini con pietre… A chiesa portano il rosario d’oro o d’argento….”.

La festa termina in Piazza della Madonna della Valle dove si balla la spallata, simile alla quadriglia, assaporando dolci tipici di Scanno.

 

Il matrimonio rituale nella letteratura e nell’arte

Il primo scrittore a parlare dei costumi scannesi fu Romualdo Parente di Scanno, che nel 1765 compose un piccolo poema celebrativo in dialetto locale, intitolato Zu matremuónie a z’euse (“Il matrimonio secondo l’uso”) di due giovani scannesi, Nanno e Mariella, descrivendo tutte le particolarità che precedono le nozze, dal fidanzamento, dagli incontri, dalla serenata, dalla preparazione delle nozze, della preparazione della casa degli sposi da parte della madre della sposa, del commiato della sposina dalla madre, dei canti rituali da intonare durante la processione dalla casa verso la chiesa, e dei canti notturni durante la prima notte di nozze.

Queste regole del matrimonio vengono riprese anche da Antonio De Nino nel II volume degli Usi e costumi abruzzesi, in cui descrive con minuzia le pratiche da adottare. Altri studiosi di folklore abruzzese si cimentarono nella descrizione del matrimonio di Scanno, il Morelli, Gennaro Finamore, Enrico Giancristofaro, Giovanni Pansa, che cercò di ricostruire anche le origini del tipico costume scannese di origini orientali, poi Alfonso Maria Di Nola.

Nella pittura e nella fotografia, oltre a quelle da cartolina dei primi anni del ‘900, Francesco Paolo Michetti e Basilio Cascella eseguirono dei ritratti, lo stesso Gabriele d’Annunzio nelle sue memorie private citò il costume scannese, e fu fotografato nel 1896 mentre presenziava a una funzione religiosa nella chiesa della Madonna della Valle di Scanno.

Nelle fotografie d’autore, le donne di Scanno furono immortalate da Mario Giacomelli ed Henri Cartier-Bresson.

 

RIEVOCAZIONE DE “JU CATENACCE” A SCANNO, OSSIA IL RITO DEL MATRIMONIO IN COSTUME TIPICO.

L’abito nuziale femminile della tradizione abruzzese prevede: in testa il velo o un fazzoletto di tulle bianco lungo fino alle spalle, il corpetto in seta rossa con maniche lunghe e polsini allacciati con bottoni dorati, la gonna bianca e grembiule azzurro in lino o altro tessuto, le scarpe nere di cuoio e calze bianche. Più semplici sono i costumi maschili: realizzati in panno di velluto nero, con pantaloni al ginocchio, calzettoni bianchi, giacchetta corta con bottoni, panciotto e camicia con il colletto ricamato, ai piedi le “ciocie” e i cui lacci legano intorno i polpacci, coperti di grosse calze in lana bianca oppure semplici scarpe di cuoio con fibbia d’argento.

IL COSTUME SCANNESE

Il costume femminile, in generale, è costituito da elementi essenziali: gonna ampia, corpetto e camicia vaporosa; la gonna è di colore nero o rosso, di stoffa pesante, bordata da ricami dorati, ricoperta davanti da un grembiule bianco di lino con applicazioni di merletti. Il corpetto di solito è in velluto nero, può presentare applicazioni di passamaneria, insieme a vari tipi di tessuti e intrecci utilizzati per la guarnizione nell’abbigliamento, come bottoni o fiocchetti. Sotto il corpetto si indossa una camicia bianca con pizzi ricamati a mano, reminiscenza degli antichi indumenti femminili del Rinascimento, di cui si ricorda la tradizione del “merletto a tombolo aquilano” di Pescocostanzo (AQ). La testa è coperta da un fazzoletto ampio e bianco, in certi casi un vero e proprio turbante come nell’esempio di Scanno, abbellito con inserti di altra stoffa, solitamente quella della gonna. A caratterizzare il costume femminile abruzzese era un panno rettangolare color “vinaccia”, avvolto al corpo all’altezza del petto, fungendo da sottoveste; era in lana e tessuto di casa.

Identico al cosiddetto “fasciatore”, molto più grande, era il mantello o lo scialle rustico da usare l’inverno per coprirsi il capo in giù, e ancora oggi sono visibili alcuni esempi grazie alla presenza di donne anziane che conservano la tradizioni; nel 1965 un documentario della Rai illustrò come le donne del paese di Frattura (Scanno) usassero tutte questo indumento all’arrivo dell’inverno. Per il lavoro dei campi si calzavano le cosiddette “ciocie”, ciabatte molto pesanti e dure in cuoio o gomma; per il corredo di nozze o da esibire in occasione delle ricorrenze speciali, si usavano elementi sferici oppure ovali d’oro, chiamate “cannatore”, forse di origine longobarda, frequenti soprattutto nel costume scannese, oppure i tipici ciondoli in filigrana, la famosa “presentosa” a forma di stella con due cuori intrecciati al centro (la cornice ha una linea guida generale, ma ne esistono diverse varietà), il gioiello legato alle dichiarazioni d’amore, e infine gli orecchini pendenti a navicella, detti “sciacquaje”.

Termini scannesi per l’abito:

Azzullaje: abbottonare

Cappellitte: copricapo a cappello

Carafoccia: tasca della gonna

Cuze: pantaloni, calzoni

Centrine: cinturino

Cercèije: orecchini

Chezètte ferrate: calze ferrate

Cicirchièta: anello

Coppola: berretto maschile

Cummudìne: berretto

Fasciatùre: fascia di seta

Gammatta: gomitolo

Mandèra: manto, grembiule

Ndrappa: panno pregiato

Pedèra: bordo inferiore della gonna

Pepusce: pantofole

Presentosa: spilla di Scanno

Pulcione: giubbotto

Scarsella: tasca

Sciala: cravatta

Scolla: merletto

Spingula: spilla

Strangunère: gambali di pelle

Viulìtte: piccolo velo

Zenàle: grembiule

PAROLE CHIAVE

Abruzzo, L’Aquila, Scanno,

Borgo, 

Gole del Sagittario, 

Mario Giacomelli,

Henri Cartier-Bresson,

Gianni Berengo Gardin,

Maurits Cornelis Escher,

abiti tradizionali,

folklore abruzzese,

il Bambino di Scanno,

passeggiata dei fotografi,

Ass cult Appuntamento con la Tradizione

 Il Catenaccio di Scanno

Ju Catenacce

Rito del corteo nuziale 

Romualdo Parente

Abito tradizionale scannese

merletto a tombolo Pescocostanzo

Antonio De Nino 

Francesco Paolo Michetti

 Basilio Cascella 

 Gabriele d’Annunzio  

Frattura  

 

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Il Catenaccio – Ju Catenacce of Scanno

HISTORICAL REEVOCATION THAT IS HELD ANNUALLY IN SCANNO (L’AQUILA) ON AUGUST 14, IT IS A WEDDING COURT THAT ACCOMPANIES THE BRIDE FIRST IN THE CHURCH AND AFTER IN THE HOUSE OF THE BRIDEGROOM NOVELLO AND, SEEN FROM ABOVE, IT TRULY LOOKS A BOLT.

The re-enactment originates from wedding customs, but also from a poem of 1706 by the writer Romualdo Parente which tells of the rites and traditions relating to marriage in southern Italy: “Zu matremonio azz’uso”. The shoulder dance accompanies the bride first to the church and then to the house of the newlyweds. Only one couple celebrates their wedding during the re-enactment while friends and relatives parade in pairs according to the order of kinship or friendship, wearing the traditional festive costume of Scanno between colored ribbons hanging on the sides of the alleys. What most enchants the spectators is the traditional costume of women that has always attracted the interest of scholars is that of Scanno, so much so as to lead them to affirm that “Scanno is the paradise of folklore” and that “whoever wears the pride of costume d’Abruzzo is of course Scanno “. The clothing differs above all in the headdress, whose originality is not due only to its strange shape but above all to its ornamental motif represented by the use of braiding the hair, previously divided into two braids, with colored silk cords, called in dialect “lacci”, the perfectly round hat, without lateral points on the forehead, according to Arabic usage, with a hanging veil with two tails, was carried tilted to the right or back and almost entirely covered the hair gathered in a silk net or linen, called “razzola”, often decorated with gold coins. The description of the ancient costume made by Michele Torcia in his precious work “Saggio National Itinerary for the Country of Peligni made in 1792” seems like a written caption for the aforementioned dish: “The cloth skirt is of an immortal, peasant color … it is cut like a “toga” or stole up to the heels, worked with their own hands

The flap is decorated with various bands placed one on top of the other of scarlet or velvet in silk of a different color from that of the toga. The sleeves, which are narrow in the upper part, are decorated with knots of ribbons, in the manner of a grandiose curl from the humerus to the wrist, also of a different color from the bottom of the cloth. The seams of the sleeves are decorated with lists of corresponding scarlatino or velveteen and tied together by a work that with the peasant word is called “interlaces”. The chest and back of the skirt are likewise adorned with similar work. The comb closed by two silver clusters in the shape of the ancient “Bulle” on the chest, is tightened on the sides by silver buttons or even by silk laces. Underneath they wear the real ancient sleeveless “tunic”, here called “tunic”: they cover the legs with blue or green cloth socks, embroidered in gold or silk, and the feet with slippers or “slippers” covered in satin of a different color from the bottom, and embroidered in gold or silver. The head is covered by a saja blò chandelier, woven from them with various threads and intertwined silk embroideries, worthy of Arachne. The fasciatojo is tied by a “violet”, that is a thin veil of cotton wool intertwined with silk threads of various colors: and this, folded back and pendant with two tails, completes an even more graceful ornament than that of the turban of Turkish women. The embroidery of the fasciatojo is called “rose strocche”, and the turban “cappelletto”. The “violet” represents the vitta and infula of the ancient priestesses, and the cappelletto the “miter”. The “circhooses” adorn their hanging ears with gold in thin filigree or solids of value: the neck is a lace or a chain of the same fine metal accompanied by other threads of “cannacchi” with crucifix or other image of saints, and also “necklaces” of “Venetian sequins”. The fingers were loaded with fine rings with stones … At church they wear gold or silver rosaries …. “.

The party ends in Piazza della Madonna della Valle where the shoulder is danced, similar to the quadrille, savoring typical Scanno sweets.

The ritual marriage in literature and art

The first writer to speak of Scannese customs was Romualdo Parente di Scanno, who in 1765 composed a small celebratory poem in the local dialect, entitled Zu matremuónie a z’euse (“Marriage according to custom”) by two young Scannesi, Nanno and Mariella, describing all the particularities that precede the wedding, from the engagement, the meetings, the serenade, the preparation of the wedding, the preparation of the bride and groom’s house by the mother of the bride, the bride’s farewell from her mother, the ritual songs to be sung during the procession from the house to the church, and night songs on the wedding night.

These marriage rules are also taken up by Antonio De Nino in the second volume of Abruzzese Uses and Customs, in which he describes in detail the practices to be adopted. Other scholars of Abruzzo folklore ventured into the description of Scanno’s marriage, Morelli, Gennaro Finamore, Enrico Giancristofaro, Giovanni Pansa, who also tried to reconstruct the origins of the typical Scannese costume of oriental origins, then Alfonso Maria Di Nola.

In painting and photography, in addition to the postcard ones of the early 1900s, Francesco Paolo Michetti and Basilio Cascella painted portraits, Gabriele d’Annunzio himself in his private memoirs mentioned the Scannese costume, and was photographed in 1896 while attending at a religious function in the church of the Madonna della Valle di Scanno.

In the author’s photographs, the women of Scanno were immortalized by Mario Giacomelli and Henri Cartier-Bresson.

Reenactment of “ju catenacce” in scanno, that is the rite of marriage in a typical costume.

The traditional Abruzzo women’s wedding dress includes: on the head the veil or a shoulder-length white tulle handkerchief, the red silk bodice with long sleeves and cuffs fastened with golden buttons, the white skirt and blue apron in linen or other fabric, black leather shoes and white socks. The men’s costumes are simpler: made of black velvet cloth, with knee-length trousers, white socks, short jacket with buttons, waistcoat and shirt with embroidered collar, at the feet the “ciocie” and whose laces tie around the calves, covered of thick white wool socks or simple leather shoes with silver buckles.

The Scannese Costume

The female costume, in general, is made up of essential elements: wide skirt, bodice and fluffy shirt; the skirt is black or red, of heavy fabric, edged with golden embroidery, covered in front by a white linen apron with lace appliqués. The bodice is usually in black velvet, it can have trimmings applications, along with various types of fabrics and weaves used for trimming in clothing, such as buttons or bows. Under the bodice, a white shirt with hand-embroidered lace is worn, reminiscent of the ancient women’s clothing of the Renaissance, of which the tradition of “Aquilan bobbin lace” of Pescocostanzo (AQ) is remembered. The head is covered by a large white handkerchief, in some cases a real turban as in the example of Scanno, embellished with inserts of another fabric, usually that of the skirt. Characterizing the Abruzzo women’s costume was a rectangular cloth in a “burgundy” color, wrapped around the body at chest height, acting as a petticoat; it was in wool and home fabric.

Identical to the so-called “wrapper”, much larger, was the rustic cloak or shawl to be used in the winter to cover the head down, and even today some examples are visible thanks to the presence of elderly women who preserve the traditions; in 1965 a Rai documentary illustrated how the women of the village of Frattura (Scanno) all used this garment when winter arrived. The so-called “ciocie”, very heavy and hard slippers made of leather or rubber, were used to work in the fields; for the wedding trousseau or to be exhibited on the occasion of special occasions, spherical or oval elements of gold were used, called “cannatore”, perhaps of Lombard origin, frequent above all in the Scannese costume, or the typical filigree pendants, the famous ” presentosa “in the shape of a star with two hearts intertwined in the center (the frame has a general guideline, but there are several varieties), the jewel linked to declarations of love, and finally the drop earrings, called” sciacquaje “.

 

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