Sebastião Salgado. Amazônia

Scritto da Gilberto Maltinti

1 Marzo 2022

È la mostra fotografica più importante d’Italia: oltre 200 immagini, un’immersione totale nella foresta amazzonica  per riflettere sulla necessità di proteggerla. Al MAXXI di Roma, record assoluto di visitatori, è prorogata fino al 25 aprile.

Quando un luogo iconico museale contemporaneo italiano, il MAXXI, ospita la mostra del più grande fotografo vivente, Sebastião Salgado, il macth è fatto. E senza alcuna contrapposizione tra contenuto e contenitore, il risultato è di 1 a 0 per l’arte contemporanea. Perché la fotografia, nonostante la velocità con cui la consumiamo, è arte contemporanea. Prodotta dal MAXXI in collaborazione con Contrasto, e curata da Lélia Wanick Salgado, compagna di viaggio e di vita del grande fotografo, Amazônia al Museo delle Arti del XXI Secolo è l’unica tappa italiana che segue nel tempo l’altro grande progetto, Genesi, sempre dedicato alle regioni più remote del pianeta, testimonianza della maestosa bellezza e al contempo della fragilità degli ecosistemi e delle genti che li abitano. Salgado con Amazônia racconta sei anni di intensi viaggi nel polmone del mondo, la foresta amazzonica brasiliana, per catturarne l’incredibile ricchezza e varietà della e i modi di vita dei suoi popoli, stabilendosi nei loro villaggi per settimane e fotografando i diversi gruppi etnici. Nelle sale del MAXXI più di 200 fotografie raccontano con garbo, poesia ed empatia la foresta, i fiumi, le montagne e le persone che vi abitano, registrando l’immensa potenza della natura di quei luoghi e cogliendone, allo stesso tempo, la fragilità.
A conferma di ciò giungono puntuali le parole dello stesso Salgado: “Questa mostra è il frutto di sette anni di vissuto umano e di spedizioni fotografiche compiute via terra, acqua e aria. Sin dal momento della sua ideazione, con Amazônia volevo  ricreare un ambiente in cui il visitatore si sentisse avvolto dalla foresta e potesse immergersi sia nella sua vegetazione rigogliosa sia nella quotidianità delle popolazioni native. Queste immagini vogliono essere la testimonianza di ciò che resta di questo patrimonio immenso, che rischia di scomparire. Affinché la vita e la natura possano sottrarsi a ulteriori episodi di distruzione e depredazione, spetta a ogni singolo essere umano del pianeta prendere parte alla sua tutela”. La mostra è divisa in due parti. Nella prima le fotografie sono esposte in formato maxi e organizzate per ambientazione paesaggistica con sezioni che vanno dalla “Panoramica della Foresta” in cui si presenta al visitatore l’Amazzonia vista dall’alto, a “I Fiumi Volanti”, una delle caratteristiche più straordinarie e allo stesso tempo meno conosciute della foresta pluviale, ovvero la grande quantità d’acqua che si innalza verso l’atmosfera. Tutta la forza delle piogge è raccontata in “Tempeste tropicali”, mentre “Montagne” presenta i rilievi montuosi che definiscono la vita del bacino amazzonico. La seconda parte è dedicata alle diverse popolazioni indigene come gli Awá-Guajá, che contano solo 450 membri e sono considerati la tribù più minacciata del pianeta, agli Yawanawá, che, sul punto di sparire, hanno ripreso il controllo delle proprie terre e la diffusione della loro cultura, fino ai Korubo, fra le tribù con meno contatti esterni: proprio la spedizione di Salgado nel 2017 è stata la prima occasione in cui un team di documentaristi e giornalisti ha trascorso del tempo con loro.  La colonna sonora composta appositamente per la mostra da Jean-Michel  Jarre – ispirata ai suoni autentici della foresta, come il fruscio degli alberi, i versi degli animali, il canto degli uccelli o il fragore dell’acqua che cade a picco dalle montagne – rende tangibile quell’alone di magia che permea la regione amazzonica e le sue popolazioni native. La scrittura di luce di Salgado e la scrittura di suoni di Jarre compongono una partitura unica che consente di vedere e ascoltare luoghi, persone e suoni della natura che probabilmente nessuno di noi potrai mai vedere e ascoltare nella sua vita.

 

 

 English Version

It is the most important photographic exhibition in Italy: over 200 images, a total immersion in the Amazon forest to reflect on the need to protect it.  At the MAXXI in Rome, absolute record of visitors, is extended until April 25th.

When an iconic contemporary Italian museum place, the MAXXI, hosts the exhibition of the greatest living photographer, Sebastião Salgado, the macth is done. And without any contrast between content and container, the result is 1 to 0 for contemporary art. Because photography, despite the speed with which we consume it, is contemporary art.  Produced by MAXXI in collaboration with Contrasto, and curated by Lélia Wanick Salgado, travel and life companion of the great photographer, Amazônia at the Museum of XXI Century Arts is the only Italian stage that follows over time the other great project, Genesis, always dedicated to the most remote regions of the planet, testimony of the majestic beauty and at the same time the fragility of ecosystems and the people who inhabit them.  Salgado with Amazônia recounts six years of intense travels in the lung of the world, the Brazilian Amazon forest, to capture its incredible richness and variety of the and ways of life of its peoples, settling in their villages for weeks and photographing the different ethnic groups.  In the halls of MAXXI more than 200 photographs tell with grace, poetry and empathy the forest, the rivers, the mountains and the people who live there, recording the immense power of the nature of those places and grasping, at the same time, their fragility.
To confirm this, the words of Salgado himself arrive on time: “This exhibition is the result of seven years of human experience and photographic expeditions carried out by land, water and air. From the moment of its conception, with Amazônia I wanted  to recreate an environment in which the visitor felt enveloped by the forest and could immerse himself both in its lush vegetation and in the everyday life of the native populations. These images are intended to be the testimony of what remains of this immense heritage, which is in danger of disappearing. In order for life and nature to escape further episodes of destruction and depredation, it is up to every single human being on the planet to take part in its protection”.  The exhibition is divided into two parts. In the first, the photographs are exhibited in maxi format and organized by landscape setting with sections ranging from the “Overview of the Foresta” in which the visitor is presented with the Amazon seen from above, to “The Flying Rivers” , one of the most extraordinary and at the same time least known features of the rainforest, namely the large amount of water that rises towards the atmosphere. All the force of the rains is told in “Tropical Storms”, while “Mountains” presents the mountain ranges that define the life of the Amazon basin. The second part is dedicated to the different indigenous peoples such as the Awá-Guajá, who have only 450 members and are considered the most threatened tribe on the planet, to the Yawanawá, who, on the verge of disappearing, have regained control of their lands and the spread of their culture, up to the Korubo, among the tribes with less external contacts:  Salgado’s expedition in 2017 was the first occasion when a team of documentary filmmakers and journalists spent time with them.  The soundtrack composed specifically for the exhibition by Jean-Michel Jarre – inspired by the authentic sounds of the forest, such as the rustle of trees, the sounds of animals, the singing of birds or the roar of water falling sheer from the mountains – makes tangible that aura of magic that permeates the Amazon region and its native populations. Salgado’s writing of light and Jarre’s writing of sounds  make up a unique score that allows you to see and hear places, people and sounds of nature that probably none of us will ever see and hear in his life.

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