Eventi

Da quindici anni Gilberto Maltinti, in collaborazione con partner e location museali di livello internazionale quali Roma Fotografia, Parallelo Zero, Palazzo Merulana, organizza e promuove festival e mostre di fotografia, talk, presentazione di libri, incontri con gli autori, workshop e call internazionali. Tutto ciò per approfondire la cultura fotografia e condividerne interesse e passione.

Gilberto Maltinti, in collaboration with international partners and museum locations – such as Roma Fotografia, Parallelo Zero, Palazzo Merulana –  organizes and promotes photography festivals and exhibitions, talks, book presentations, meetings with authors, workshops and calls international. All this to deepen the culture of photography and share interest and passion.

ongoing

Exhibitions

Buon appetito, buon appetito, sì!

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“Buon appetito, buon appetito, sì!”

In occasione del Cinecibo Festival venerdì 17 Dicembre alle ore 15 presso la Sala Fellini degli Studi Cinematografici di Cinecittà, sarà proiettato il documentario “Buon appetito, buon appetito, sì!” di Gilberto Maltinti. Un omaggio all’attività operosa e costante dei volontari che durante l’emergenza COVID-19, tra marzo e maggio 2020, hanno aiutato tutti i giorni centinaia di migliaia di persone senza tetto, fragili e in difficoltà, a Roma, portando aiuti concreti e supporto morale e spirituale. Tra questi ci sono i volotari della Mensa del Povero, Comunità di Sant’Egidio Roma NOMENTANA SALARIO TIBURTINA PIAZZA BOLOGNA, Comunità di Sant’Egidio Tuscolano Comunità di Sant’Egidio – Community of Sant’Egidio Mensa Culturale, delle ACLI di Roma aps, della Voreco; del Rifugio Sant’Anna Binario 95, delle Parrocchie di Sant’Agnese, SS Trinità a Villa Chigi e S. Paolo alla Croce e dell’Associazione Nazionale Carabinieri.

Un ringraziamento speciale va a Antonino Clemenza, Alessandro Moscetta e Sophie Jansen. Senza di loro questo documentario non sarebbe arrivato a compimento.

Ingresso da Via Lamaro, 30, venerdì 17 dicembre ore 15.
http://www.cinecibo.it

https://fb.me/e/24hwan6aS

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Exhibitions

Caio mario garrubba – Freelance sulla strada

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Caio Mario Garrubba / FREElance sulla strada

116 scatti, 30 anni di immagini per quattro continenti. La riscoperta di uno dei maestri del reportage fotografico del XX secolo. Ideata e organizzata da Archivio storico Luce/ Cinecittà SpA, a cura di Emiliano Guidi e Stefano Mirabella, La Mostra inserita nel programma di Roma Fotografia 2021 FREEDOM, festival organizzato dall’Associazione Roma Fotografia in collaborazione con Palazzo Merulana, Coopculture, Luce – Cinecittà, Stadio di Domiziano, Comitato Mura Latine, Bresciani Visual Art, con il sostegno della Regione Lazio, il patrocinio di Roma Capitale, promosso da Roma Culture. A Palazzo Merulana, dal 9 ottobre a 28 novembre 2021.

Le storie dell’arte, come ogni storia, non sono fisse cristallizzazioni nel tempo, ma vivono di verifiche, arricchimenti. A volte di contestazioni. A volte di scoperte. Ora una mostra a Roma permette una valutazione rinnovata e inedita di un maestro della fotografia, un artista apprezzato a livello internazionale, ma appartato nella storia e nei massimi circuiti, e che attende da tempo il giusto valore della sua scala. Che è quella di uno dei più grandi fotoreporter del XX secolo.

Il suo nome è Caio Mario Garrubba.

Caio Mario Garrubba – FREElance sulla strada, è il titolo della mostra fotografica promossa e organizzata dall’Archivio storico Luce, ospitata a Palazzo Merulana dal 9 ottobre al 28 novembre. Curata da Emiliano Guidi e Stefano Mirabella, in un percorso di 116 scatti, per la maggior parte inediti, la mostra restituisce finalmente alla Capitale e all’Italia, da un nuovo punto di vista, un fotografo che ha segnato tangibilmente un’influenza oggi evidente e testimoniata sul fotogiornalismo internazionale e la street photography. E che ha saputo unire con uno sguardo unico racconto sociale e risultati estetici impressionanti.

La mostra di Palazzo Merulana raccoglie un cuore temporale dell’opera di Caio Garrubba, con scatti che vanno dai primi anni ’50 ai primi ’80.

Nato a Napoli, classe 1923, Garrubba è stato dal suo esordio alla macchina nel 1953 – nel mitico ‘Mondo’ di Mario Pannunzio, con un seminale reportage dalla Spagna franchista – un infaticabile reporter camminatore. Un freelance dello sguardo, scopritore di quattro-cinque mondi. Di popoli lontani, città, esistenze, che i lettori spesso conoscevano proprio grazie agli scatti della sua Leica, per la prima volta con quella confidenza, quella ‘fratellanza’. Dopo la Spagna Garrubba ha inviato reportage dall’Unione Sovietica (nel ’57, quando in Europa non c’era chi non si chiedesse cosa vi accadeva), dall’Europa dell’Est (fino a diventarne uno dei principali narratori occidentali), dalla Cina (secondo fotografo europeo inviato a effettuare scatti nella Repubblica Popolare), dalla Thailandia. Dagli Stati Uniti, dove proseguì la lezione degli amati reporter di ‘Life’, dei Walker Evans, e dove entrò in contatto con William Klein; dal Brasile, la Francia, la Grecia… e dalla sua Napoli, e il meridione italiano.

Felicemente avulso dalla foto sensazionale che ‘fa notizia’, le sue immagini venivano regolarmente pubblicate da testate di diversi paesi come ‘Stern’ ‘Der Spiegel’, ‘Nouvel Observateur’, ‘Life’, ‘Guardian’, ‘Kristall’, ‘L’Express’, e sulla stampa italiana da ‘Il Mondo’, ‘L’Espresso’, ‘Epoca’, ‘La Repubblica’, ‘Il Messaggero’, ‘il Venerdì’, ‘Vie Nuove’. Non ambiva a fotografare i grandi personaggi, ma nessuno come lui ha catturato Mao, Kruscev, JFK e Nixon, come fossero persone comuni. Perché il cuore della fotografia di Garrubba è questo: le persone, la gente comune, lo spirito della vita e del tempo. Che non è corretto dire sono immortalati, perché nelle sue immagini la vita scorre con una meravigliosa fluidità. Ma che rendono le sue foto immortali. E con le persone, un viscerale senso della giustizia sociale e delle ingiustizie, dell’abbattimento delle differenze e distanze imposte. Mai calato dall’alto, ma sempre accanto, lo sguardo di Garrubba sulla realtà mostra tutte le contraddizioni del potere, della politica, del comunismo, dell’occidente capitalista, l’indignazione e le domande di riscatto, sempre per una via di estatica, incantata bellezza.

Forse anche in virtù della sua poetica e politica, Garrubba nonostante il riconoscimento unanime di critici e colleghi e la globalità delle pubblicazioni, attende ancora di entrare nel novero di alcuni fotografi internazionali più blasonati, divenuti autori di costante esposizione, addirittura dei bestseller. E si pensa al più noto dei suoi colleghi-estimatori, quel Cartier-Bresson che ripetutamente, e senza successo, lo invitava a entrare nella grande agenzia Magnum.

Oggi la mostra di Palazzo Merulana spiega a pubblico e appassionati perché è giunta l’ora di Caio Garrubba.

IL PERCORSO ESPOSITIVO

Articolata in un percorso di 116 scatti, tra foto ‘totali’, stampe vintage e provini, Caio Mario Garrubba – FREElance sulla strada nasce anzitutto da un lungo certosino lavoro di revisione operato dai curatori, su tutti i negativi, stampe e provini del Fondo Garrubba: un corpus di oltre 60.000 negativi e 40.000 diapositive, che dopo la scomparsa dell’autore nel 2015 è stato acquisito dall’Archivio storico Luce nel 2017. 

Il percorso si dipana in una prima sezione lineare, e in un secondo tempo di ‘focus’ tematici, secondo un modulo non didascalico o cronologico, ma di associazioni visuali e ideali, con raccordi sui soggetti, sui luoghi, temi, e soprattutto sugli sguardi e le geometrie. Come in un viaggio, un treno continuo che invita il visitatore a cercare le proprie personali connessioni.

Il titolo dell’esposizione gioca con la parola FREElance, proprio su questo aspetto del suo lavoro. Di reporter freelance, libero da appartenenze ma sentendosi a casa in ogni paese dove viaggiasse.

Tutti in bianco e nero (formato che l’autore prediligeva al ‘più semplice’ colore), gli scatti esaltano così quella che è la prima e più immediata qualità dell’immagine di Garrubba: una composizione stupefacente. Le geometrie, la disposizione dei soggetti umani delle foto, le profondità di campo, in qualsiasi contesto siano prodotte, evocano un’armonia assolutamente perfetta. E’ da questa qualità cristallina, felice, ‘pittorica’ e profondamente estetica, che le foto rendono più forte il contesto sociale e politico sullo sfondo. La celebre immagine del bambino moscovita che osserva una colomba dentro una valigetta, un piccolo parco animato per bambini a Stalinstadt nella DDR o a Pechino, i visitatori addormentati in un parco con lo svettante skyline di New York, sono figure che animano e teatralizzano un preciso taglio di tempo.

Le foto divengono emblemi. I meravigliosi scatti nella metropolitana newyorchese del 1970, densamente cinematografici, sono in prima battuta ritratti di un gruppo di persone e volti. Ma in mano a Garrubba una situazione quotidiana e particolare diventa sguardo su un clima generale, di oppressione, schiacciamento, e sul melting pot e il mistero degli incontri.

La foto quotidiana diventa documento storico. Nelle sue immagini non c’è nulla di datato e cronachistico. Eppure, da queste foto si può avere uno spaccato preciso e comunicativo di cosa è stato un certo mondo – civilizzato, moderno, in buona sostanza ‘il nostro’ mondo – nella seconda metà del XX secolo. E scoprire che si tratta del mondo in cui tutt’ora risiediamo.

Garrubba mentre ritrae persone comuni, fa in realtà un ritratto del tempo.

La strada diventa luogo privilegiato del reporter. E tale è la personalità dello sguardo garrubbiano, che le diverse città sembrano somigliarsi, e non si saprebbero distinguere ‘Mosca 1957’ da ‘New York 1970’, o ‘San Salvador de Bahia 1958’ da ‘Napoli, Italia 1956’ se non fosse per le didascalie. In Garrubba l’elemento umano è universale, lo sguardo creativo abbatte le differenze. Scrive un grande fotoreporter, e sodale, come Tano D’Amico: ‘Dedicava la sua vita a colmare il fossato che per decenni i regimi avevano scavato per dividere immagini e vita reale. Per dividere immagini e popoli’. La sua estetica precisa e ricercata, si saldava con la continua istanza sociale, di questo fotografo coltissimo che leggeva i romanzieri americani, e insieme Gramsci e Bakunin, e citava come molto utile alla fotografia Caravaggio.

Tutto è politico nelle sue foto, perché tutte riguardano l’umano e i cittadini. Sono l’opera di un grande riconosciuto fotografo umanista.  Si trovano una certa povertà e un vitale cattolicesimo nelle immagini del meridione d’Italia anni ’50; il controllo perenne – ma pieno di crepe, di piccole increspature curiose – nelle realtà socialiste. Si trova l’alienazione dei commessi viaggiatori e dei lavoratori delle metropoli americane. La condizione dei proletari del pianeta. Ma in nessuno di questi luoghi ‘comuni’ si trova un giudizio, uno slogan, un preconcetto. Sono invece scatti complici, di mistero, di dolce sensualità. Le geometrie armonizzano il potere politico alle spalle dei personaggi, le scelte di luce, il prevalere dei neri o dei cieli abbacinanti, danno prevalenza al personale.  Ciò che prevale è il magico, l’anima di queste persone. Nelle sue foto ci sono ‘solo’ persone, tratte quasi distrattamente dalle loro vite: spesso mentre camminano, mentre sono soprappensiero, quasi sempre mentre guardano – fuori campo – qualcosa. Dentro questa umanità di migliaia di sguardi, rappresentativi di qualsiasi essere umano, Garrubba ha ritratto l’intero felice travaglio del mondo.

L’immagine rubata del bacio di un soldato a Casablanca, un ufficiale distratto e bambini che scappano sorridenti davanti alle gigantografie di Marx e Lenin, il viso inquieto e fascinoso di una ragazza di Berlino est (un’istantanea indiretta e chirurgica di Guerra fredda), piazza San Pietro sotto la neve, una folla in ‘perfetto disordine’ su una scalinata di Varsavia, in attesa di non si sa cosa, un fotografo riflesso in una vetrina (un selfie)… Garrubba ha per tecnica di cogliere tutto il mondo di sorpresa. Perciò le sue immagini sono, a distanza di decenni, così vive, e nuove.

Non si può che rimanere stupiti di quanto lo sguardo di Caio Mario Garrubba porti il nostro a un’emozione di incanto quasi infantile. Sono foto che ci lasciano a occhi e bocca aperti, come bambini, per quanto sono cristalline, felici, perfette.

La seconda parte del percorso, ricrea dei ‘focus’ tematici, che sono un programma dello stile, le manie, gli stilemi che rendono tanto unico lo sguardo-Garrubba: soggetti ritratti di spalle; persone che dormono (dove si troveranno alcune delle più belle foto della mostra); persone che fanno fotografie; foto di gruppo.

Completano il percorso 4 grandi pannelli che riproducono alcuni provini di Garrubba, un modo di entrare nell’officina creativa del fotografo. E una serie preziosa di stampe vintage.

Un QR code permette poi di riprodurre un documento video raro e importante: l’intervista ad Alla Folomietov, compagna di vita e di lavoro del fotografo, sua guida linguistica e non solo nei paesi dell’est, a lungo assistente di un regista del calibro di Nikita Mikalkov, e motore insostituibile del lavoro di Garrubba. L’intervista del 2019 illumina anche visivamente il suo lascito di artista. A lei è dedicata la mostra e il suo catalogo.

IL CATALOGO. L’ARCHIVIO.

Una guida alla riscoperta, e un volume che si pone come vero e proprio libro che ‘fa testo’ per un rinnovato sguardo su Caio Garrubba, è il catalogo, pubblicato da Luce-Cinecittà, sempre per la curatela di Emiliano Guidi e Stefano Mirabella, che accanto a tutte le 116 foto in mostra, riproduce un prezioso apparato di documenti manoscritti e dattiloscritti di Garrubba, appunti, foglietti, e ritratti fotografici, e testi di cospicuo approfondimento, a partire dai saggi, che sono scavi e insieme dichiarazioni di magistero e di ammirazione, di due grandissimi fotografi come Tano D’Amico e Uliano Lucas con Tatiana Agliani, a fianco dei testi dei curatori e del direttore dell’Archivio Luce, Enrico Bufalini.

L’acquisizione del fondo Garrubba da parte dell’Archivio Luce nel 2017, un impegno per il futuro di conservazione, cura, diffusione di un patrimonio straordinario, rappresenta anche un nuovo impegno di un’istituzione europea dell’immagine come il Luce, che nel suo archivio conserva oltre 3 milioni di foto ed è inserita nel Registro Memory of the World dell’Unesco (unico archivio audiovisivo italiano ad avere questa tutela). La mostra e il catalogo dedicati a Caio Garrubba vogliono essere una modalità per contribuire alla storiografia sul fotogiornalismo e la fotografia in generale. Non si tratta solo di una proposta monografica, ma di valorizzare un fotografo italiano, farlo conoscere a livello internazionale, e riscrivere una pagina di quest’arte ponendolo come un valore assoluto dell’arte visiva del XX secolo. La mostra vuole affermare con forza che Garrubba merita di stare tra i più grandi, per valore estetico, storico e sociale. L’Archivio Luce lavora costantemente per dare a lui e ai nostri grandi fotografi la casa dentro cui viaggiare ancora.

CREDITS

Caio Mario Garrubba – FREElance sulla strada

Palazzo Merulana – Roma

9 ottobre – 28 novembre 2021

a cura di Emiliano Guidi e Stefano Mirabella

Ideata, realizzata e promossa da Archivio storico Luce \ Cinecittà

con  Roma Fotografia, Palazzo Merulana, Fondazione Cerasi, Coopculture

in collaborazione con Regione Lazio e Comune di Roma 

Responsabile del progetto Maria Gabriella Macchiarulo

Progettazione e Direzione dei lavori BC PROGETTI

Allestimento AB2 Allestimenti

Grafica Lilia Angela Cavallo e Silvia Tarantini

Stampe fotografiche Fotosciamanna di Casella Sergio

Fonti immagini fotografiche e iconografiche

Archivio Storico Luce-Cinecittà (FONDO GARRUBBA)

CATALOGO pubblicato da Cinecittà 

A cura di Emiliano Guidi e Stefano Mirabella Testi di Enrico Bufalini, Emiliano Guidi, Stefano Mirabella, Uliano Lucas, Tatiana Agliani e Tano D’Amico.

https://www.roma-fotografia.it/caio-mario-garrubba-freelance-sulla-strada/
https://www.palazzomerulana.it/events/caio-mario-garrubba-freelance-sulla-strada-per-romafotografia-2021-freedom/

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Caio Mario Garrubba / FREElance on the road

116 shots, 30 years of images for four continents. The rediscovery of one of the masters of 20th century photographic reportage. Conceived and organized by Archivio Storico Luce / Cinecittà SpA, curated by Emiliano Guidi and Stefano Mirabella, The Exhibition included in the program of Roma Fotografia 2021 FREEDOM, a festival organized by the Roma Fotografia Association in collaboration with Palazzo Merulana, Coopculture, Luce – Cinecittà, Stadium of Domitian, Latin Walls Committee, Bresciani Visual Art, with the support of the Lazio Region, the patronage of Roma Capitale, promoted by Roma Culture. At Palazzo Merulana, from 9 October to 28 November 2021. 

The stories of art, like any story, are not fixed crystallizations over time, but live on verification, enrichment. Sometimes of disputes. Sometimes of discoveries. Now an exhibition in Rome allows a renewed and unprecedented evaluation of a master of photography, an artist appreciated internationally, but secluded in history and in the major circuits, and who has long awaited the right value of his scale. Which is that of one of the greatest photojournalists of the twentieth century.

His name is Caio Mario Garrubba.

Caio Mario Garrubba – FREElance on the road, is the title of the photographic exhibition promoted and organized by the Luce historical archive, hosted at Palazzo Merulana from 9 October to 28 November. Curated by Emiliano Guidi and Stefano Mirabella, in a path of 116 shots, for the most part unpublished, the exhibition finally returns to the capital and to Italy, from a new point of view, a photographer who has tangibly marked an influence that is evident today and witnessed on international photojournalism and street photography. And who has been able to combine social narrative and impressive aesthetic results with a single glance.

The exhibition at Palazzo Merulana collects a temporal heart of Caio Garrubba’s work, with shots ranging from the early 1950s to the early 1980s.

Born in Naples, class of 1923, Garrubba has been an indefatigable walking reporter since his debut in the car in 1953 – in the legendary ‘World’ of Mario Pannunzio, with seminal reportage from Franco’s Spain. A freelance of the gaze, discoverer of four or five worlds. Of distant peoples, cities, existences, which readers often knew thanks to the shots of his Leica, for the first time with that confidence, that ‘brotherhood’. After Spain, Garrubba sent reports from the Soviet Union (in ’57, when there was no one in Europe who did not wonder what was happening there), from Eastern Europe (until he became one of the main Western storytellers), from China (second European photographer sent to shoot in the People’s Republic), from Thailand. From the United States, where he continued the lesson of the beloved ‘Life’ reporters, the Walker Evans, and where he came into contact with William Klein; from Brazil, France, Greece… and from its Naples, and the Italian south.

Happily detached from the sensational photo that ‘makes news’, his images were regularly published by newspapers from different countries such as’ Stern’ ‘Der Spiegel’, ‘Nouvel Observateur’, ‘Life’, ‘Guardian’, ‘Kristall’, ‘L ‘Express’, and in the Italian press from ‘Il Mondo’, ‘L’Espresso’, ‘Epoca’, ‘La Repubblica’, ‘Il Messaggero’, ‘on Friday’, ‘Vie Nuove’. He did not aspire to photograph the great characters, but no one like him has captured Mao, Khrushchev, JFK and Nixon, as if they were ordinary people. Because the heart of Garrubba’s photography is this: people, ordinary people, the spirit of life and time. Which is not correct to say they are immortalized, because in his images life flows with a wonderful fluidity. But that make his photos immortal. And with people, a visceral sense of social justice and injustice, of breaking down the differences and distances imposed. Never lowered from above, but always close by, Garrubba’s gaze on reality shows all the contradictions of power, politics, communism, the capitalist West, indignation and redemption requests, always in an ecstatic way, enchanted beauty.

Perhaps also by virtue of his poetics and politics, despite the unanimous recognition of critics and colleagues and the totality of publications, Garrubba is still waiting to join the ranks of some of the most renowned international photographers, who have become authors of constant exposure, even bestsellers. And one thinks of the best known of his fellow admirers, that Cartier-Bresson who repeatedly, and unsuccessfully, invited him to join the great Magnum agency.

Today the exhibition in Palazzo Merulana explains to the public and enthusiasts why the time for Caio Garrubba has come.

THE EXHIBITION ROUTE

Divided into a path of 116 shots, including ‘total’ photos, vintage prints and proofs, Caio Mario Garrubba – FREElance sulla strada was born above all from a long painstaking revision work carried out by the curators, on all the negatives, prints and proofs of the Garrubba Fund : a corpus of over 60,000 negatives and 40,000 slides, which after the author’s death in 2015 was acquired by the Luce historical archive in 2017.

The path unfolds in a first linear section, and in a second phase of thematic ‘focus’, according to a module that is not didactic or chronological, but of visual and ideal associations, with connections on subjects, places, themes, and above all on looks and geometries. As in a journey, a continuous train that invites the visitor to search for their own personal connections.

The title of the exhibition plays with the word FREElance, precisely on this aspect of his work. As a freelance reporter, free from affiliations but feeling at home in every country he traveled to.

All in black and white (format that the author preferred to the ‘simpler’ color), the shots thus enhance what is the first and most immediate quality of Garrubba’s image: an amazing composition. The geometries, the arrangement of the human subjects in the photos, the depths of field, in whatever context they are produced, evoke an absolutely perfect harmony. It is from this crystalline, happy, ‘pictorial’ and profoundly aesthetic quality that the photos enhance the social and political context in the background. The famous image of the Muscovite child who observes a dove in a briefcase, a small animated park for children in Stalinstadt in the GDR or in Beijing, visitors asleep in a park with the soaring New York skyline, are figures that animate and theatrical a precise cut of time.

Photos become emblems. The wonderful shots in the New York subway of 1970, densely cinematic, are first and foremost portraits of a group of people and faces. But in Garrubba’s hands a daily and particular situation becomes a look at a general climate, of oppression, crushing, and on the melting pot and the mystery of encounters.

The daily photo becomes a historical document. There is nothing dated and chronicle in his images. Yet, from these photos you can get a precise and communicative cross-section of what a certain world was – civilized, modern, essentially ‘our’ world – in the second half of the twentieth century. And to discover that it is the world in which we still reside.

While Garrubba portrays ordinary people, he is actually a portrait of time.

The street becomes the reporter’s favorite place. And such is the personality of the Garrubbian gaze, that the different cities seem to resemble each other, and one would not be able to distinguish ‘Moscow 1957’ from ‘New York 1970’, or ‘San Salvador de Bahia 1958’ from ‘Naples, Italy 1956’ were it not for captions. In Garrubba the human element is universal, the creative gaze breaks down differences. A great photojournalist, and a close associate, such as Tano D’Amico, writes: ‘He devoted his life to bridging the ditch that regimes had dug for decades to divide images and real life. To divide images and peoples’. His precise and refined aesthetics were united with the continuous social demand of this highly cultured photographer who read American novelists, and at the same time Gramsci and Bakunin, and cited Caravaggio as very useful for photography.

Everything is political in his photos, because they all concern the human and the citizens. They are the work of a great recognized humanist photographer. One finds a certain poverty and a vital Catholicism in the images of southern Italy in the 1950s; perennial control – but full of cracks, of curious little ripples – in socialist realities. There is the alienation of traveling salesmen and workers of the American metropolises. The condition of the proletarians of the planet. But in none of these ‘common’ places is there a judgment, a slogan, a preconception. Instead, they are accomplices, of mystery, of sweet sensuality. The geometries harmonize the political power behind the characters, the choices of light, the prevalence of blacks or dazzling skies, give prevalence to the personal. What prevails is the magic, the soul of these people. In his photos there are ‘only’ people, drawn almost casually from their lives: often while they walk, while they are lost in thought, almost always while looking – off camera – at something. Within this humanity of thousands of gazes, representative of any human being, Garrubba portrayed the entire happy labor of the world.

The stolen image of a soldier’s kiss in Casablanca, a distracted officer and children running away smiling in front of the giant pictures of Marx and Lenin, the restless and fascinating face of a girl from East Berlin (an indirect and surgical snapshot of the Cold War) , St. Peter’s Square under the snow, a crowd in ‘perfect disorder’ on a Warsaw staircase, waiting for no one knows what, a photographer reflected in a shop window (a selfie) … Garrubba has the technique of capturing the whole world of surprise. Therefore his images are, decades later, so alive, and new.

One cannot help but be amazed at how much the gaze of Caio Mario Garrubba leads ours to an emotion of almost childlike enchantment. They are photos that leave us with our eyes and mouth open, like children, as much as they are crystalline, happy, perfect.

The second part of the itinerary recreates thematic ‘focuses’, which are a program of style, the manias, the stylistic features that make the Garrubba gaze so unique: subjects portrayed from behind; people sleeping (where you will find some of the most beautiful photos of the exhibition); people taking photographs; group photo.

The itinerary is completed by 4 large panels that reproduce some of Garrubba’s specimens, a way of entering the photographer’s creative workshop. And a precious series of vintage prints.

A QR code then allows you to reproduce a rare and important video document: the interview with Alla Folomietov, the photographer’s life and work partner, his linguistic guide and not only in Eastern countries, for a long time assistant to a director of the caliber by Nikita Mikalkov, and irreplaceable engine of Garrubba’s work. The 2019 interview also visually illuminates his legacy as an artist. The exhibition and its catalog are dedicated to her.

THE CATALOG. THE ARCHIVE. 

A guide to rediscovery, and a volume that stands as a real book that ‘makes text’ for a renewed look at Caio Garrubba, is the catalog, published by Luce-Cinecittà, also edited by Emiliano Guidi and Stefano Mirabella, which alongside all the 116 photos on display, reproduces a precious set of handwritten and typed documents by Garrubba, notes, leaflets, and photographic portraits, and texts of conspicuous in-depth study, starting from the essays, which are excavations and at the same time declarations of the magisterium and of admiration, of two great photographers such as Tano D’Amico and Uliano Lucas with Tatiana Agliani, alongside the texts of the curators and director of the Luce Archive, Enrico Bufalini.

The acquisition of the Garrubba fund by the Luce Archive in 2017, a commitment to the future of conservation, care, dissemination of an extraordinary heritage, also represents a new commitment of a European institution of the image such as Luce, which in its archive contains over 3 million photos and is included in the Unesco Memory of the World Register (the only Italian audiovisual archive to have this protection). The exhibition and catalog dedicated to Caio Garrubba want to be a way to contribute to the historiography on photojournalism and photography in general. It is not just a monographic proposal, but to enhance an Italian photographer, make him known internationally, and rewrite a page of this art by placing it as an absolute value of the visual art of the twentieth century. The exhibition wants to strongly affirm that Garrubba deserves to be among the greatest, for aesthetic, historical and social value. The Luce Archive works constantly to give him and our great photographers a home in which to travel again.

CREDITS

Caio Mario Garrubba – FREElance on the road

Palazzo Merulana – Rome

October 9 – November 28, 2021

curated by Emiliano Guidi and Stefano Mirabella

Conceived, created and promoted by Archivio Storico Luce \ Cinecittà

with Roma Fotografia, Palazzo Merulana, Cerasi Foundation, Coopculture

in collaboration with the Lazio Region and the Municipality of Rome 

Project manager Maria Gabriella Macchiarulo

Design and construction management BC PROGETTI

Outfitting AB2 Allestimenti

Graphics Lilia Angela Cavallo and Silvia Tarantini

Photographic prints Fotosciamanna by Casella Sergio

Sources of photographic and iconographic images

Luce-Cinecittà Historical Archive (FONDO GARRUBBA)

CATALOG published by Cinecittà

Edited by Emiliano Guidi and Stefano Mirabella Texts by Enrico Bufalini, Emiliano Guidi, Stefano Mirabella, Uliano Lucas, Tatiana Agliani and Tano D’Amico

https://www.roma-fotografia.it/caio-mario-garrubba-freelance-sulla-strada/
https://www.palazzomerulana.it/events/caio-mario-garrubba-freelance-sulla-strada-per-romafotografia-2021-freedom/

Exhibitions

CONTATTO 2021

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CONTATTO 2021: DIALOGO TRA MAESTRI DELLA FOTOGRAFIA E GIOVANI TALENTI

Aperta al pubblico dal 3 al 28 novembre a Roma, presso gli spazi di WEGIL, la mostra CONTATTO 2021 realizzata e promossa da Archivio Storico Luce/ Cinecittà e TWM Factory in collaborazione con Regione Lazio e Roma Fotografia, a cura di Maria Gabriella Macchiarulo e Riccardo Ferranti. Un esperimento sorprendente, un laboratorio di scoperte, una piccola storia della fotografia italiana dai primi del ‘900, a domani. 

L’esposizione, inserita nel programma di ROMA FOTOGRAFIA FREEDOM 2021, riunisce e intreccia creativamente e dinamicamente 60 scatti, mettendo a confronto le opere di tre giganti della fotografia del XX secolo, Adolfo Porry-Pastorel (1888-1960), Caio Mario Garrubba (1923-2015) e Pino Settanni (1949-2010), quelle di due affermati contemporanei, Maurizio Fraschetti e Vittorio Daniele, e dieci fotografi emergenti, tutti under 35, che nel 2021 hanno preso parte alla prima masterclass ‘Contatto’ presso i laboratori del grande Archivio fotografico dell’Istituto Luce, un tesoro da tre milioni di foto per oltre un secolo di immagini. Mettendo così letteralmente a contatto un patrimonio di professionalità ed esperienze, con energie, tecniche e tendenze nuove.

Il risultato è una illuminante diapositiva di gruppo, in cui è riunita la storia della fotografia e del fotogiornalismo del ‘900, e uno sguardo su cosa si muove nell’obiettivo contemporaneo italiano.

“Questa iniziativa è il primo, piccolo segno del grande impegno che la nuova gestione di Cinecittà intende mettere in campo per le nuove generazioni”, commenta la presidente di Cinecittà, Chiara Sbarigia. “Quello custodito da Cinecittà e dall’Archivio Luce è un patrimonio di esperienze, di creatività, di storia che può rappresentare una formidabile fonte di ispirazione per gli artisti di oggi. Noi intendiamo offrire loro la possibilità di far tesoro del passato per rendere artisticamente più ricco il loro futuro”, conclude.

La mostra si basa su un gioco semplice e creativo, un esperimento combinatorio affascinante. Dieci immagini ciascuno di tre grandi, Adolfo Porry- Pastorel, Caio Mario Garrubba, Pino Settanni, provenienti dai loro preziosi fondi conservatinell’Archivio Luce. Dieci immagini di due contemporanei come Maurizio Fraschetti e Vittorio Daniele. Queste 50 immagini, affidate agli sguardi e alle mani dei dieci giovani fotografi under 35. A ognuno di loro è stato chiesto di scegliere una foto, e reinterpretarla in un nuovo scatto secondo il proprio stile, gusto, emozione.

Il risultato sono 10 ‘dittici’, che uniscono un maestro di ieri e di oggi a un giovane talento. Dieci ‘dialoghi’ tra fotografie distanti a volte decenni. E tra generazioni, tecniche e tecnologie, sguardi, movimenti, tendenze, provocazioni, sensibilità. 10 dittici più 40 grandi foto che formano un percorso inaspettato e sorprendente. Le immagini del fotogiornalismo delle origini, dagli anni ‘20 ai ’40 di Porry-Pastorel; gli scatti di un gigante del reportage come Caio Garrubba (attualmente in mostra a Palazzo Merulana con un evento che fa il punto sulla sua statura come minimo europea), dagli anni ’50 ai ’70; le foto di un genio del ritratto di cinema e di viaggio come Pino Settanni. Gli affreschi affascinanti di strada di due contemporanei, Maurizio Fraschetti, viaggiatore instancabile delle realtà sociali italiane, e Vittorio Daniele, autore di importanti reportage su eventi storico-politici in diverse zone del pianeta.Insieme e ‘a contatto’ con loro, i giovani che li hanno analizzati, studiati, riletti: Carola Blondelli, Jacopo Brucculeri, Andrea Ciccarese, Giordana Citti, Giulia De Gregori, Chiara Masia, Flavia Mazzoni, Matteo Piacenti, Paolo Pirani Fasoli, Alex Tabellini. I loro sono lavori che accolgono il gioco proposto con opzioni differenti: ci sono la citazione ironica della foto originaria, il controcampo, l’analogia poetica. Affascina di questi confronti un felice anacronismo, che pone le foto recenti in una dimensione storica, quasi ‘d’archivio’, e restituisce alle foto ‘classiche’ (di cui alcune hanno svariati decenni di età), la loro intatta attualità e urgenza espressiva.

La mostra diventa così l’occasione di assistere a un vivaio di talenti italiani, e rileggere in una luce diversa e accattivante dei capisaldi della fotografia italiana. Soprattutto riunendo tre maestri totali che il Luce sta riproponendo con passione al grande pubblico con mostre e approfondimenti. Gli Sguardi di Porry-Pastorel, Garrubba, Settanni si inseriscono in una missione di riscrittura della storia fotografica del ‘900, specie del fotogiornalismo, un genere che ha goduto e gode di grande popolarità immediata, ma non sempre nella nostra cultura si afferma come valore nella più grande storia di quest’arte.

Con la rivalutazione di questi e di altri autori, il Luce propugna un allargamento della visuale di questa storia.

Immagini dagli Archivi:
Fondo Pastorel (Archivio Luce-Cinecittà), Fondo Settanni (Archivio Luce – Cinecittà), Fondo Garrubba (Archivio Luce-Cinecittà), Vittorio Daniele, Maurizio Fraschetti

Foto di: Carola Blondelli, Jacopo Brucculeri, Andrea Ciccarese, Giordana Citti, Giulia De Gregori, Chiara Masia, Flavia Mazzoni, Matteo Piacenti, Paolo Pirani Fasoli, Alex Tabellini

Foto di backstage: Maria Cristina Valeri, Riccardo Ferranti, Gilberto Maltinti.

Catalogo edito da Cinecittà Spa\TWM Factory. Testi di Maria Gabriella Macchiarulo, Riccardo Ferranti, Patrizia Cacciani, Maurizio Fraschetti, Vittorio Daniele.

https://cinecitta.com/IT/it-it/news/45/9483/contatto-2021-dialogo-tra-maestri-della-fotografia-e-giovani-talenti.aspx

https://www.roma-fotografia.it/contatto/

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CONTACT 2021: DIALOGUE BETWEEN MASTERS OF PHOTOGRAPHY AND YOUNG TALENTS

Open to the public from 3 to 28 November in Rome, at the Contatto 2021 spaces, the exhibition created and promoted by Archivio Storico Luce / Cinecittà and TWM Factory in collaboration with the Lazio Region and Rome Photography, curated by Maria Gabriella Macchiarulo and Riccardo Ferranti . A surprising experiment, a laboratory of discoveries, a small history of Italian photography from the early 1900s to tomorrow.

The exhibition, included in the ROME PHOTOGRAPHY FREEDOM 2021 program, creatively and dynamically brings together and intertwines 60 shots, comparing the works of three giants of twentieth-century photography, Adolfo Porry-Pastorel (1888-1960), Caio Mario Garrubba ( 1923-2015) and Pino Settanni (1949-2010), those of two well-known contemporaries, Maurizio Fraschetti and Vittorio Daniele, and ten emerging photographers, all under 35, who in 2021 took part in the first ‘Contact’ masterclass at the laboratories of the large photographic archive of the Istituto Luce, a treasure of three million photos for over a century of images. Thus literally bringing together a wealth of professionalism and experience, with new energies, techniques and trends.

The result is an illuminating group slide, which brings together the history of twentieth century photography and photojournalism, and a look at what moves in the contemporary Italian lens.

“This initiative is the first, small sign of the great commitment that the new management of Cinecittà intends to put in place for the new generations”, comments the president of Cinecittà, Chiara Sbarigia. “The one kept by Cinecittà and the Luce Archive is a wealth of experiences, creativity and history that can represent a formidable source of inspiration for today’s artists. We intend to offer them the opportunity to treasure the past to make their future artistically richer ”, he concludes.

The exhibition is based on a simple and creative game, a fascinating combinatorial experiment. Ten images each of three great ones, Adolfo Porry-Pastorel, Caio Mario Garrubba, Pino Settanni, coming from their precious funds preserved in the Luce Archive. Ten images of two contemporaries such as Maurizio Fraschetti and Vittorio Daniele. These 50 images, entrusted to the eyes and hands of ten young photographers under 35. Each of them was asked to choose a photo, and reinterpret it in a new shot according to their own style, taste, emotion.

The result is 10 ‘diptychs’, which unite a master of yesterday and today with a young talent. Ten ‘dialogues’ between photographs sometimes decades apart. And between generations, techniques and technologies, gazes, movements, trends, provocations, sensibilities. 10 diptychs plus 40 large photos that form an unexpected and surprising path. The images of early photojournalism, from the 1920s to the 1940s by Porry-Pastorel; the shots of a reportage giant like Caio Garrubba (currently on display at Palazzo Merulana with an event that takes stock of his stature as a European minimum), from the 1950s to the 1970s; the photos of a genius of cinema and travel portraiture like Pino Settanni. The fascinating street frescoes of two contemporaries, Maurizio Fraschetti, tireless traveler of Italian social realities, and Vittorio Daniele, author of important reports on historical-political events in different areas of the planet. they analyzed, studied, reread them: Carola Blondelli, Jacopo Brucculeri, Andrea Ciccarese, Giordana Citti, Giulia De Gregori, Chiara Masia, Flavia Mazzoni, Matteo Piacenti, Paolo Pirani Fasoli, Alex Tabellini. Theirs are works that welcome the proposed game with different options: there are the ironic quotation of the original photo, the reverse shot, the poetic analogy. A happy anachronism fascinates these comparisons, which places recent photos in a historical, almost ‘archive’ dimension, and restores their intact timeliness and expressive urgency to ‘classic’ photos (some of which are several decades old).

The exhibition thus becomes an opportunity to attend a nursery of Italian talents, and reread the cornerstones of Italian photography in a different and captivating light. Above all by bringing together three total masters that Luce is passionately proposing to the general public with exhibitions and insights. The Sguardi of Porry-Pastorel, Garrubba, Settanni are part of a mission to rewrite the photographic history of the 1900s, especially photojournalism, a genre that enjoyed and enjoys immediate popularity, but not always asserts itself as a value in our culture. in the greatest history of this art.

With the re-evaluation of these and other authors, Luce advocates a broadening of the vision of this story

Images from the Archives:

Pastorel (Luce-Cinecittà Archive), Settanni (Luce Archive – Cinecittà), Garrubba Fund (Luce-Cinecittà Archive), Vittorio Daniele, Maurizio Fraschetti

Photos by: Carola Blondelli, Jacopo Brucculeri, Andrea Ciccarese, Giordana Citti, Giulia De Gregori, Chiara Masia, Flavia Mazzoni, Matteo Piacenti, Paolo Pirani Fasoli, Alex Tabellini

Backstage photos: Maria Cristina Valeri, Riccardo Ferranti, Gilberto Maltinti.

Catalog published by Cinecittà Spa \ TWM Factory. Texts by Maria Gabriella Macchiarulo, Riccardo Ferranti, Patrizia Cacciani, Maurizio Fraschetti, Vittorio Daniele.

https://cinecitta.com/IT/it-it/news/45/9483/contatto-2021-dialogo-tra-maestri-della-fotografia-e-giovani-talenti.aspx

https://www.roma-fotografia.it/contatto/

Exhibitions

AFGHANISTAN. IL GRANDE GIOCO

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Nel contesto della Cartellone di mostre fotografiche ROMA FOTOGRAFIA 2021 FREEDOM, Palazzo merulana ospita nella videoroom al terzo piano la mostra/videoproiezione AFGHANISTAN. IL GRANDE GIOCO.
Il racconto di questa terra fragile e da anni martoriata attraverso le fotografie di Luciano del Castillo e Gilberto Maltinti
che, con le loro videoisntallazioni “Stanze di vita quotidiana” e “Zabardast” raccontano i mille volti dell’Afghanistan, dagli anni ‘90 a oggi, da Kabul al Corridoio del Whakan.

Talebani, Americani, Cinesi, Inglesi, Russi e Italiani. Da anni sono i giocatori protagonisti della vita politica, economica e culturale di questa terra aspra e affascinante. Ma l’Afghanistan non è solo Kabul, Kandahar, Herat, Mazar-i Sharif e Kunduz. Oggi nelle ultime cronache rimbalza prepotentemente il nome di una striscia di terra, pietre, rocce e sabbia, sconosciuta ai più, che si inerpica in cima al mondo tra il  Tagikistan a Nord, il Pakistan a sud e la Cina all’estremo Est. Il nuovo campo del Grande Gioco afghano è il Corridoio del Whakan.

La mostra è composta da due videodoc.

“STANZE DI VITA QUOTIDIANA”

Le fotografie di Luciano del Castillo raccontano la vita dei civili e dei militari impegnati nel Grande Gioco della politica e delle guerre dal 1979 a oggi. Le immagini proposte fanno parte di un progetto fotografico sul campo, ottenuto a prezzo di alti rischi. “È stata una follia pura – racconta Del Castillo – narrare questa terra martoriata senza il filtro degli uffici stampa militari, camminare senza scorte tra le persone ma con contatti del posto come gli operatori di Emergency”.

 “ZABARDAST!”

È un viaggio attraverso la lunga striscia di pietra, rocce e sabbia, sospesa a 5000 msl in cima al mondo tra Tagikistan, Pakistan e Cina. Il Corridoio del Whakan, per anni sconosciuto al resto del mondo, abitato da poche migliaia di pastori e nomadi, oggi è sul tavolo da gioco degli interessi tra Talebani e Cina. La tranquillità quotidiana di pastori, nomadi, mandrie al pascolo e piccoli villaggi – raccontata dalle fotografie di Maltinti – sarà entro l’anno sconvolta dall’onda intransigente talebana e dai massicci investimenti cinesi.
Le Videoinstallazioni, con più di 160 fotografie, della durata di 12 minuti, sono in mostra nella Videoroom di Palazzo Merulana, dal 10 novembre al 28 novembre 2021, nel contesto del Festival della Fotografia ROMA FOTOGRAFIA 2021 FREEDOM, a cura di Maria Cristina Valeri e Alex Mezzenga.

 

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AFGHANISTAN. THE GREAT GAME.

In the context of the FREEDOM ROME PHOTOGRAPHY 2021 photo exhibition billboard, Palazzo Merulana hosts the AFGHANISTAN exhibition / video projection in the video room on the third floor. THE GREAT GAME.

 The story of this fragile land that has been tormented for years through the photographs of Luciano del Castillo and Gilberto Maltinti who, with their video installations “Rooms of daily life” and “Zabardast” tell the thousand faces of Afghanistan, from the 90s to today , from Kabul to the Whakan Corridor.

Taliban, American, Chinese, British, Russian and Italian. For years they have been the protagonists of the political, economic and cultural life of this harsh and fascinating land. But Afghanistan is not just Kabul, Kandahar, Herat, Mazar-i Sharif and Kunduz. Today in the latest chronicles the name of a strip of land, stones, rocks and sand, unknown to most, that climbs to the top of the world between Tajikistan in the north, Pakistan in the south and China in the far east is bouncing overwhelmingly. the new field of the Great Afghan Game is the Whakan Corridor.

The exhibition consists of two videodocs.

“EVERYDAY LIVING ROOMS”

The photographs by Luciano del Castillo tell the life of civilians and soldiers engaged in the Great Game of politics and wars from 1979 to today. The images proposed are part of a photographic project in the field, obtained at a high risk price. “It was pure madness – Del Castillo says – to narrate this tormented land without the filter of the military press offices, walking without escorts among the people but with local contacts such as the operators of Emergency”.

 “ZABARDAST!”

it is a journey through the long strip of stone, rocks and sand, suspended at 5,000 meters above sea level at the top of the world between Tajikistan, Pakistan and China. The Whakan Corridor, unknown to the rest of the world for years, inhabited by a few thousand shepherds and nomads, is now on the gaming table of interests between the Taliban and China. The daily tranquility of shepherds, nomads, grazing herds and small villages – told by Maltinti’s photographs – will be upset by the uncompromising Taliban wave and massive Chinese investments within the year.

The video installations, with more than 160 photographs, lasting 12 minutes, are on display in the Videoroom of Palazzo Merulana, from 10 October to 8 November 2021, in the context of the Photography Festival ROMA FOTOGRAFIA 2021 FREEDOM, curated by Maria Cristina Valeri and Alex Mezzenga.

 

Exhibitions

ROMA FOTOGRAFIA 2021 FREEDOM VIDEOINSTALLAZIONI – A PALAZZO MERULANA

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ROMA FOTOGRAFIA 2021 FREEDOM VIDEOINSTALLAZIONI – A PALAZZO MERULANA

Nel contesto del più ampio cartellone del Festival di Fotografia ROMA FOTOGRAFIA 2021 FREEDOM, i direttori artistici Maria Cristina Valeri, Alex Mezzenga, in collaborazione con Gilberto Maltinti, hanno scelto di proiettare da maggio a ottobre nella videoroom di Palazzo Merulana le videoinstallazioni della Call internazionale “Life in the time of Coronavirus”, della Call internazionale “FREEDOM”, di Melissa Ianniello “MY GIRL IS A BOY” e di Pierluigi Ciambra “MAGIC REAL LIFE“. 

PIERLUIGI CIAMBRA “MAGIC REAL LIFE”

Vincitore del premio Miglior Portfolio nella Tappa di Italy Photo Award al International Month of Photojournalism. Videoinstallazione a cura di Roma Fotografia. Dal 22 settembre al 07 ottobre 2021, nella videoroom al terzo piano di Palazzo Merulana.

Un progetto che parte da un contesto familiare e intimo, le sue due figlie per arrivare a raccontare, attraverso un linguaggio simbolico, il tema dell’infanzia e della dimensione tra realtà e fantasia. Quest’ultima tipica dei bambini. L’autore compie un viaggio visivo con le sue figlie e riesce a stabilire con ciascuna di loro, una relazione unica con le quali rivive sensazioni, ricordi, sogni. L’intento di Ciambra è quello di raccontare l’incanto che appartiene all’infanzia di ognuno di noi. La dimensione fantasiosa viene ben rappresentata dalle stesse tinte cromatiche surreali. Colori vivaci, giochi di luce e soggetti magici in primo piano. Uno stile nuovo che evoca le emozioni e la passione dell’autore nel creare il progetto. L’infanzia vista attraverso il vivere quotidiano può risultare un’azione straniante per l’occhio adulto.
I ricordi sono sfumati, incerti e distanti dalla realtà.
È come perdere improvvisamente l’orientamento e trovarsi in un altro mondo, quasi magico, dove ci si
trova in bilico sul confine tra realtà e fantasia.
Una dimensione tangibile e insieme onirica in cui pare che tutto sia possibile, come se si trascendesse e
si superasse il tempo.
Eppur la raffigurazione è realista, attenta e precisa. Anche i dettagli in apparenza irrilevanti emergono
e acquisiscono elementi magici che, nello scorrere le immagini, diventano normalità.
Questo equilibrismo tra realtà e fantasia viene fermato e catturato nei ritratti di ambienti intimi, sullo
sfondo di un piccolo paese del sud Italia, nei volti di bambine che crescono e scoprono il mondo, quello
che ancora non è il loro.
E lo fanno con la libertà di chi svela i misteri senza schemi e congetture, con la purezza e l’ingegno
della curiosità infantile.

MELISSA IANNIELLO “MY GIRL IS A BOY”

Videoinstallazione a cura di Roma Fotografia Dal 1 al 19 settembre 2021, nella videoroom al terzo piano di Palazzo Merulana.

“Capita che se sei una persona trans e hai un aspetto ancora corrispondente al tuo sesso anagrafico, la società ti identifichi con quel sesso automaticamente, senza rispettare la tua autodeterminazione circa la tua identità di genere. Finché Davide non avrà un aspetto canonicamente maschile, la società continuerà a identificarlo come ragazza. Ma Davide non ha bisogno della società per riconoscersi: lui è un ragazzo e lo è sempre stato. Da qui il titolo, che può essere letto anche in un altro senso, complementare; ironicamente, pone l’accento sul fatto che le etichette spesso crollano di fronte alla complessità della vita reale, in un cortocircuito del sistema con cui percepiamo l’amore: io, lesbica, e la mia ragazza, in realtà, è un ragazzo. Quando inizio a ritrarre Davide, la nostra convivenza è appena all’inizio. Il mio intento iniziale è quello di documentare la sua transizione nel corso degli anni. Fotografo lui, e nel farlo parlo di noi. Credevamo che l’amore ci avrebbe portato a superare qualunque ostacolo – anche le nostre reciproche identità, così complesse, e il nostro diverso orientamento sessuale. Davide si scopre, si riconosce, è nel pieno della sua autodeterminazione. Io osservo. Sono convinta di star proseguendo il cammino insieme a lui ma piano piano diventa chiaro che le nostre strade si stanno separando: a volte non basta amarsi per stare insieme.

Tutto ciò può sembrare amaro: in realtà, è soltanto il preludio di un nuovo inizio – la storia continua. My Girl is a Boy assume quindi un significato universale: diventa la storia di chi, nel trovare se stesso, lascia andare qualcosa. La storia di Davide sposta quindi l’accento dall’amore romantico che vede due persone completarsi a vicenda, all’amore per se stessi, dove ci si completa da soli”.

VIDEO INSTALLAZIONE “CALL FREEDOM”

Dal 9 luglio al 30 agosto 2021, nella videoroom al terzo piano di Palazzo Merulana i direttori artistici di Roma Fotografia 2021 FREEDOM, Maria Cristina Valeri, Alex Mezzenga, in collaborazione con Gilberto Maltinti, presentano la Video Installazione realizzata grazie alle immagini vincitrici della call FREEDOM organizzata da Roma Fotografia, la rivista IL FOTOGRAFO, Bresciani Visual Art Camera Service Roma, The Walkman Magazine e con il supporto del Festival della Fotografia Etica e la Biennale della Fotografia Femminile.

VIDEO INSTALLAZIONE “LIFE IN THE TIME OF CORONAVIRUS”

Dal 21 maggio 2021, la Sala Proiezioni al terzo piano di Palazzo Merulana apre le porte alle videoinstallazioni realizzate grazie alla Call internazionale “Life in the time of Coronavirus” che in pochi mesi, nel 2020, ha raccolto oltre 10.000 immagini.

Per tutto il giorno si alternerano le immagini di tre progetti audiovisivi:“Shutdown”, prodotto e realizzato dall’Istituto Luce – Cinecittà: audiovideo della regista Serenella Scuri; “After 11/03”, prodotto e realizzato da Roberto Palattella; “Roma Fotografia”, Selezione del Comitato Scientifico della call internazionale LIFE IN THE TIME OF CORONAVIRUS, promossa da Roma Fotografia in collaborazione con Ia rivista Il Fotografo, Festival della Fotografia Etica di Lodi, insieme a TWM Factory, The Walkman Magazine e Bresciani Visual Art con il sostegno dell’ Istituto Luce – Cinecittà, ha raccolto oltre 10.000 immagini da tutto il mondo tra marzo e agosto del 2020. Dalla Spagna all’Inghilterra, dall’Iran al Brasile, dall’India a lNepal, oltre che dall’Italia. Migliaia di persone hanno voluto rispondere all’appello con l’obiettivo di costruire una narrazione collettiva che ha raccontato la forza e la violenza del virus. Ma anche la capacità dell’uomo di lottare per il proprio benessere e coltivare la propria speranza.
Tre racconti foto-audiovideo unici ed emozionanti che dialogano con le splendide opere d’arte della Collezione Cerasi.

 

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ROME PHOTOGRAPHY 2021 FREEDOM VIDEO INSTALLATIONS – AT PALAZZO MERULANA

In the context of the broader program of the ROME PHOTOGRAPHY 2021 FREEDOM Photography Festival, the artistic directors Maria Cristina Valeri, Alex Mezzenga, in collaboration with Gilberto Maltinti, have chosen to project the video installations of the international Call from May to October in the videoroom of Palazzo Merulana ” Life in the time of Coronavirus “, of the international call” FREEDOM “, of Melissa Ianniello” MY GIRL IS A BOY “and of Pierluigi Ciambra” MAGIC REAL LIFE “.

PIERLUIGI CIAMBRA “MAGIC REAL LIFE”

Winner of the Best Portfolio Award in the Italy Photo Award at the International Month of Photojournalism. Video installation by Roma Fotografia. From 22 September to 07 October 2021, in the videoroom on the third floor of Palazzo Merulana.

A project that starts from a family and intimate context, his two daughters to get to tell, through a symbolic language, the theme of childhood and the dimension between reality and fantasy. The latter is typical of children. The author goes on a visual journey with his daughters and manages to establish with each of them a unique relationship with which he relives sensations, memories, dreams. Ciambra’s intent is to tell the enchantment that belongs to the childhood of each of us. The imaginative dimension is well represented by the same surreal chromatic shades. Bright colors, plays of light and magical subjects in the foreground. A new style that evokes the emotions and the passion of the author in creating the project. Childhood seen through everyday life can be an alienating action for the adult eye.

Memories are blurred, uncertain and distant from reality.

It’s like suddenly losing your bearings and finding yourself in another world, almost magical, where you are finds itself poised on the border between reality and fantasy. A tangible and dreamlike dimension in which it seems that everything is possible, as if it were transcended and time exceeded. Yet the representation is realistic, careful and precise. Even the seemingly irrelevant details emerge and they acquire magical elements which, as the images scroll through, become normality.

This balancing act between reality and fantasy is stopped and captured in the portraits of intimate environments, on background of a small town in southern Italy, in the faces of little girls who grow up and discover the world, that which is not yet theirs. And they do it with the freedom of those who reveal mysteries without schemes and conjectures, with purity and ingenuity of childhood curiosity.

MELISSA IANNIELLO “MY GIRL IS A BOY”

Video installation by Roma Fotografia From 1 to 19 September 2021, in the videoroom on the third floor of Palazzo Merulana.

“It happens that if you are a trans person and you still have an appearance corresponding to your real sex, society identifies you with that sex automatically, without respecting your self-determination about your gender identity. Until David has a canonically masculine appearance, society will continue to identify him as a girl. But Davide does not need society to recognize himself: he is a boy and always has been. Hence the title, which can also be read in another complementary sense; ironically, it emphasizes that labels often collapse in the face of the complexity of real life, in a short circuit of the system with which we perceive love: me, a lesbian, and my girlfriend, in reality, is a boy. When I start portraying Davide, our coexistence is just beginning. My initial intent is to document its transition over the years. I photograph him, and in doing so I speak of us. We believed that love would lead us to overcome any obstacle – even our mutual identities, so complex, and our different sexual orientation. Davide discovers himself, he recognizes himself, he is in the midst of his self-determination. I observe. I am convinced that I am continuing the journey with him but slowly it becomes clear that our paths are separating: sometimes it is not enough to love each other to be together.

All of this may seem bitter: in reality, it is only the prelude to a new beginning – the story continues. My Girl is a Boy therefore takes on a universal meaning: it becomes the story of those who, in finding themselves, let something go. David’s story therefore shifts the emphasis from romantic love that sees two people complement each other, to love for themselves, where they complete themselves “.

“CALL FREEDOM” INSTALLATION VIDEO

From 9 July to 30 August 2021, in the videoroom on the third floor of Palazzo Merulana the artistic directors of Roma Fotografia 2021 FREEDOM, Maria Cristina Valeri, Alex Mezzenga, in collaboration with Gilberto Maltinti, present the Video Installation created thanks to the winning images of the FREEDOM call organized by Roma Fotografia, IL FOTOGRAFO magazine, Bresciani Visual Art Camera Service Roma, The Walkman Magazine and with the support of the Festival of Ethical Photography and the Biennial of Female Photography.

VIDEO INSTALLATION “LIFE IN THE TIME OF CORONAVIRUS”

From May 21, 2021, the Projection Room on the third floor of Palazzo Merulana opens its doors to video installations made thanks to the international Call “Life in the time of Coronavirus” which in a few months, in 2020, collected over 10,000 images.

Throughout the day the images of three audiovisual projects alternated: “Shutdown”, produced and created by the Istituto Luce – Cinecittà: audio video by the director Serenella Scuri; “After 11/03”, produced and created by Roberto Palattella; “Roma Fotografia”, Selection of the Scientific Committee of the international call LIFE IN THE TIME OF CORONAVIRUS, promoted by Roma Fotografia in collaboration with Il Fotografo magazine, Festival of Ethical Photography in Lodi, together with TWM Factory, The Walkman Magazine and Bresciani Visual Art with the support of the Istituto Luce – Cinecittà, it collected over 10,000 images from all over the world between March and August 2020. From Spain to England, from Iran to Brazil, from India to Epal, as well as from Italy. Thousands of people wanted to respond to the appeal with the aim of building a collective narrative that recounted the strength and violence of the virus. But also man’s ability to fight for his own well-being and cultivate his own hope.

Three unique and exciting photo-audio-video stories that interact with the splendid works of art from the Cerasi Collection.

 

Exhibitions

Premio Fotografia al femminile “Bresciani Visual art” Roma fotografia 2021 Freedom

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Nel contesto del più ampio cartellone del Festival di Fotografia ROMA FOTOGRAFIA 2021 FREEDOM, grazie alla direzione artistica di Maria Cistina Valeri, Alex Mezzenga e Gilberto Maltinti, la Call Fotografica Internazionale ha raccolto migliaia di immagini. Tra ottobre e novembre, le fotografie vincitrici saranno in mostra alla Galleria Bresciani Visual Art e videoproiettate nella videoroom di Palazzo Merulana.

 

Con il Premio “FOTOGRAFIA AL FEMMINILE BRESCIANI VISUAL ART” gli Organizzatori hanno acceso le luci andando a cercare lo sguardo delle donne, la loro interpretazione fotografica su un tema complesso e denso di sfumature.

 

Il significato e il desiderio di libertà per uomini e donne coincide e non coincide nei bisogni, nei diritti così come nei doveri, nelle possibilità e nelle opportunità, nella percezione di sé e del proprio esistere in un mondo che procede con velocità diverse e con tutele spesso inconciliabili con il senso e la sostanza di un diritto inalienabile come la libertà.

 

L’iniziativa nasce dalla volontà di valorizzare il talento femminile e accendere le luci sullo sguardo delle donne e la loro interpretazione fotografica su un tema complesso e denso di sfumature come la libertà. Per sollecitare e stimolare tutte le fotografe a scrivere con le loro immagini il racconto del coraggio, della fantasia, del non visibile, della curiosità, di l’estrosità di cui sono capaci attingendo alla loro storia e a ciò che quotidianamente osservano e vivono per descrivere quali siano oggi gli spazi conquistati e le zone buie, i desideri inseguiti, gli orizzonti sognati.

Le opere selezionate dal comitato artistico saranno esposte in una mostra presso la Galleria Bresciani Visual Art dal 1 al 31 ottobre del Festival Roma Fotografia 2021 Freedom. Una selezione ulteriore sarà inoltre video proiettata nella videoroom di Palazzo Merulana.

 

Proclamate le vincitrici della call Premio Fotografia al femminile Bresciani Visual Art promossa dall’associazione Roma Fotografia in collaborazione con IL FOTOGRAFO, TWM Factory, Bresciani Visual Art, Camera Service Centro Autorizzato Canon Roma e The Walkman Magazine, con il supporto del Festival della Fotografia Etica di Lodi e la Biennale di Fotografia Femminile di Mantova.

 

Due le categorie previste – Short Story e Single Shot – le opere vincitrici e selezionate dal comitato artistico saranno esposte in una mostra allestita presso la galleria Bresciani Visual Art a Roma dal 1 al 31 ottobre nell’ambito del Festival Roma Fotografia 2021 Freedom, iniziativa promossa da Roma Fotografia in collaborazione con Palazzo Merulana, Fondazione Cerasi Coopculture, Istituto Luce – Cinecittà, Stadio di Domiziano, con il sostegno della Regione Lazio e il patrocinio di Roma Capitale, promossa da Roma Culture.

 

“ll percorso femminile è sempre stato segnato da troppe ferite, limiti, disuguaglianze, atrocità – spiega il presidente di Roma Fotografia, Maria Cristina Valeri – e in questo percorso 

il significato e il desiderio di libertà per le donne appaiono nitidi e contraddistinti nei bisogni, nei diritti così come nei doveri, nelle possibilità e nelle opportunità. Con le loro opere tutte le fotografe hanno risposto al nostro appello esprimendo emozioni forti, sentimenti e testimonianze importanti”.

 

Vincitrici della categoria Single shot sono Stefania Bonfiglio, al primo posto con Il volo della libertà, Paola Limena con La mente vola e Laura Daddabbo con A little 50s.

Menzione speciale per Lavinia Paolini con l’opera Il tempo ritrovato.

 

Per la categoria Short story il primo posto va a Melissa Ianniello.

Napoletana, la fotografa e documentarista ha vinto con Wish it Was a Coming Out, un lavoro che in realtà è un progetto a lungo termine, frutto della sofferenza  dell’autrice per non aver saputo parlare ai nonni della sua omosessualità. Schiacciata dal peso di una confessione mancata cerca il riscatto e decide di raccogliere esperienze vicine per età ai suoi nonni e a se stessa per orientamento sessuale. Protagonista dell’opera è un gruppo di donne e uomini, lesbiche e gay, tra i 60 e i 90 anni  che Melissa incontra viaggiando in tutta Italia per condividere una storia intima e individuale e nello stesso tempo comune.

 

Per il secondo posto nella stessa categoria il comitato artistico ha scelto Shabana Zahir con l’opera Il nostro viaggio. Afgana, poco più che ventenne, arriva in Italia a piedi dal Paese dove la fotografia è proibita. Qui Shabana scopre il mondo e un modo per raccontarlo, per esprimersi, per affrontare il uso passato, le sue paure; impara a guardare il mondo che la circonda in modo diverso, a comunicare con una foto, capisce che può leggere la storia indesiderata delle vite di chi la circonda, raccontarla senza usare le parole. Può provare a farsi ascoltare. Nasce così questo progetto fotografico, un percorso per raccontare la sua storia, i suoi sogni, le sue paure, le condizioni e la vita della sua famiglia, delle sue amiche, delle donne che vivono dentro al campo con lei. Nessuno meglio di lei può raccontare che nonostante tutto si continua a sognare, a sperare, sorridere, credere e combattere. Non una profuga che racconta di profughi, ma una Donna che racconta le Donne.

 

Terza classificata è Rosita Lusignani, piacentina, con Madame Curie ha voluto descrivere 

in breve la storia del Premio Nobel per la Chimica del 1911 per i suoi studi sull’isolamento del radio e del polonio. Donna determinata e decisa a percorrere la sua strada in un’epoca in cui l’istruzione e l’università era quasi esclusivo appannaggio maschile. Marie si fa strada ignorando e contrastando il pensiero, le critiche e le opinioni altrui, sempre convinta e consapevole della propria intelligenza.

 

“Le autrici dei progetti vincitori – continua Valeri  – hanno saputo esprimere una straordinaria capacità di raccontare tre visioni distinte sul concetto di libertà sviluppandole con incredibili scatti. Abbiamo apprezzato molto anche le immagini vincitrici della categoria Single Shot perché con una sola fotografia hanno veicolato messaggi forti ed evocativi”. “Tutte le fotografe – conclude Valeri – hanno prodotto opere caratterizzate da una notevole introspezione, frutto, tuttavia, di una profonda riflessione e di un dialogo costante con la realtà esterna. Questo è quello che le donne fanno da sempre e a cui noi abbiamo voluto contribuire a dare voce”.

 

Tutte le informazioni sulle iniziative di Roma Fotografia 2021 Freedom sono disponibili sul sito www.roma-fotografia.it

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In the context of the broader program of the ROMA FOTOGRAFIA 2021 FREEDOM Photography Festival, thanks to the artistic direction of Maria Cistina Valeri, Alex Mezzenga and Gilberto Maltinti, the International Photographic Call has collected thousands of images. Between October and November, the winning photographs will be on display at the Bresciani Visual Art Gallery and videoprojected in the videoroom of Palazzo Merulana.

With the “FEMALE BRESCIANI VISUAL ART PHOTOGRAPHY” Award, the Organizers turned on the lights going to look for the gaze of women, their photographic interpretation on a complex and nuanced theme.

The meaning and desire for freedom for men and women coincide and do not coincide in needs, rights as well as duties, possibilities and opportunities, in the perception of oneself and of one’s own existence in a world that proceeds at different speeds and with safeguards. often irreconcilable with the meaning and substance of an inalienable right like freedom.

The initiative stems from the desire to enhance female talent and turn on the lights on women’s gaze and their photographic interpretation on a complex and nuanced theme such as freedom. To urge and stimulate all the photographers to write with their images the story of the courage, the imagination, the invisible, the curiosity, the whimsy they are capable of drawing on their history and what they observe and experience every day to describe what they are. today the conquered spaces and the dark areas, the pursued desires, the dreamed horizons.

The works selected by the artistic committee will be exhibited in an exhibition at the Bresciani Visual Art Gallery from 1 to 31 October of the Roma Fotografia 2021 Freedom Festival. A further selection will also be video projected in the videoroom of Palazzo Merulana.

The winners of the Bresciani Visual Art Female Photography Award call promoted by the Roma Fotografia association in collaboration with IL FOTOGRAFO, TWM Factory, Bresciani Visual Art, Camera Service Authorized Canon Center Roma and The Walkman Magazine, with the support of the Festival of the Ethical Photography of Lodi and the Biennial of Female Photography of Mantua.

Two categories – Short Story and Single Shot – the winning works selected by the artistic committee will be exhibited in an exhibition set up at the Bresciani Visual Art gallery in Rome from 1 to 31 October as part of the Roma Foto-grafia 2021 Freedom Festival, initiative promoted by Roma Fotografia in collaboration with Palazzo Merulana, Cerasi Coopculture Foundation, Istituto Luce – Cinecittà, Domitian Stadium, with the support of the Lazio Region and the patronage of Roma Capitale, promoted by Roma Culture.

“The women’s path has always been marked by too many wounds, limits, inequalities, atrocities – explains the president of Roma Fotografia, Maria Cristina Valeri – and in this path

the meaning and desire for freedom for women appear clear and marked in needs, rights as well as duties, possibilities and opportunities. With their works, all the photographers responded to our appeal by expressing strong emotions, feelings and important testimonies ”.

The winners of the Single shot category are Stefania Bonfiglio, in first place with Il volo della liberty, Paola Limena with The mind flies and Laura Daddabbo with A little 50s.

Special mention for Lavinia Paolini with the work Time regained.

 

For the Short story category the first place goes to Melissa Ianniello.

Neapolitan, the photographer and documentarian won with Wish it Was a Coming Out, a work that is actually a long-term project, the result of the author’s suffering for not being able to talk to her grandparents about her homosexuality. Overwhelmed by the weight of a failed confession, she seeks redemption and decides to collect experiences close in age to her grandparents and herself by sexual orientation. The protagonist of the work is a group of women and men, lesbians and gays, between the ages of 60 and 90 that Melissa meets while traveling throughout Italy to share an intimate and individual and at the same time common story.

For second place in the same category, the artistic committee chose Shabana Zahir with the work Our journey. An Afghan, in her early twenties, arrives in Italy on foot from the country where photography is prohibited. Here Shabana discovers the world and a way to tell it, to express herself, to face past use, her fears; she learns to look at the world around her in a different way, to communicate with a photo, she understands that she can read the unwanted story of the lives of those around her, tell it without using words. He can try to be heard. Thus was born this photographic project, a path to tell her story, her dreams, her fears, the conditions and the life of her family, her friends, the women who live in the camp with her. No one better than her can tell that despite everything we continue to dream, to hope, to smile, to believe and to fight. Not a refugee who talks about refugees, but a woman who talks about women.

Third place is Rosita Lusignani, from Piacenza, with Madame Curie she wanted to de-write

in short, the history of the 1911 Nobel Prize in Chemistry for his studies on the insulation of radium and polonium. Woman determined and determined to walk her own path in an era when education and university were almost exclusively male prerogative. Marie makes her way ignoring and opposing the thoughts, criticisms and opinions of others, always convinced and aware of her own intelligence.

“The authors of the winning projects – continues Valeri – have been able to express an extraordinary ability to tell three distinct visions on the concept of freedom, developing them with incredible shots. We also really appreciated the winning images of the Single Shot category because with just one photograph they conveyed strong and evocative messages ”. “All the photographers – concludes Valeri – have produced works characterized by considerable introspection, the result, however, of a profound reflection and constant dialogue with external reality. This is what women have always done and to which we wanted to contribute to give a voice ”.

All information about Roma Fotografia 2021 Freedom are available on the website www.roma-fotografia.it

Personal Exhibitions

Mostre

Le due dimensioni di Roma

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“Le due dimensioni di Roma. 1914-2014”.

Sommario: 

Fotografie bidimensionali e stereoscopiche dagli archivi fotografici del nobiluomo Vacchini Pizzotto del 1914, e gli scatti del 2014 di Gilberto Maltinti e Lorenzo Dina dello studio Parioli Fotografia. Ieri una scatola magica in legno, ottone e vetro, oggi gli occhialini e i visori di ultima generazione per ammirare le foto: è questo il filo conduttore della mostra.11 giugno – 20 settembre 2014 presso l’albergo Aldrovandi Villa Borghese in via Ulisse Aldrovandi 15 nel quartiere dei Parioli a ROMA. 

Testo:
In esposizione foto inedite dei primi del 1900 provenienti dall’archivio fotografico della nobile famiglia italo-svizzera Vacchini Pizzotto, nonché gli scatti contemporanei dei fotografi Gilberto Maltinti e Lorenzo Dina dello studio romano Parioli Fotografia.
Ieri una scatola magica in legno, ottone e vetro, oggi gli occhialini e i visori di ultima generazione per ammirare le foto: è questo il filo conduttore della mostra.
Le vecchie foto infatti sono state scattate tra il 1914 e il 1948 dal fotoamatore Giuseppe Vacchini Pizzotto con una tecnica stereoscopica che precorreva allora le attuali foto in 3D. Il nobiluomo con la sua macchina fotografica dotata di due obiettivi fermava la luce delle sue doppie inquadrature su lastre di vetro che inserite in un visore ottico, venivano guardate simultaneamente donando un effetto tridimensionale.
Gilberto Maltinti, fotografo e reporter di viaggio ha acquisito l’intero archivio e nell’ultimo anno insieme al fotografo Lorenzo Dina, ha girato, scovato e trovato le stesse inquadrature di allora realizzando foto stereoscopiche con moderna tecnologia.
Il risultato quindi é una mostra godibile in un continuo rimando tra passato e presente per ammirare da una parte gli scatti originali di inizio Novecento con tanto di didascalie scritte a mano e brevi note del fotoamatore, mentre dall’altra utilizzando i moderni visori stereoscopici si godono le stesse inquadrature di una Roma contemporanea inevitabilmente mutata nel paesaggio.

Le fotografie d’epoca del nobiluomo Vacchini Pizzotto risultano quanto mai attuali nella scelta dell’inquadratura e non sembrano essere datate. Niente immagini banali effetto cartolina, bensì un racconto fotografico dallo stile documentaristico o evocativo. Qualche esempio? La cupola di San Pietro riflessa sull’acqua dopo un temporale, l’inaugurazione dell’Altare della Patria o una piena del Tevere.
Se il nobiluomo Vacchini Pizzotto ha realizzato una foto sull’antico ponte di ferro che collegava un tempo il lungotevere a piazza Trilussa, i due fotografi di Parioli Fotografia hanno allestito un set con la stessa inquadratura dove oggi però svetta il ponte principe Amedeo Savoia Aosta.
E se le immagini dei primi del secolo scorso mostrano i lavori in corso per la pavimentazione di piazza Venezia o i binari del tram di via del Plebiscito, le fotografie contemporanee offrono al visitatore uno sguardo a cento anni di distanza su lembi di città profondamente mutati con le stesso emozionante effetto evocativo.  

In mostra fino al 20 settembre 2014 all’Aldrovandi Villa Borghese venti fotografie di grandi dimensioni a colori e in bianco e nero e colori.

  “1914-2014. Le due dimensioni di Roma”
Fotografie bidimensionali e stereoscopiche dagli archivi fotografici del nobiluomo Vacchini Pizzotto del 1914 e scatti del 2014 di Gilberto Maltinti e Lorenzo Dina dello studio Parioli Fotografia.
11 giugno – 20 settembre 2014
Aldrovandi Villa Borghese Via Ulisse Aldrovandi 15 – Roma
telefono da pubblicare per info mostra 3397781836 – 3385205213.
Ingresso libero. Orari visita: 10-23. Chiuso mai

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“The two dimensions of Rome. 1914-2014”.

Two-dimensional and stereoscopic photographs from the photographic archives of the nobleman Vacchini Pizzotto from 1914 and shots from 2014 by Gilberto Maltinti and Lorenzo Dina from the Roman studio Parioli Fotografia. 11 June – 20 September 2014 at the Aldrovandi Villa Borghese hotel in via Ulisse Aldrovandi 15 in the Parioli district in ROME. Wednesday 11 June 2014 from 7 to 10 pm, inauguration.

On exhibition unpublished photos from the early 1900s from the photographic archive of the noble Italian-Swiss family Vacchini Pizzotto, as well as contemporary shots by photographers Gilberto Maltinti and Lorenzo Dina from the Roman studio Parioli Fotografia.

Yesterday a magic box in wood, brass and glass, today the latest generation goggles and viewers to admire the photos: this is the leitmotif of the exhibition.

In fact, the old photos were taken between 1914 and 1948 by the photographer Giuseppe Vacchini Pizzotto with a stereoscopic technique that preceded the current 3D photos at the time. The nobleman with his camera equipped with two lenses stopped the light of his double frames on glass plates which, inserted in an optical viewer, were viewed simultaneously, giving a three-dimensional effect.

Gilberto Maltinti, photographer and travel reporter, has acquired the entire archive and in the last year, together with photographer Lorenzo Dina, has shot, found and found the same shots of the time, creating stereoscopic photos with modern technology.

The result is therefore an enjoyable exhibition in a continuous cross-reference between past and present to admire on the one hand the original shots of the early twentieth century complete with handwritten captions and short notes of the amateur photographer, while on the other, using modern stereoscopic viewers the same shots of a contemporary Rome inevitably changed in the landscape.

 

The vintage photographs of the nobleman Vacchini Pizzotto are very current in the choice of framing and do not seem to be dated. No banal postcard-effect images, but a photographic story with a documentary or evocative style. A few examples? The dome of San Pietro reflected on the water after a storm, the inauguration of the Altare della Patria or a flood of the Tiber.

If the nobleman Vacchini Pizzotto took a photo of the ancient iron bridge that once connected the Lungotevere to Piazza Trilussa, the two photographers from Parioli Fotografia have set up a set with the same shot where today the prince Amedeo Savoia Aosta bridge stands out.

And if the images from the beginning of the last century show the work in progress for the pavement of Piazza Venezia or the tram tracks of Via del Plebiscito, the contemporary photographs offer the visitor a glimpse of a hundred years away on strips of cities that have profoundly changed with the same exciting evocative effect.

 

On exhibition until 20 September 2014 at the Aldrovandi Villa Borghese twenty large-sized photographs in color and in black and white and colors.

Mostre

Shanghai Blu

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“SHANGHAI_BLU” mostra fotografica di Gilberto Maltinti
Shangai Blu Photographic exhibition

SOMMARIO
Shanghai è una megalopoli che vede e vive in grande. Con i suoi 24 milioni di abitanti è la città più popolata della Cina e del mondo. Capitale economica della Repubblica Popolare Cinese, Shanghai è il principale centro economico, finanziario e commerciale del paese. Soprannominata «La Parigi d’Oriente», Shanghai è anche una delle metropoli più alla moda d’Asia, animata da una scena culturale stimolante e in continua espansione. IL fotografo Gilberto Maltinti l’’ha raccontata con questo reportage insolito, sul filo del colore blu.

TESTO

Shanghai. Ogni giorno è un susseguirsi di eventi, mostre e vernissage. La città pullula di spazi dedicati alla creazione artistica contemporanea – da musei quali il Rockbund Art Museum e il Yuz Museum al quartiere Moganshan Lu M50, una sorta di « Soho » shangainese che riunisce la grande comunità di artisti e talenti emergenti in vecchi edifici industriali riadattati a gallerie, studi, laboratori, bar e ristoranti. E come non citare la spettacolare Power Station of Arts – una centrale elettrica riconvertita in un centro d’esposizione di oltre 40.000 m2, che testimonia l’ambizione e il carattere visionario della politica culturale locale. Tuttavia, la Power Station of Arts è un caso isolato in quanto è il solo progetto ad essere stato finanziato dal governo. Tutti gli altri sono il frutto d’investimenti di grandi magnati cinesi: Adrian Cheng per il K11, Dai Zhikang per lo Shanghai Himalayas Museum, Liu Yiqian per il Long Museum. Il profilo dei « nouveaux riches » cinesi è sempre più legato all’arte contemporanea, come testimoniato dal recente boom di vendite in case d’asta come Christie’s e Sotheby’s. L’arte è vista come un investimento redditizio, uno strumento di auto-promozione, un’operazione di brand reputation. Ma al di là delle logiche di mercato, l’arte contemporanea a Shanghai è diventata una vera e propria moda che attira ogni anno milioni di turisti cinesi e stranieri provenienti da tutto il mondo. Spazi futuristici, budget a sei zeri, progetti ambiziosi e mostre pensate per stupire… Shanghai sarà la nuova capitale dell’arte contemporanea? Difficile dirlo con certezza, ma in ogni caso è diventata una tappa obbligatoria per gli appassionati d’arte e i semplici curiosi in cerca di mostre eccentriche e sorprendenti. La prova? Ecco tre esposizioni accessibili a tutti che testimoniano che Shanghai è il nuovo place to be dell’arte contemporanea.

Inaugura venerdì 15 gennaio 2010 alle 18.30 nello spazio Fleur in pieno centro storico a pochi passi da piazza di Spagna, la mostra fotografica “SHANGHAI_BLU” del fotoreporter Gilberto Maltinti con un cocktail glamour dove il dress code è “qualcosa di blu”. In esposizione ci saranno fino a venerdì 6 febbraio 2010 quattordici grandi fotografie che offrono una personale rilettura di Shanghai sede dell’Expo da maggio a ottobre 2010. Dal grattacielo “cavatappi” sede del World Financial Center di Shanghai progettato dallo studio di architettura Kohn Pederson Fox Associates, agli shikumen ovvero i vicoli popolari old style di Shangai, fino a Moganshan Road, il distretto d’arte contemporanea cinese, le immagini presentano uno spaccato della città con immagini quotidiane pieni di energia e colore. IL blu.

da venerdì 15 gennaio 2010 a venerdì 6 febbraio 2010.
Inaugurazione: venerdì 15 gennaio 2010 ore 18.30 / 20.30
Da Fleur spazio polivalente di art gallery, boutique, café, beauty space, flower design e home collection in Via Bocca di Leone 46. tel. 06.69923705. Orario per visitare la mostra: tutti i giorni domenica compresa dalle 10 alle 21. 
At “Fleur”, a space for many purposes: art gallery, boutique, cafè, beauty parlour, and collection of flower designs and home articles, at Via Bocca di Leone 46, tel. 06 69923705. Hours for visiting the exhibition: every day including Sunday, from 10.00 to 21.00. 
On Friday 15 January 2010 at 18.30, at “Fleur”, the gallery right in the historic centre, just a step from Piazza di Spagna, the photographic exhibition “Shangai Blu”, by the photoreporter Gilberto Maltinti, will be officially opened, with an elegant cocktail party at which the dress code will be “something blue”. Until Friday 6 February 2010 fourteen large photographs will be on show, offering a personal view of Shanghai, which will be hosting Expo from May to October 2010. From the “corkscrew” skyscraper, headquarters of the World Financial Centre of Shanghai, designed by the architectural studio Kohn Pederson Fox Associates, to the “shikumen” or the popular little old-style streets of Shanghai, to Moganshan Road, the contemporary Chinese art district, the pictures present a cross-section of the city with day-to-day images full of energy and color. Blue.

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Shanghai is a megalopolis that sees and lives big. With its 24 million inhabitants it is the most populated city in China and in the world. Economic capital of the People’s Republic of China, Shanghai is the country’s main economic, financial and commercial center. Nicknamed “The Paris of the East”, Shanghai is also one of the hippest metropolises in Asia, animated by a stimulating and ever-expanding cultural scene. Photographer Gilberto Maltinti recounted it with this unusual reportage, on the thread of blue.

Shanghai. Every day is a succession of events, exhibitions and vernissages. The city is teeming with spaces dedicated to contemporary artistic creation – from museums such as the Rockbund Art Museum and the Yuz Museum to the Moganshan Lu M50 district, a sort of Shanghai “Soho” that brings together the large community of emerging artists and talents in old, refurbished industrial buildings. to galleries, studios, laboratories, bars and restaurants. And how not to mention the spectacular Power Station of Arts – a power station converted into an exhibition center of over 40,000 m2, which testifies to the ambition and visionary character of local cultural policy. However, the Power Station of Arts is an isolated case as it is the only project to have been funded by the government. All the others are the result of investments by great Chinese tycoons: Adrian Cheng for the K11, Dai Zhikang for the Shanghai Himalayas Museum, Liu Yiqian for the Long Museum. The profile of Chinese “nouveaux riches” is increasingly linked to contemporary art, as evidenced by the recent boom in sales in auction houses such as Christie’s and Sotheby’s. Art is seen as a profitable investment, a self-promotion tool, a brand reputation operation. But beyond the logic of the market, contemporary art in Shanghai has become a real fashion that attracts millions of Chinese and foreign tourists from all over the world every year. Futuristic spaces, six-figure budgets, ambitious projects and exhibitions designed to amaze … Will Shanghai be the new capital of contemporary art? It is difficult to say for sure, but in any case it has become an obligatory stop for art lovers and the simply curious in search of eccentric and surprising exhibitions. Proof? Here are three exhibitions accessible to all that testify that Shanghai is the new place to be for contemporary art.

At “Fleur”, a space for many purposes: art gallery, boutique, cafè, beauty parlour, and collection of flower designs and home articles, at Via Bocca di Leone 46, tel. 06 69923705. Hours for visiting the exhibition: every day including Sunday, from 10.00 to 21.00. 

On Friday 15 January 2010 at 18.30, at “Fleur”, the gallery right in the historic centre, just a step from Piazza di Spagna, the photographic exhibition “Shangai Blu”, by the photoreporter Gilberto Maltinti, will be officially opened, with an elegant cocktail party at which the dress code will be “something blue”. Until Friday 6 February 2010 fourteen large photographs will be on show, offering a personal view of Shanghai, which will be hosting Expo from May to October 2010. From the “corkscrew” skyscraper, headquarters of the World Financial Centre of Shanghai, designed by the architectural studio Kohn Pederson Fox Associates, to the “shikumen” or the popular little old-style streets of Shanghai, to Moganshan Road, the contemporary Chinese art district, the pictures present a cross-section of the city with day-to-day images full of energy and color. Blue.

Mostre

Techno parade

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RAGAZZI CHE SCAVALCANO I CANCELLI A PLACE DE LA BASTILLE. TEENAGERS CON UNA BOMBOLETTA DI COLORE INTENTI A TINGERSI I CAPELLI. CAMION CHE SFILANO CON POSTAZIONI E MEGA CONSOLLE PER I DJ. CORPI SINUOSI DI RAGAZZINE CHE BALLANO SCATENATE. SONO GLI SCATTI DI GILBERTO MALTINTI, FOTOREPORTER ROMANO, PER RACCONTARE LA TECHNO PARADE DI PARIGI. NEL CALENDARIO UFFICIALE DELLE MOSTRE DEL FOTOGRAFIA FESTIVAL DI ROMA.

10 fotografie compongono un affresco quotidiano della annuale kermesse parigina dedicata alla musica techno.  Complici le consolle, i suoni e i ritmi della “dura cassa distorta”, come la chiamano gli amanti di questo genere musicale, le foto parlano della techno, la forma di musica elettronica piena di suoni sintetici percussivi nata alla fine degli anni Ottanta, ma soprattutto di colori, gente, relazioni, atmosfere, attimi sullo sfondo della ville lumière durante l’ultima Technoparade che ogni anno, solitamente a metà settembre, vede scendere in strada e ballare 500.000 persone. Un variopinto carosello di carri, con le loro assordanti musiche e la loro contagiosa allegria, questa è la manifestazione tra le più importanti in Europa dedicata alla musica elettronica più rinomata della Francia. Un percorso che parte da place de la République alle 12, snodandosi fra alcune delle vie e piazze cruciali della città, e arriva a Place d’Italie, centinaia di carri con il loro sound system invadono la capitale inondandola della migliore musica techno per un evento davvero imperdibile. Terminata la sfilata, la serata prosegue ballando la miglior musica rave (non solo techno, ma anche house, hardocore, minimal e jungle) all’Eletric (indirizzo 1, place de la Porte de Versailles, 75015 – Paris Parc des Expositions – Porte de Versailles Hall 7 – Niveau 4).

Chi, oltre alla musica, prediligesse anche altre forme d’arte, come la scenografia, non rimane certo deluso dalla gamma di soluzioni per i carri che studenti e designer studiano per ogni edizione. Dunque, se la musica techno è il vostro forte non potete assolutamente mancare alla Techno Parade; mentre se siete semplicemente curiosi di assistere a una manifestazione che conquista ogni anno sempre più fan, non solo per la eccellente proposta musicale, ma anche per le sue animate e vive coreografie e atmosfere, il mio consiglio è senz’altro di unirvi alla sfilata. Divertimento, buona musica ed emozionante mood, assicurati!

BOYS CLIMBING THE GATES IN PLACE DE LA BASTILLE. TEENAGERS WITH A COLOR BOTTLE INTENDED TO DYE THEIR HAIR. TRUCKS THAT PARADE WITH STATIONS AND MEGA CONSOLES FOR DJs. SINUOUS BODIES OF GIRLS DANCING WILDLY. THESE ARE THE SHOTS OF GILBERTO MALTINTI, ROMAN FOTOREPORTER, TO TELL THE TECHNO PARADE IN PARIS. IN THE OFFICIAL CALENDAR OF THE EXHIBITIONS OF THE PHOTOGRAPHY FESTIVAL OF ROME.

10 photographs make up a daily fresco of the annual Parisian event dedicated to techno music. Thanks to the consoles, the sounds and rhythms of the “hard distorted box”, as lovers of this musical genre call it, the photos speak of techno, the form of electronic music full of synthetic percussive sounds born in the late Eighties, but above all of colors, people, relationships, atmospheres, moments in the background of the city of lights during the last Technoparade that every year, usually in mid-September, sees 500,000 people take to the streets and dance. A colorful carousel of floats, with their deafening music and their contagious joy, this is the most important event in Europe dedicated to the most renowned electronic music in France. A path that starts from place de la République at 12, winding through some of the crucial streets and squares of the city, and arrives at Place d’Italie, hundreds of floats with their sound system invade the capital flooding it with the best techno music for an event truly unmissable. After the parade, the evening continues dancing to the best rave music (not only techno, but also house, hardocore, minimal and jungle) at the Electric (address 1, place de la Porte de Versailles, 75015 – Paris Parc des Expositions – Porte de Versailles Hall 7 – Niveau 4).

Those who, in addition to music, also preferred other forms of art, such as scenography, are certainly not disappointed by the range of solutions for the floats that students and designers study for each edition. So, if techno music is your forte, you absolutely cannot miss the Techno Parade; while if you are simply curious to attend an event that wins more and more fans every year, not only for the excellent musical proposal, but also for its lively and lively choreography and atmosphere, my advice is certainly to join the show. Fun, good music and an exciting mood, be sure!

To document trough every kind of youthful event the “double time” of new generations between instant and event: the moment “ name-day” of the techno music listening that beats the day of a teenager from lower to upper class/ the “extraordinary” going out from his house to discos, rave-parties and parades.

Time of real techno, based on 180 beats at the minutes and on a simple structure a “loop”, seems to substitute 60 minutes traditional clock, the beating of old pendulum clock, for a new artificial heart that doesn’t know duration but surprise, suspension, interruption, emotion, minimal pause. To start again. Like before. Chamber eternity. Square eternity.

Today guys don’t wear anymore watches on the wrist. Their time is computerized, cardiac, like the rhythm of techno music. Is the inside beating that blends the daily running of hours, the real running of minutes in the tiny reality, with the extraordinary, unique, individual, inner time of the “right” experience.

Chrònos already, concrete time, opposed Kairòs, the Moment, the Event, today is a miniature in festival, parade, group ritual ( that keeps each step typical in the ritual and in the myth).

What else is photography if not the instant that hides his double, the mask, the indefinite, the snap-snapshot that lasts a story?

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BOYS CLIMBING THE GATES IN PLACE DE LA BASTILLE. TEENAGERS WITH A COLOR BOTTLE INTENDED TO DYE THEIR HAIR. TRUCKS THAT PARADE WITH STATIONS AND MEGA CONSOLES FOR DJs. SINUOUS BODIES OF GIRLS DANCING WILDLY. THESE ARE THE SHOTS OF GILBERTO MALTINTI, ROMAN FOTOREPORTER, TO TELL THE TECHNO PARADE IN PARIS. IN THE OFFICIAL CALENDAR OF THE EXHIBITIONS OF THE PHOTOGRAPHY FESTIVAL OF ROME.

10 photographs make up a daily fresco of the annual Parisian event dedicated to techno music. Thanks to the consoles, the sounds and rhythms of the “hard distorted box”, as lovers of this musical genre call it, the photos speak of techno, the form of electronic music full of synthetic percussive sounds born in the late Eighties, but above all of colors, people, relationships, atmospheres, moments in the background of the city of lights during the last Technoparade that every year, usually in mid-September, sees 500,000 people take to the streets and dance.

A colorful carousel of floats, with their deafening music and their contagious joy, this is the most important event in Europe dedicated to the most renowned electronic music in France. A path that starts from place de la République at 12, winding through some of the crucial streets and squares of the city, and arrives at Place d’Italie, hundreds of floats with their sound system invade the capital flooding it with the best techno music for an event truly unmissable. After the parade, the evening continues dancing to the best rave music (not only techno, but also house, hardocore, minimal and jungle) at the Electric (address 1, place de la Porte de Versailles, 75015 – Paris Parc des Expositions – Porte de Versailles Hall 7 – Niveau 4).

Those who, in addition to music, also preferred other forms of art, such as scenography, are certainly not disappointed by the range of solutions for the floats that students and designers study for each edition. So, if techno music is your forte, you absolutely cannot miss the Techno Parade; while if you are simply curious to attend an event that wins more and more fans every year, not only for the excellent musical proposal, but also for its lively and lively choreography and atmosphere, my advice is certainly to join the show. Fun, good music and an exciting mood, be sure!

To document trough every kind of youthful event the “double time” of new generations between instant and event: the moment “ name-day” of the techno music listening that beats the day of a teenager from lower to upper class/ the “extraordinary” going out from his house to discos, rave-parties and parades.

Time of real techno, based on 180 beats at the minutes and on a simple structure a “loop”, seems to substitute 60 minutes traditional clock, the beating of old pendulum clock, for a new artificial heart that doesn’t know duration but surprise, suspension, interruption, emotion, minimal pause. To start again. Like before. Chamber eternity. Square eternity.

Today guys don’t wear anymore watches on the wrist. Their time is computerized, cardiac, like the rhythm of techno music. Is the inside beating that blends the daily running of hours, the real running of minutes in the tiny reality, with the extraordinary, unique, individual, inner time of the “right” experience.

Chrònos already, concrete time, opposed Kairòs, the Moment, the Event, today is a miniature in festival, parade, group ritual ( that keeps each step typical in the ritual and in the myth).

What else is photography if not the instant that hides his double, the mask, the indefinite, the snap-snapshot that lasts a story?

Mostre

Vita di quartiere

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“Prati – Della Vittoria. Vita di quartiere” Mostra fotografica di Gilberto Maltinti e Lorenzo Monacelli/Parioli_Fotografia in occasione del Centenario del quartiere PRATI DELLA VITTORIA 1911-2011 

Sommario: In mostra 15 grandi foto (120 cm x 100 cm) in bianco e nero esposte in occasione del Centenario Prati Della Vittoria per raccontare i luoghi, i volti e la gente che da sempre vive o lavora nel XVII Municipio. Istantanee o meglio un fotoracconto che offre una particolare lettura delle strade, delle piazze, delle persone che si muovono tra piazza Mazzini, viale delle Milizie, piazza Cavour o il lungotevere.  

Testo:

Si inaugura giovedì 17 novembre 2011 al Visconti Palace Hotel di Roma, a pochi passi da piazza Cavour, la mostra fotografica “Prati – Della Vittoria. Vita di quartiere” dei fotoreporter Gilberto Maltinti e Lorenzo Monacelli dello studio Parioli_Fotografia. In mostra 15 grandi foto (120 cm x 100 cm) in bianco e nero esposte in occasione del Centenario Prati Della Vittoria per raccontare i luoghi, i volti e la gente che da sempre vive o lavora nel XVII Municipio. Istantanee o meglio un fotoracconto che offre una particolare lettura delle strade, delle piazze, delle persone che si muovono tra piazza Mazzini, viale delle Milizie, piazza Cavour o il lungotevere. L’ufficio postale di Viale Mazzini, gli avvocati in Corte di Cassazione, la chiesa del Sacro Cuore in Prati di Castello, l’antiquario di via Settembrini, i pugili della Boxe Colombo, il mercato dei libri di Lungotevere Oberdan e quello dei Fiori al Trionfale, gli uffici Rai di Viale Mazzini, lo storico ristorante Dal Toscano, il liceo Mamiani, Villa Laetitia, il Caffè Sciascia, i giornalisti in piazza dei Quiriti, Castel S. Angelo, Viale Vaticano. Sono questi i soggetti scelti dai due fotografi per raccontare i volti e la quotidianità – quella semplice e silenziosa non appariscente – di un quartiere che al di là delle mode è rimasto rione. Catalogo mostra: Marchesi Grafiche Editoriali.

Al Visconti Palace Hotel Via Federico Cesi, 37 a Roma, da venerdì 18 novembre a giovedì 1 dicembre 2011. Inaugurazione: giovedì 17 novembre 2011 ore 19-22.

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“Prati – Della Vittoria. Neighborhood life “Photographic exhibition by Gilberto Maltinti and Lorenzo Monacelli / Parioli_Photography on the occasion of the centenary of the PRATI DELLA VITTORIA neighborhood 1911-2011

On exhibition 15 large photos (120 cm x 100 cm) in black and white exhibited on the occasion of the Prati Della Vittoria Centenary to tell the places, faces and people who have always lived or worked in the 17th Town Hall. Snapshots or rather a photo story that offers a particular reading of the streets, squares, people who move between Piazza Mazzini, Viale delle Milizie, Piazza Cavour or the Lungotevere.

The photographic exhibition “Prati – Della Vittoria. Prati – Della Vittoria. Neighborhood life ”by photojournalists Gilberto Maltinti and Lorenzo Monacelli from the Parioli_Fotografia studio. On display 15 large photos (120 cm x 100 cm) in black and white exhibited on the occasion of the Prati Della Vittoria Centenary to tell the places, faces and people who have always lived or worked in the 17th Town Hall. Snapshots or rather a photo story that offers a particular reading of the streets, squares, people who move between Piazza Mazzini, Viale delle Milizie, Piazza Cavour or the Lungotevere. The post office in Viale Mazzini, the lawyers in the Court of Cassation, the church of the Sacred Heart in Prati di Castello, the antique dealer in via Settembrini, the Colombo boxers, the Lungotevere Oberdan book market and the flower market at Trionfale, the Rai offices in Viale Mazzini, the historic Dal Toscano restaurant, the Mamiani high school, Villa Laetitia, Caffè Sciascia, the journalists in Piazza dei Quiriti, Castel S. Angelo, Viale Vaticano. These are the subjects chosen by the two photographers to tell the faces and everyday life – the simple and silent, not flashy one – of a neighborhood that has remained a district beyond fashion. Exhibition catalog: Marchesi Grafiche Editoriali.

At the Visconti Palace Hotel Via Federico Cesi, 37 in Rome, from Friday 18 November to Thursday 1 December 2011. Inauguration: Thursday 17 November 2011, 7 pm-10pm.

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WEFO 2020 / WEEEKEND FOTOGRAFICI / UN MESE DI FOTOGRAFIA A ROMA

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WEFO 2020 / WEEEKEND FOTOGRAFICI / UN MESE DI FOTOGRAFIA A ROMA

LA CASA DELLA FOTOGRAFIA HA ORGANIZZATO WEFO2020, EVENTO TOTALMENTE GRATUITO CHE VUOLE ESSERE LA FESTA DELLA FOTOGRAFIA DI ROMA. IL FIL ROUGE DI WEFO2020 SARÀ LA NOSTRA PRESENZA SU TUTTO IL TERRITORIO, CON MOSTRE FOTOGRAFICHE DI PROFESSIONISTI E AMATORI, INCONTRI CON GLI AUTORI, DIDATTICA GRATUITA, PHOTOWALK, TALK, SEMINARI E WORKSHOP, APERITIVI FOTOGRAFICI ED EVENTI.


Vogliamo coinvolgere il mondo fotografico romano – digitale e analogico – per creare una rete di divulgazione culturale che sia gratuita e aperta a tutta la città.
Vogliamo “unire i puntini” che collegano tra loro i luoghi e le attività di fotografi professionisti e amatori, studi fotografici, scuole di fotografia, docenti, associazioni, cultori della fotografia, circoli culturali, fondazioni, biblioteche, gallerie e spazi, musei, laboratori di sviluppo/stampa, librerie specializzate.
Saranno loro i protagonisti di WEFO2020 da venerdì 25 settembre a domenica 18 ottobre 2020.
WEFO2020 unirà così le realtà fotografiche che lavorano nel tessuto urbano della Capitale e quelle che provengono da altre regioni italiane, al fine di creare una rete che lavori in sinergia per accrescere la cultura fotografica in Italia così come avviene in altri paesi europei.

Questo per raccontare la fitta trama dello stato dell’arte della fotografia in Italia e in particolare nella Capitale.

Dal 25 settembre al 18 ottobre sono più di 50 gli appuntamenti in città – sia fisici che online – tra mostre / talk / eventi di didattica / photowalk e –  novità assoluta di questa edizione –  proiezioni di film e il concorso fotografico internazionale di Roma, RIPA ROMA INTERNATIONAL PHOTO AWARD.

Operatrici ed operatori della fotografia, fotografi artisti, professionisti, fotoamatori, circoli&club e associazioni fotografiche, docenti, galleristi, librerie specializzate e negozi di fotografia.

Tutti insieme cosa faremo durante WEFO2020?
Dal 25 settembre al 18 ottobre creeremo una rete di divulgazione culturale che sarà gratuita e aperta a tutta la città.
Vogliamo così “unire i puntini” che collegano tra loro i luoghi e le attività di fotografi professionisti e amatori, studi fotografici, scuole di fotografia, docenti, 

associazioni, cultori della fotografia, circoli culturali, gallerie, laboratori di sviluppo/stampa, librerie specializzate.


WEFO2020 unirà così le realtà fotografiche che lavorano nel tessuto urbano della Capitale e quelle che provengono da altre regioni italiane, al fine di creare una rete che lavori in sinergia per accrescere la cultura fotografica in Italia così come avviene in altri paesi europei.
Questo per raccontare la fitta trama dello stato dell’arte della fotografia in Italia e in particolare nella Capitale.

Il fil rouge di WEFO2020 sarà la nostra presenza in tutta la città, dai Parioli a Ostia.

Al link http://cfroma.it/it/presskit troverai GLI ELENCHI DI MOSTRE, DIDATTICA, TALK, PHOTOWALK, video + il documento xls con tutti gli appuntamenti, i logo di WEFO2020 e le fotografie relative a tutti gli appuntamenti suddivise per cartelle.

http://cfroma.it/it/wefo2020
http://cfroma.it/it/calendario-22

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WEFO 2020 / PHOTOGRAPHIC WEEKENDS / A PHOTOGRAPHY MONTH IN ROME

THE HOUSE OF PHOTOGRAPHY HAS ORGANIZED WEFO2020, A TOTALLY FREE EVENT THAT WANTS TO BE THE FESTIVAL OF PHOTOGRAPHY IN ROME. THE WEFO2020 FIL ROUGE WILL BE OUR PRESENCE THROUGHOUT THE TERRITORY, WITH PHOTO EXHIBITIONS BY PROFESSIONALS AND AMATEURS, MEETINGS WITH THE AUTHORS, FREE EDUCATION, PHOTOWALK, TALKS, SEMINARS AND WORKSHOPS, PHOTO APERITIFS AND EVENTS.

We want to involve the Roman photographic world – digital and analog – to create a cultural dissemination network that is free and open to the whole city.

We want to “connect the dots” that connect the places and activities of professional and amateur photographers, photographic studios, photography schools, teachers, associations, lovers of photography, cultural circles, foundations, libraries, galleries and spaces, museums, laboratories. development / printing, specialized libraries.

They will be the protagonists of WEFO2020 from Friday 25 September to Sunday 18 October 2020.

WEFO2020 will thus unite the photographic realities that work in the urban fabric of the Capital and those that come from other Italian regions, in order to create a network that works in synergy to increase the photographic culture in Italy as it happens in other European countries.

This is to tell the dense web of the state of the art of photography in Italy and in particular in the capital.

From 25 September to 18 October there are more than 50 appointments in the city – both physical and online – including exhibitions / talks / educational events / photowalk and – an absolute novelty of this edition – film screenings and the international photo competition in Rome, RIPA ROMA INTERNATIONAL PHOTO AWARD.

Operators and operators of photography, photographers artists, professionals, amateurs, circles & clubs and photographic associations, teachers, gallery owners, specialized bookstores and photography shops.

All together what will we do during WEFO2020?

From 25 September to 18 October we will create a cultural dissemination network that will be free and open to the whole city.

We thus want to “connect the dots” that connect the places and activities of professional and amateur photographers, photographic studios, photography schools, teachers,

associations, photography lovers, cultural clubs, galleries, development / printing laboratories, specialized bookstores.

WEFO2020 will thus unite the photographic realities that work in the urban fabric of the Capital and those that come from other Italian regions, in order to create a network that works in synergy to increase the photographic culture in Italy as it happens in other European countries.

This is to tell the dense web of the state of the art of photography in Italy and in particular in the capital.

The fil rouge of WEFO2020 will be our presence throughout the city, from Parioli to Ostia.

At the link http://cfroma.it/it/presskit you will find THE LIST OF EXHIBITIONS, TEACHING, TALK, PHOTOWALK, video + the xls document with all the appointments, the WEFO2020 logos and the photographs relating to all the appointments divided by folders .

http://cfroma.it/it/wefo2020

http://cfroma.it/it/calendario-22

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TRANSIZIONI IDENTITARIE / GIULIA LONGO 

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20 FOTOGRAFIE ANALOGICHE + VIDEO IN BIANCO E NERO DI GIULIA LONGO.  “DÉLICE DE SE PERDRE DANS L’IMAGE PRESSENTIE. JE ME SUIS LEVÉE DE MON CADAVRE, JE SUIS PARTIE EN QUÊTE DE QUI JE SUIS.
PÈLERIN DE MOI-MÊME, JE SUIS ALLÉE VERS CELLE QUI DORT DANS UN PAYS AU VENT.” A. PIZARNIK.
NEL CONTESTO DELLA SECONDA EDIZIONE DI ROME ART WEEK HTTPS://ROMEARTWEEK.COM/IT/ARTISTI/

dal 13 10 al 10 10  2017

L’identità è pluriforme, sfuggente entità in divenire, la costruzione dell’io è un processo, un continuum inarrestabile.
Con queste fotografie ho cercato di rispondere a un’urgenza intima e personale, nata dal bisogno di definire la mia identità.
Tre macro-aree dividono questa ricerca, tre declinazioni solo all’apparenza scisse, il cui legame, intimo e profondo, viene messo in luce da una riflessione sull’auto rappresentazione come definizione di sé. In questo percorso inevitabile è stata la presa di coscienza di un corpo la cui consistenza risulta allo stesso tempo transitoria e permanente.
Contraddizione e condizione insormontabile: da un lato l’impossibilità di fermare il tempo, complice di una realtà che ci scivola addosso sempre più velocemente, dall’altro il tentativo di bloccare il suo scorrere attraverso la fotografia. Catturato dalla luce e impresso sulla pellicola fotografica, utilizzando tempi di posa lenti, il corpo si fa rarefatto e la sua identità si insinua tra i sali d’argento rivelati dagli agenti chimici.
Chiuso in sé stesso, l’io si rivela presto debole, fragile, confinato in un’approssimazione irrisolvibile. Questa considerazione rende inevitabile il passaggio successivo, e qui ha luogo la prima transizione, ossia il confronto con l’altro.
Eliminando il mio corpo dal campo fotografico, provo a instaurare un dialogo tra la mia prenza dietro l’obiettivo e  il corpo dell’altro, lasciando le identità libere di giustificarsi in un’intimità condivisa.
Liberandomi da un isolamento protrattosi troppo a lungo, ho capito che la costruzione dell’identità è autenticamente riconducibile all’esre-per-gli-altri (être-pour-autrui).
L’essenza dell’io è frutto di incontri, scontri e la sua costruzione necessita tanto di un riconoscimento da parte dell’altro quanto di un’accettazione dell’altro.
L’ultimo vertice di questo triangolo è costituito da un territorio, il luogo in cui sono cresciuta e in cui sono tornata dopo anni di lontananza.
Ridefinirsi scoprendo la propria terra: è questo il nucleo di una transizione in atto.
Sono luoghi di passaggio, della cosiddetta transumanza: cascine e masserie deserte ma anche objets trouvés, resti di una cantina del secondo dopoguerra, soggettive di un paesaggio interiore, ingenue contemplazioni di un io alla riconquista di un tempo dilatato con l’utilizzo di una pellicola 12 iso, la cui bassissima sensibilità regala immagini stranianti e oniriche.
Ho imparato ad amare queste contrade deserte e nel silenzio che le avvolge ho intravisto delle possibili risposte.

Giulia Longo Biografia

Sono nata il 21 marzo 1992, equinozio di primavera. Fin da piccola la mia grande timidezza ha fatto di me un’osservatrice attenta e curiosa. La fotografia risponde a queste due inclinazioni, offrendosi a me come un mezzo per penetrare nell’introspezione e per vincere la timidezza. Ho cominciato a fotografare in analogico con una Nikon FM2 e una Rolleicord. Ho studiato Fotografia all’Accademia di Belle Arti di Versailles. Essenziali ed indispensabili sono stati gli insegnamenti di Diamantino Quintas, Flore, Jean Noël de Soye, Fabien Hamm e recentemente l’incontro con Lorenzo Castore. La mia prima serie « Jamais je ne me regarde là d’où tu me vois» è uno studio sul mio corpo strutturato in una serie di autoritratti e poesie, inseparabili gli uni dagli altri, ma anche un modo di liberarmi dai disturbi alimentari di cui ho sofferto per anni. Tappa importante per me è stata « En cos jours, noirs jours. Per une noire échelle » la serie che ho dedicato a Skopje, capitale della Macedonia. La mia ultima realizzazione è “A ma mère”, un omaggio a mia madre e al rapporto madre-figlia.

CATALOGO

https://www.pariolifotografia.it/public/catalogo%20%20giulia%20longoITALIANO%20bassa.pdf

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20 ANALOGUE PHOTOGRAPHS + BLACK AND WHITE VIDEO BY GIULIA LONGO. “DÉLICE DE SE PERDRE DANS L’IMAGE PRESSENTIE. JE ME SUIS LEVÉE DE MON CADAVRE, JE SUIS PARTIE EN QUÊTE DE QUI JE SUIS.

PÈLERIN DE MOI-MÊME, JE SUIS ALLÉE VERS CELLE QUI DORT DANS UN PAYS AU VENT. ” A. PIZARNIK.

IN THE CONTEXT OF THE SECOND EDITION OF ROME ART WEEK HTTPS://ROMEARTWEEK.COM/IT/ARTISTI/

from 13 10 to 10 10 2017

Identity is pluriform, an elusive entity in the making, the construction of the self is a process, an unstoppable continuum.

With these photographs I tried to respond to an intimate and personal urgency, born from the need to define my identity.

Three macro-areas divide this research, three declinations only apparently split, whose intimate and profound bond is highlighted by a reflection on self-representation as a definition of oneself. In this inevitable path was the awareness of a body whose consistency is both transitory and permanent.

Contradiction and insurmountable condition: on the one hand the impossibility of stopping time, complicit in a reality that slips over us more and more quickly, on the other the attempt to block its flow through photography. Captured by light and imprinted on photographic film, using slow shutter speeds, the body becomes rarefied and its identity creeps into the silver salts revealed by chemical agents.

Closed in on itself, the ego soon reveals itself to be weak, fragile, confined to an unsolvable approximation. This consideration makes the next step inevitable, and here the first transition takes place, that is, the confrontation with the other.

 By eliminating my body from the photographic field, I try to establish a dialogue between my presence behind the lens and the body of the other, leaving the identities free to justify themselves in a shared intimacy.

By freeing myself from an isolation that lasted too long, I realized that the construction of identity is authentically attributable to the esre-per-gli-others (être-pour-autrui).

The essence of the self is the result of encounters, clashes and its construction requires both recognition by the other and an acceptance by the other.

The last vertex of this triangle is made up of a territory, the place where I grew up and where I returned after years of being away.

Redefine yourself by discovering your own land: this is the core of an ongoing transition.

They are places of passage, of the so-called transhumance: deserted farmhouses and farms but also objets trouvés, remains of a post-World War II cellar, subjective views of an interior landscape, naive contemplations of an ego to the reconquest of an extended time with the use of a film 12 iso, whose very low sensitivity gives alienating and dreamlike images.

I learned to love these deserted districts and in the silence that surrounds them I glimpsed possible answers.

Giulia Longo Bio

I was born on March 21, 1992, the spring equinox. Since I was a child, my great shyness has made me an attentive and curious observer. Photography responds to these two inclinations, offering itself to me as a means to penetrate introspection and to overcome shyness. I started photographing analog with a Nikon FM2 and a Rolleicord. I studied Photography at the Academy of Fine Arts in Versailles. The teachings of Diamantino Quintas, Flore, Jean Noël de Soye, Fabien Hamm and recently the meeting with Lorenzo Castore were essential and indispensable. My first series “Jamais je ne me regarde là d’où tu me vois” is a study on my body structured in a series of self-portraits and poems, inseparable from each other, but also a way of freeing myself from the eating disorders of which I have suffered for years. An important step for me was «En cos jours, noirs jours. Per une noire échelle ”the series I dedicated to Skopje, the capital of Macedonia. My latest creation is “A ma mère”, a tribute to my mother and the mother-daughter relationship.

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SCANNO UN PAESE UN AMORE

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MOSTRA FOTOGRAFICA / OMAGGIO A MARIO GIACOMELLI. 4 ORIGINALI DI MARIO GIACOMELLI
16 FOTOGRAFIE A COLORI E BIANCOENERO DI ALESSANDRO ADINOLFI, GIANLUCA ANTONELLI,
ANNALISA CAMPO, FABIO CARLINI, FRANCESCA CASTELLI, SERENELLA DEL RIO,
LORENZO DINA, EMANUELA FAITELLI, MARCO MATTEI, LAURA MERCURI, NICOLETTA MINIERO, LIVIA PASQUALINI, GIULIO SALVIONI, ELEONORA SETTE, ALEXANDRE VANHOORDE

ROMA DAL 16|01 AL 20|03 2016

SCANNO DAL 23|04 AL 01|05 2016

 “Jamme ritrattame”
 
Fu nella primavera del 1957 che Mario Giacomelli si recò a Scanno, piccolo borgo arroccato nellaValle del Sagittario che aveva affascinato anche Henri Cartier-Bresson. Negli anni Sessanta John Szarbowski, direttore del dipartimentodi fotografia del MOMA di New York , acquistò alcune immagini dalla serie ‘Scanno’ e le pubblicò nel volume “Looking at Photographs: 100 Pictures from the collection of the Museum of Modern Art”. “A Scanno ci sono ritornato, ma la seconda volta nevicava e sono tornato indietro.
Il lavoro valido l’ho fatto una volta sola; nell’altra non mi sono neanche appoggiato al muro (…) così, un attimo. La prima volta ci sono stato un sabato e una domenica. È sempre stato così per tutti i luoghi (…): tutto quello che ho fatto l’ho fatto in due giorni;
Invece Henri Cartier-Bresson c’è stato un mese!”
Sono andato a Scanno (…) con il mio amico Renzo Tortelli, abbiamo preso la Cinquecento e viaggiato tutta la notte. Il sabato mattina, quando a Scanno le persone ritornavano a casa con le fascine di legno sulla testa, io ero lì ad aspettarli per fotografare.
Ho preso il sabato, giorno lavorativo, e il giorno di festa.
Di Scanno è bello il ricordo di quando sono arrivato: mentre il mio amico guidava la Cinquecento, quelle piccoline, quelle di
una volta, cominciarono a comparire mucche e donne vestite di nero.
Come ho visto questa scena ho aperto lo sportello e zac, ho iniziato a scattare!
La macchina però era in corsa e il ginocchio mi si è tutto rovinato (…).
C’è una foto (…) dove Renzo sta ancora parcheggiando e io già avevo fatto le fotografie, tu pensa!
Ero proprio preso da quella voglia!
“Mario Giacomelli. La mia vita intera” a cura di Simona Guerra – Bruno Mondadori

Il reportage “Scanno” eseguito alla fine degli anni Cinquanta lo pose all’attenzione di critici e pubblico colto.
Si vede un paese violato, smontato e ricostruito dall’occhio meccanico di Giacomelli.
Di questa esperienza Giacomelli racconta: “(Sono andato a Scanno) perché avevo voglia di fare cose diverse da quelle che facevo allora e perché a Scanno sono andati tutti i fotografi del mondo.
E’ stata un’esperienza meravigliosa perché proprio a Scanno è nata l’idea di usare la tecnica del bruciato, procedimento di cui sono fiero”.
”Odio le immagini che rimangono così come la macchina le vede.
Riprendere un soggetto senza però modificare niente è come avere sprecato
tempo (…) tutto ciò che per me è stato godimento fotografico nasce a Scanno.
La prima volta venivo da Pescara. Una volta arrivato sono sceso dall’automobile
a precipizio e mi sono anche fatto male, emozionato com’ero nel vedere per la prima volta queste figure nere, le mucche nere, le galline tutte a spasso per il corso”.
“Stavo fotografando su una strada bianca. Con me come al solito c’erano mucche e galline . Ad un certo punto mi sento spingere in avanti. Mi volto di scatto, infastidito. Era una mucca. Col naso mi aveva bagnato le spalle.
Forse mi dimostrava amicizia. Per me era una cosa bella vedere questa “ famiglia” di
uomini, donne, mucche e galline. Le donne sedute fuori. Il postino che sulla strada distribuisce le lettere.
Di cose accaduto ieri non ricordo nulla. Di Scanno ricordo tutto. Ho avuto con la gente di Scanno rapporti molto brevi ma per me molto lunghi. Ho parlato spesso
con la donna che mi preparava il pasto. Il vero rapporto umano non è stato quello temporale con la gente, perché la gente la sentivi anche dentro le tasche, nel senso che la sentivi amica.
Per strada nessuno mi salutava ma per me era come se tutti mi salutassero.