Eventi

Da quindici anni Gilberto Maltinti, in collaborazione con partner e location museali di livello internazionale quali Roma Fotografia, Parallelo Zero, Palazzo Merulana, organizza e promuove festival e mostre di fotografia, talk, presentazione di libri, incontri con gli autori, workshop e call internazionali. Tutto ciò per approfondire la cultura fotografia e condividerne interesse e passione.

Gilberto Maltinti, in collaboration with international partners and museum locations – such as Roma Fotografia, Parallelo Zero, Palazzo Merulana –  organizes and promotes photography festivals and exhibitions, talks, book presentations, meetings with authors, workshops and calls international. All this to deepen the culture of photography and share interest and passion.

ongoing

Exhibitions

AFGHANISTAN. IL GRANDE GIOCO

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Nel contesto della Cartellone di mostre fotografiche ROMA FOTOGRAFIA 2021 FREEDOM, Palazzo merulana ospita nella videoroom al terzo piano la mostra/videoproiezione AFGHANISTAN. IL GRANDE GIOCO.
Il racconto di questa terra fragile e da anni martoriata attraverso le fotografie di Luciano del Castillo e Gilberto Maltinti
che, con le loro videoisntallazioni “Stanze di vita quotidiana” e “Zabardast” raccontano i mille volti dell’Afghanistan, dagli anni ‘90 a oggi, da Kabul al Corridoio del Whakan.

Talebani, Americani, Cinesi, Inglesi, Russi e Italiani. Da anni sono i giocatori protagonisti della vita politica, economica e culturale di questa terra aspra e affascinante. Ma l’Afghanistan non è solo Kabul, Kandahar, Herat, Mazar-i Sharif e Kunduz. Oggi nelle ultime cronache rimbalza prepotentemente il nome di una striscia di terra, pietre, rocce e sabbia, sconosciuta ai più, che si inerpica in cima al mondo tra il  Tagikistan a Nord, il Pakistan a sud e la Cina all’estremo Est. Il nuovo campo del Grande Gioco afghano è il Corridoio del Whakan.

La mostra è composta da due videodoc.

“STANZE DI VITA QUOTIDIANA”

Le fotografie di Luciano del Castillo raccontano la vita dei civili e dei militari impegnati nel Grande Gioco della politica e delle guerre dal 1979 a oggi. Le immagini proposte fanno parte di un progetto fotografico sul campo, ottenuto a prezzo di alti rischi. “È stata una follia pura – racconta Del Castillo – narrare questa terra martoriata senza il filtro degli uffici stampa militari, camminare senza scorte tra le persone ma con contatti del posto come gli operatori di Emergency”.

 “ZABARDAST!”

È un viaggio attraverso la lunga striscia di pietra, rocce e sabbia, sospesa a 5000 msl in cima al mondo tra Tagikistan, Pakistan e Cina. Il Corridoio del Whakan, per anni sconosciuto al resto del mondo, abitato da poche migliaia di pastori e nomadi, oggi è sul tavolo da gioco degli interessi tra Talebani e Cina. La tranquillità quotidiana di pastori, nomadi, mandrie al pascolo e piccoli villaggi – raccontata dalle fotografie di Maltinti – sarà entro l’anno sconvolta dall’onda intransigente talebana e dai massicci investimenti cinesi.
Le Videoinstallazioni, con più di 160 fotografie, della durata di 12 minuti, sono in mostra nella Videoroom di Palazzo Merulana, dal 10 novembre al 28 novembre 2021, nel contesto del Festival della Fotografia ROMA FOTOGRAFIA 2021 FREEDOM, a cura di Maria Cristina Valeri e Alex Mezzenga.

 

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AFGHANISTAN. THE GREAT GAME.

In the context of the FREEDOM ROME PHOTOGRAPHY 2021 photo exhibition billboard, Palazzo Merulana hosts the AFGHANISTAN exhibition / video projection in the video room on the third floor. THE GREAT GAME.

 The story of this fragile land that has been tormented for years through the photographs of Luciano del Castillo and Gilberto Maltinti who, with their video installations “Rooms of daily life” and “Zabardast” tell the thousand faces of Afghanistan, from the 90s to today , from Kabul to the Whakan Corridor.

Taliban, American, Chinese, British, Russian and Italian. For years they have been the protagonists of the political, economic and cultural life of this harsh and fascinating land. But Afghanistan is not just Kabul, Kandahar, Herat, Mazar-i Sharif and Kunduz. Today in the latest chronicles the name of a strip of land, stones, rocks and sand, unknown to most, that climbs to the top of the world between Tajikistan in the north, Pakistan in the south and China in the far east is bouncing overwhelmingly. the new field of the Great Afghan Game is the Whakan Corridor.

The exhibition consists of two videodocs.

“EVERYDAY LIVING ROOMS”

The photographs by Luciano del Castillo tell the life of civilians and soldiers engaged in the Great Game of politics and wars from 1979 to today. The images proposed are part of a photographic project in the field, obtained at a high risk price. “It was pure madness – Del Castillo says – to narrate this tormented land without the filter of the military press offices, walking without escorts among the people but with local contacts such as the operators of Emergency”.

 “ZABARDAST!”

it is a journey through the long strip of stone, rocks and sand, suspended at 5,000 meters above sea level at the top of the world between Tajikistan, Pakistan and China. The Whakan Corridor, unknown to the rest of the world for years, inhabited by a few thousand shepherds and nomads, is now on the gaming table of interests between the Taliban and China. The daily tranquility of shepherds, nomads, grazing herds and small villages – told by Maltinti’s photographs – will be upset by the uncompromising Taliban wave and massive Chinese investments within the year.

The video installations, with more than 160 photographs, lasting 12 minutes, are on display in the Videoroom of Palazzo Merulana, from 10 October to 8 November 2021, in the context of the Photography Festival ROMA FOTOGRAFIA 2021 FREEDOM, curated by Maria Cristina Valeri and Alex Mezzenga.

 

Exhibitions

ROMA FOTOGRAFIA 2021 FREEDOM VIDEOINSTALLAZIONI – A PALAZZO MERULANA

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ROMA FOTOGRAFIA 2021 FREEDOM VIDEOINSTALLAZIONI – A PALAZZO MERULANA

Nel contesto del più ampio cartellone del Festival di Fotografia ROMA FOTOGRAFIA 2021 FREEDOM, i direttori artistici Maria Cristina Valeri, Alex Mezzenga, in collaborazione con Gilberto Maltinti, hanno scelto di proiettare da maggio a ottobre nella videoroom di Palazzo Merulana le videoinstallazioni della Call internazionale “Life in the time of Coronavirus”, della Call internazionale “FREEDOM”, di Melissa Ianniello “MY GIRL IS A BOY” e di Pierluigi Ciambra “MAGIC REAL LIFE“. 

PIERLUIGI CIAMBRA “MAGIC REAL LIFE”

Vincitore del premio Miglior Portfolio nella Tappa di Italy Photo Award al International Month of Photojournalism. Videoinstallazione a cura di Roma Fotografia. Dal 22 settembre al 07 ottobre 2021, nella videoroom al terzo piano di Palazzo Merulana.

Un progetto che parte da un contesto familiare e intimo, le sue due figlie per arrivare a raccontare, attraverso un linguaggio simbolico, il tema dell’infanzia e della dimensione tra realtà e fantasia. Quest’ultima tipica dei bambini. L’autore compie un viaggio visivo con le sue figlie e riesce a stabilire con ciascuna di loro, una relazione unica con le quali rivive sensazioni, ricordi, sogni. L’intento di Ciambra è quello di raccontare l’incanto che appartiene all’infanzia di ognuno di noi. La dimensione fantasiosa viene ben rappresentata dalle stesse tinte cromatiche surreali. Colori vivaci, giochi di luce e soggetti magici in primo piano. Uno stile nuovo che evoca le emozioni e la passione dell’autore nel creare il progetto. L’infanzia vista attraverso il vivere quotidiano può risultare un’azione straniante per l’occhio adulto.
I ricordi sono sfumati, incerti e distanti dalla realtà.
È come perdere improvvisamente l’orientamento e trovarsi in un altro mondo, quasi magico, dove ci si
trova in bilico sul confine tra realtà e fantasia.
Una dimensione tangibile e insieme onirica in cui pare che tutto sia possibile, come se si trascendesse e
si superasse il tempo.
Eppur la raffigurazione è realista, attenta e precisa. Anche i dettagli in apparenza irrilevanti emergono
e acquisiscono elementi magici che, nello scorrere le immagini, diventano normalità.
Questo equilibrismo tra realtà e fantasia viene fermato e catturato nei ritratti di ambienti intimi, sullo
sfondo di un piccolo paese del sud Italia, nei volti di bambine che crescono e scoprono il mondo, quello
che ancora non è il loro.
E lo fanno con la libertà di chi svela i misteri senza schemi e congetture, con la purezza e l’ingegno
della curiosità infantile.

MELISSA IANNIELLO “MY GIRL IS A BOY”

Videoinstallazione a cura di Roma Fotografia Dal 1 al 19 settembre 2021, nella videoroom al terzo piano di Palazzo Merulana.

“Capita che se sei una persona trans e hai un aspetto ancora corrispondente al tuo sesso anagrafico, la società ti identifichi con quel sesso automaticamente, senza rispettare la tua autodeterminazione circa la tua identità di genere. Finché Davide non avrà un aspetto canonicamente maschile, la società continuerà a identificarlo come ragazza. Ma Davide non ha bisogno della società per riconoscersi: lui è un ragazzo e lo è sempre stato. Da qui il titolo, che può essere letto anche in un altro senso, complementare; ironicamente, pone l’accento sul fatto che le etichette spesso crollano di fronte alla complessità della vita reale, in un cortocircuito del sistema con cui percepiamo l’amore: io, lesbica, e la mia ragazza, in realtà, è un ragazzo. Quando inizio a ritrarre Davide, la nostra convivenza è appena all’inizio. Il mio intento iniziale è quello di documentare la sua transizione nel corso degli anni. Fotografo lui, e nel farlo parlo di noi. Credevamo che l’amore ci avrebbe portato a superare qualunque ostacolo – anche le nostre reciproche identità, così complesse, e il nostro diverso orientamento sessuale. Davide si scopre, si riconosce, è nel pieno della sua autodeterminazione. Io osservo. Sono convinta di star proseguendo il cammino insieme a lui ma piano piano diventa chiaro che le nostre strade si stanno separando: a volte non basta amarsi per stare insieme.

Tutto ciò può sembrare amaro: in realtà, è soltanto il preludio di un nuovo inizio – la storia continua. My Girl is a Boy assume quindi un significato universale: diventa la storia di chi, nel trovare se stesso, lascia andare qualcosa. La storia di Davide sposta quindi l’accento dall’amore romantico che vede due persone completarsi a vicenda, all’amore per se stessi, dove ci si completa da soli”.

VIDEO INSTALLAZIONE “CALL FREEDOM”

Dal 9 luglio al 30 agosto 2021, nella videoroom al terzo piano di Palazzo Merulana i direttori artistici di Roma Fotografia 2021 FREEDOM, Maria Cristina Valeri, Alex Mezzenga, in collaborazione con Gilberto Maltinti, presentano la Video Installazione realizzata grazie alle immagini vincitrici della call FREEDOM organizzata da Roma Fotografia, la rivista IL FOTOGRAFO, Bresciani Visual Art Camera Service Roma, The Walkman Magazine e con il supporto del Festival della Fotografia Etica e la Biennale della Fotografia Femminile.

VIDEO INSTALLAZIONE “LIFE IN THE TIME OF CORONAVIRUS”

Dal 21 maggio 2021, la Sala Proiezioni al terzo piano di Palazzo Merulana apre le porte alle videoinstallazioni realizzate grazie alla Call internazionale “Life in the time of Coronavirus” che in pochi mesi, nel 2020, ha raccolto oltre 10.000 immagini.

Per tutto il giorno si alternerano le immagini di tre progetti audiovisivi:“Shutdown”, prodotto e realizzato dall’Istituto Luce – Cinecittà: audiovideo della regista Serenella Scuri; “After 11/03”, prodotto e realizzato da Roberto Palattella; “Roma Fotografia”, Selezione del Comitato Scientifico della call internazionale LIFE IN THE TIME OF CORONAVIRUS, promossa da Roma Fotografia in collaborazione con Ia rivista Il Fotografo, Festival della Fotografia Etica di Lodi, insieme a TWM Factory, The Walkman Magazine e Bresciani Visual Art con il sostegno dell’ Istituto Luce – Cinecittà, ha raccolto oltre 10.000 immagini da tutto il mondo tra marzo e agosto del 2020. Dalla Spagna all’Inghilterra, dall’Iran al Brasile, dall’India a lNepal, oltre che dall’Italia. Migliaia di persone hanno voluto rispondere all’appello con l’obiettivo di costruire una narrazione collettiva che ha raccontato la forza e la violenza del virus. Ma anche la capacità dell’uomo di lottare per il proprio benessere e coltivare la propria speranza.
Tre racconti foto-audiovideo unici ed emozionanti che dialogano con le splendide opere d’arte della Collezione Cerasi.

 

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ROME PHOTOGRAPHY 2021 FREEDOM VIDEO INSTALLATIONS – AT PALAZZO MERULANA

In the context of the broader program of the ROME PHOTOGRAPHY 2021 FREEDOM Photography Festival, the artistic directors Maria Cristina Valeri, Alex Mezzenga, in collaboration with Gilberto Maltinti, have chosen to project the video installations of the international Call from May to October in the videoroom of Palazzo Merulana ” Life in the time of Coronavirus “, of the international call” FREEDOM “, of Melissa Ianniello” MY GIRL IS A BOY “and of Pierluigi Ciambra” MAGIC REAL LIFE “.

PIERLUIGI CIAMBRA “MAGIC REAL LIFE”

Winner of the Best Portfolio Award in the Italy Photo Award at the International Month of Photojournalism. Video installation by Roma Fotografia. From 22 September to 07 October 2021, in the videoroom on the third floor of Palazzo Merulana.

A project that starts from a family and intimate context, his two daughters to get to tell, through a symbolic language, the theme of childhood and the dimension between reality and fantasy. The latter is typical of children. The author goes on a visual journey with his daughters and manages to establish with each of them a unique relationship with which he relives sensations, memories, dreams. Ciambra’s intent is to tell the enchantment that belongs to the childhood of each of us. The imaginative dimension is well represented by the same surreal chromatic shades. Bright colors, plays of light and magical subjects in the foreground. A new style that evokes the emotions and the passion of the author in creating the project. Childhood seen through everyday life can be an alienating action for the adult eye.

Memories are blurred, uncertain and distant from reality.

It’s like suddenly losing your bearings and finding yourself in another world, almost magical, where you are finds itself poised on the border between reality and fantasy. A tangible and dreamlike dimension in which it seems that everything is possible, as if it were transcended and time exceeded. Yet the representation is realistic, careful and precise. Even the seemingly irrelevant details emerge and they acquire magical elements which, as the images scroll through, become normality.

This balancing act between reality and fantasy is stopped and captured in the portraits of intimate environments, on background of a small town in southern Italy, in the faces of little girls who grow up and discover the world, that which is not yet theirs. And they do it with the freedom of those who reveal mysteries without schemes and conjectures, with purity and ingenuity of childhood curiosity.

MELISSA IANNIELLO “MY GIRL IS A BOY”

Video installation by Roma Fotografia From 1 to 19 September 2021, in the videoroom on the third floor of Palazzo Merulana.

“It happens that if you are a trans person and you still have an appearance corresponding to your real sex, society identifies you with that sex automatically, without respecting your self-determination about your gender identity. Until David has a canonically masculine appearance, society will continue to identify him as a girl. But Davide does not need society to recognize himself: he is a boy and always has been. Hence the title, which can also be read in another complementary sense; ironically, it emphasizes that labels often collapse in the face of the complexity of real life, in a short circuit of the system with which we perceive love: me, a lesbian, and my girlfriend, in reality, is a boy. When I start portraying Davide, our coexistence is just beginning. My initial intent is to document its transition over the years. I photograph him, and in doing so I speak of us. We believed that love would lead us to overcome any obstacle – even our mutual identities, so complex, and our different sexual orientation. Davide discovers himself, he recognizes himself, he is in the midst of his self-determination. I observe. I am convinced that I am continuing the journey with him but slowly it becomes clear that our paths are separating: sometimes it is not enough to love each other to be together.

All of this may seem bitter: in reality, it is only the prelude to a new beginning – the story continues. My Girl is a Boy therefore takes on a universal meaning: it becomes the story of those who, in finding themselves, let something go. David’s story therefore shifts the emphasis from romantic love that sees two people complement each other, to love for themselves, where they complete themselves “.

“CALL FREEDOM” INSTALLATION VIDEO

From 9 July to 30 August 2021, in the videoroom on the third floor of Palazzo Merulana the artistic directors of Roma Fotografia 2021 FREEDOM, Maria Cristina Valeri, Alex Mezzenga, in collaboration with Gilberto Maltinti, present the Video Installation created thanks to the winning images of the FREEDOM call organized by Roma Fotografia, IL FOTOGRAFO magazine, Bresciani Visual Art Camera Service Roma, The Walkman Magazine and with the support of the Festival of Ethical Photography and the Biennial of Female Photography.

VIDEO INSTALLATION “LIFE IN THE TIME OF CORONAVIRUS”

From May 21, 2021, the Projection Room on the third floor of Palazzo Merulana opens its doors to video installations made thanks to the international Call “Life in the time of Coronavirus” which in a few months, in 2020, collected over 10,000 images.

Throughout the day the images of three audiovisual projects alternated: “Shutdown”, produced and created by the Istituto Luce – Cinecittà: audio video by the director Serenella Scuri; “After 11/03”, produced and created by Roberto Palattella; “Roma Fotografia”, Selection of the Scientific Committee of the international call LIFE IN THE TIME OF CORONAVIRUS, promoted by Roma Fotografia in collaboration with Il Fotografo magazine, Festival of Ethical Photography in Lodi, together with TWM Factory, The Walkman Magazine and Bresciani Visual Art with the support of the Istituto Luce – Cinecittà, it collected over 10,000 images from all over the world between March and August 2020. From Spain to England, from Iran to Brazil, from India to Epal, as well as from Italy. Thousands of people wanted to respond to the appeal with the aim of building a collective narrative that recounted the strength and violence of the virus. But also man’s ability to fight for his own well-being and cultivate his own hope.

Three unique and exciting photo-audio-video stories that interact with the splendid works of art from the Cerasi Collection.

 

Exhibitions

Premio Fotografia al femminile “Bresciani Visual art” Roma fotografia 2021 Freedom

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Nel contesto del più ampio cartellone del Festival di Fotografia ROMA FOTOGRAFIA 2021 FREEDOM, grazie alla direzione artistica di Maria Cistina Valeri, Alex Mezzenga e Gilberto Maltinti, la Call Fotografica Internazionale ha raccolto migliaia di immagini. Tra ottobre e novembre, le fotografie vincitrici saranno in mostra alla Galleria Bresciani Visual Art e videoproiettate nella videoroom di Palazzo Merulana.

 

Con il Premio “FOTOGRAFIA AL FEMMINILE BRESCIANI VISUAL ART” gli Organizzatori hanno acceso le luci andando a cercare lo sguardo delle donne, la loro interpretazione fotografica su un tema complesso e denso di sfumature.

 

Il significato e il desiderio di libertà per uomini e donne coincide e non coincide nei bisogni, nei diritti così come nei doveri, nelle possibilità e nelle opportunità, nella percezione di sé e del proprio esistere in un mondo che procede con velocità diverse e con tutele spesso inconciliabili con il senso e la sostanza di un diritto inalienabile come la libertà.

 

L’iniziativa nasce dalla volontà di valorizzare il talento femminile e accendere le luci sullo sguardo delle donne e la loro interpretazione fotografica su un tema complesso e denso di sfumature come la libertà. Per sollecitare e stimolare tutte le fotografe a scrivere con le loro immagini il racconto del coraggio, della fantasia, del non visibile, della curiosità, di l’estrosità di cui sono capaci attingendo alla loro storia e a ciò che quotidianamente osservano e vivono per descrivere quali siano oggi gli spazi conquistati e le zone buie, i desideri inseguiti, gli orizzonti sognati.

Le opere selezionate dal comitato artistico saranno esposte in una mostra presso la Galleria Bresciani Visual Art dal 1 al 31 ottobre del Festival Roma Fotografia 2021 Freedom. Una selezione ulteriore sarà inoltre video proiettata nella videoroom di Palazzo Merulana.

 

Proclamate le vincitrici della call Premio Fotografia al femminile Bresciani Visual Art promossa dall’associazione Roma Fotografia in collaborazione con IL FOTOGRAFO, TWM Factory, Bresciani Visual Art, Camera Service Centro Autorizzato Canon Roma e The Walkman Magazine, con il supporto del Festival della Fotografia Etica di Lodi e la Biennale di Fotografia Femminile di Mantova.

 

Due le categorie previste – Short Story e Single Shot – le opere vincitrici e selezionate dal comitato artistico saranno esposte in una mostra allestita presso la galleria Bresciani Visual Art a Roma dal 1 al 31 ottobre nell’ambito del Festival Roma Fotografia 2021 Freedom, iniziativa promossa da Roma Fotografia in collaborazione con Palazzo Merulana, Fondazione Cerasi Coopculture, Istituto Luce – Cinecittà, Stadio di Domiziano, con il sostegno della Regione Lazio e il patrocinio di Roma Capitale, promossa da Roma Culture.

 

“ll percorso femminile è sempre stato segnato da troppe ferite, limiti, disuguaglianze, atrocità – spiega il presidente di Roma Fotografia, Maria Cristina Valeri – e in questo percorso 

il significato e il desiderio di libertà per le donne appaiono nitidi e contraddistinti nei bisogni, nei diritti così come nei doveri, nelle possibilità e nelle opportunità. Con le loro opere tutte le fotografe hanno risposto al nostro appello esprimendo emozioni forti, sentimenti e testimonianze importanti”.

 

Vincitrici della categoria Single shot sono Stefania Bonfiglio, al primo posto con Il volo della libertà, Paola Limena con La mente vola e Laura Daddabbo con A little 50s.

Menzione speciale per Lavinia Paolini con l’opera Il tempo ritrovato.

 

Per la categoria Short story il primo posto va a Melissa Ianniello.

Napoletana, la fotografa e documentarista ha vinto con Wish it Was a Coming Out, un lavoro che in realtà è un progetto a lungo termine, frutto della sofferenza  dell’autrice per non aver saputo parlare ai nonni della sua omosessualità. Schiacciata dal peso di una confessione mancata cerca il riscatto e decide di raccogliere esperienze vicine per età ai suoi nonni e a se stessa per orientamento sessuale. Protagonista dell’opera è un gruppo di donne e uomini, lesbiche e gay, tra i 60 e i 90 anni  che Melissa incontra viaggiando in tutta Italia per condividere una storia intima e individuale e nello stesso tempo comune.

 

Per il secondo posto nella stessa categoria il comitato artistico ha scelto Shabana Zahir con l’opera Il nostro viaggio. Afgana, poco più che ventenne, arriva in Italia a piedi dal Paese dove la fotografia è proibita. Qui Shabana scopre il mondo e un modo per raccontarlo, per esprimersi, per affrontare il uso passato, le sue paure; impara a guardare il mondo che la circonda in modo diverso, a comunicare con una foto, capisce che può leggere la storia indesiderata delle vite di chi la circonda, raccontarla senza usare le parole. Può provare a farsi ascoltare. Nasce così questo progetto fotografico, un percorso per raccontare la sua storia, i suoi sogni, le sue paure, le condizioni e la vita della sua famiglia, delle sue amiche, delle donne che vivono dentro al campo con lei. Nessuno meglio di lei può raccontare che nonostante tutto si continua a sognare, a sperare, sorridere, credere e combattere. Non una profuga che racconta di profughi, ma una Donna che racconta le Donne.

 

Terza classificata è Rosita Lusignani, piacentina, con Madame Curie ha voluto descrivere 

in breve la storia del Premio Nobel per la Chimica del 1911 per i suoi studi sull’isolamento del radio e del polonio. Donna determinata e decisa a percorrere la sua strada in un’epoca in cui l’istruzione e l’università era quasi esclusivo appannaggio maschile. Marie si fa strada ignorando e contrastando il pensiero, le critiche e le opinioni altrui, sempre convinta e consapevole della propria intelligenza.

 

“Le autrici dei progetti vincitori – continua Valeri  – hanno saputo esprimere una straordinaria capacità di raccontare tre visioni distinte sul concetto di libertà sviluppandole con incredibili scatti. Abbiamo apprezzato molto anche le immagini vincitrici della categoria Single Shot perché con una sola fotografia hanno veicolato messaggi forti ed evocativi”. “Tutte le fotografe – conclude Valeri – hanno prodotto opere caratterizzate da una notevole introspezione, frutto, tuttavia, di una profonda riflessione e di un dialogo costante con la realtà esterna. Questo è quello che le donne fanno da sempre e a cui noi abbiamo voluto contribuire a dare voce”.

 

Tutte le informazioni sulle iniziative di Roma Fotografia 2021 Freedom sono disponibili sul sito www.roma-fotografia.it

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In the context of the broader program of the ROMA FOTOGRAFIA 2021 FREEDOM Photography Festival, thanks to the artistic direction of Maria Cistina Valeri, Alex Mezzenga and Gilberto Maltinti, the International Photographic Call has collected thousands of images. Between October and November, the winning photographs will be on display at the Bresciani Visual Art Gallery and videoprojected in the videoroom of Palazzo Merulana.

With the “FEMALE BRESCIANI VISUAL ART PHOTOGRAPHY” Award, the Organizers turned on the lights going to look for the gaze of women, their photographic interpretation on a complex and nuanced theme.

The meaning and desire for freedom for men and women coincide and do not coincide in needs, rights as well as duties, possibilities and opportunities, in the perception of oneself and of one’s own existence in a world that proceeds at different speeds and with safeguards. often irreconcilable with the meaning and substance of an inalienable right like freedom.

The initiative stems from the desire to enhance female talent and turn on the lights on women’s gaze and their photographic interpretation on a complex and nuanced theme such as freedom. To urge and stimulate all the photographers to write with their images the story of the courage, the imagination, the invisible, the curiosity, the whimsy they are capable of drawing on their history and what they observe and experience every day to describe what they are. today the conquered spaces and the dark areas, the pursued desires, the dreamed horizons.

The works selected by the artistic committee will be exhibited in an exhibition at the Bresciani Visual Art Gallery from 1 to 31 October of the Roma Fotografia 2021 Freedom Festival. A further selection will also be video projected in the videoroom of Palazzo Merulana.

The winners of the Bresciani Visual Art Female Photography Award call promoted by the Roma Fotografia association in collaboration with IL FOTOGRAFO, TWM Factory, Bresciani Visual Art, Camera Service Authorized Canon Center Roma and The Walkman Magazine, with the support of the Festival of the Ethical Photography of Lodi and the Biennial of Female Photography of Mantua.

Two categories – Short Story and Single Shot – the winning works selected by the artistic committee will be exhibited in an exhibition set up at the Bresciani Visual Art gallery in Rome from 1 to 31 October as part of the Roma Foto-grafia 2021 Freedom Festival, initiative promoted by Roma Fotografia in collaboration with Palazzo Merulana, Cerasi Coopculture Foundation, Istituto Luce – Cinecittà, Domitian Stadium, with the support of the Lazio Region and the patronage of Roma Capitale, promoted by Roma Culture.

“The women’s path has always been marked by too many wounds, limits, inequalities, atrocities – explains the president of Roma Fotografia, Maria Cristina Valeri – and in this path

the meaning and desire for freedom for women appear clear and marked in needs, rights as well as duties, possibilities and opportunities. With their works, all the photographers responded to our appeal by expressing strong emotions, feelings and important testimonies ”.

The winners of the Single shot category are Stefania Bonfiglio, in first place with Il volo della liberty, Paola Limena with The mind flies and Laura Daddabbo with A little 50s.

Special mention for Lavinia Paolini with the work Time regained.

 

For the Short story category the first place goes to Melissa Ianniello.

Neapolitan, the photographer and documentarian won with Wish it Was a Coming Out, a work that is actually a long-term project, the result of the author’s suffering for not being able to talk to her grandparents about her homosexuality. Overwhelmed by the weight of a failed confession, she seeks redemption and decides to collect experiences close in age to her grandparents and herself by sexual orientation. The protagonist of the work is a group of women and men, lesbians and gays, between the ages of 60 and 90 that Melissa meets while traveling throughout Italy to share an intimate and individual and at the same time common story.

For second place in the same category, the artistic committee chose Shabana Zahir with the work Our journey. An Afghan, in her early twenties, arrives in Italy on foot from the country where photography is prohibited. Here Shabana discovers the world and a way to tell it, to express herself, to face past use, her fears; she learns to look at the world around her in a different way, to communicate with a photo, she understands that she can read the unwanted story of the lives of those around her, tell it without using words. He can try to be heard. Thus was born this photographic project, a path to tell her story, her dreams, her fears, the conditions and the life of her family, her friends, the women who live in the camp with her. No one better than her can tell that despite everything we continue to dream, to hope, to smile, to believe and to fight. Not a refugee who talks about refugees, but a woman who talks about women.

Third place is Rosita Lusignani, from Piacenza, with Madame Curie she wanted to de-write

in short, the history of the 1911 Nobel Prize in Chemistry for his studies on the insulation of radium and polonium. Woman determined and determined to walk her own path in an era when education and university were almost exclusively male prerogative. Marie makes her way ignoring and opposing the thoughts, criticisms and opinions of others, always convinced and aware of her own intelligence.

“The authors of the winning projects – continues Valeri – have been able to express an extraordinary ability to tell three distinct visions on the concept of freedom, developing them with incredible shots. We also really appreciated the winning images of the Single Shot category because with just one photograph they conveyed strong and evocative messages ”. “All the photographers – concludes Valeri – have produced works characterized by considerable introspection, the result, however, of a profound reflection and constant dialogue with external reality. This is what women have always done and to which we wanted to contribute to give a voice ”.

All information about Roma Fotografia 2021 Freedom are available on the website www.roma-fotografia.it

Personal Exhibitions

Mostre

Le due dimensioni di Roma

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“Le due dimensioni di Roma. 1914-2014”.

Sommario: 

Fotografie bidimensionali e stereoscopiche dagli archivi fotografici del nobiluomo Vacchini Pizzotto del 1914, e gli scatti del 2014 di Gilberto Maltinti e Lorenzo Dina dello studio Parioli Fotografia. Ieri una scatola magica in legno, ottone e vetro, oggi gli occhialini e i visori di ultima generazione per ammirare le foto: è questo il filo conduttore della mostra.11 giugno – 20 settembre 2014 presso l’albergo Aldrovandi Villa Borghese in via Ulisse Aldrovandi 15 nel quartiere dei Parioli a ROMA. 

Testo:
In esposizione foto inedite dei primi del 1900 provenienti dall’archivio fotografico della nobile famiglia italo-svizzera Vacchini Pizzotto, nonché gli scatti contemporanei dei fotografi Gilberto Maltinti e Lorenzo Dina dello studio romano Parioli Fotografia.
Ieri una scatola magica in legno, ottone e vetro, oggi gli occhialini e i visori di ultima generazione per ammirare le foto: è questo il filo conduttore della mostra.
Le vecchie foto infatti sono state scattate tra il 1914 e il 1948 dal fotoamatore Giuseppe Vacchini Pizzotto con una tecnica stereoscopica che precorreva allora le attuali foto in 3D. Il nobiluomo con la sua macchina fotografica dotata di due obiettivi fermava la luce delle sue doppie inquadrature su lastre di vetro che inserite in un visore ottico, venivano guardate simultaneamente donando un effetto tridimensionale.
Gilberto Maltinti, fotografo e reporter di viaggio ha acquisito l’intero archivio e nell’ultimo anno insieme al fotografo Lorenzo Dina, ha girato, scovato e trovato le stesse inquadrature di allora realizzando foto stereoscopiche con moderna tecnologia.
Il risultato quindi é una mostra godibile in un continuo rimando tra passato e presente per ammirare da una parte gli scatti originali di inizio Novecento con tanto di didascalie scritte a mano e brevi note del fotoamatore, mentre dall’altra utilizzando i moderni visori stereoscopici si godono le stesse inquadrature di una Roma contemporanea inevitabilmente mutata nel paesaggio.

Le fotografie d’epoca del nobiluomo Vacchini Pizzotto risultano quanto mai attuali nella scelta dell’inquadratura e non sembrano essere datate. Niente immagini banali effetto cartolina, bensì un racconto fotografico dallo stile documentaristico o evocativo. Qualche esempio? La cupola di San Pietro riflessa sull’acqua dopo un temporale, l’inaugurazione dell’Altare della Patria o una piena del Tevere.
Se il nobiluomo Vacchini Pizzotto ha realizzato una foto sull’antico ponte di ferro che collegava un tempo il lungotevere a piazza Trilussa, i due fotografi di Parioli Fotografia hanno allestito un set con la stessa inquadratura dove oggi però svetta il ponte principe Amedeo Savoia Aosta.
E se le immagini dei primi del secolo scorso mostrano i lavori in corso per la pavimentazione di piazza Venezia o i binari del tram di via del Plebiscito, le fotografie contemporanee offrono al visitatore uno sguardo a cento anni di distanza su lembi di città profondamente mutati con le stesso emozionante effetto evocativo.  

In mostra fino al 20 settembre 2014 all’Aldrovandi Villa Borghese venti fotografie di grandi dimensioni a colori e in bianco e nero e colori.

  “1914-2014. Le due dimensioni di Roma”
Fotografie bidimensionali e stereoscopiche dagli archivi fotografici del nobiluomo Vacchini Pizzotto del 1914 e scatti del 2014 di Gilberto Maltinti e Lorenzo Dina dello studio Parioli Fotografia.
11 giugno – 20 settembre 2014
Aldrovandi Villa Borghese Via Ulisse Aldrovandi 15 – Roma
telefono da pubblicare per info mostra 3397781836 – 3385205213.
Ingresso libero. Orari visita: 10-23. Chiuso mai

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“The two dimensions of Rome. 1914-2014”.

Two-dimensional and stereoscopic photographs from the photographic archives of the nobleman Vacchini Pizzotto from 1914 and shots from 2014 by Gilberto Maltinti and Lorenzo Dina from the Roman studio Parioli Fotografia. 11 June – 20 September 2014 at the Aldrovandi Villa Borghese hotel in via Ulisse Aldrovandi 15 in the Parioli district in ROME. Wednesday 11 June 2014 from 7 to 10 pm, inauguration.

On exhibition unpublished photos from the early 1900s from the photographic archive of the noble Italian-Swiss family Vacchini Pizzotto, as well as contemporary shots by photographers Gilberto Maltinti and Lorenzo Dina from the Roman studio Parioli Fotografia.

Yesterday a magic box in wood, brass and glass, today the latest generation goggles and viewers to admire the photos: this is the leitmotif of the exhibition.

In fact, the old photos were taken between 1914 and 1948 by the photographer Giuseppe Vacchini Pizzotto with a stereoscopic technique that preceded the current 3D photos at the time. The nobleman with his camera equipped with two lenses stopped the light of his double frames on glass plates which, inserted in an optical viewer, were viewed simultaneously, giving a three-dimensional effect.

Gilberto Maltinti, photographer and travel reporter, has acquired the entire archive and in the last year, together with photographer Lorenzo Dina, has shot, found and found the same shots of the time, creating stereoscopic photos with modern technology.

The result is therefore an enjoyable exhibition in a continuous cross-reference between past and present to admire on the one hand the original shots of the early twentieth century complete with handwritten captions and short notes of the amateur photographer, while on the other, using modern stereoscopic viewers the same shots of a contemporary Rome inevitably changed in the landscape.

 

The vintage photographs of the nobleman Vacchini Pizzotto are very current in the choice of framing and do not seem to be dated. No banal postcard-effect images, but a photographic story with a documentary or evocative style. A few examples? The dome of San Pietro reflected on the water after a storm, the inauguration of the Altare della Patria or a flood of the Tiber.

If the nobleman Vacchini Pizzotto took a photo of the ancient iron bridge that once connected the Lungotevere to Piazza Trilussa, the two photographers from Parioli Fotografia have set up a set with the same shot where today the prince Amedeo Savoia Aosta bridge stands out.

And if the images from the beginning of the last century show the work in progress for the pavement of Piazza Venezia or the tram tracks of Via del Plebiscito, the contemporary photographs offer the visitor a glimpse of a hundred years away on strips of cities that have profoundly changed with the same exciting evocative effect.

 

On exhibition until 20 September 2014 at the Aldrovandi Villa Borghese twenty large-sized photographs in color and in black and white and colors.

Mostre

Shanghai Blu

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“SHANGHAI_BLU” mostra fotografica di Gilberto Maltinti
Shangai Blu Photographic exhibition

SOMMARIO
Shanghai è una megalopoli che vede e vive in grande. Con i suoi 24 milioni di abitanti è la città più popolata della Cina e del mondo. Capitale economica della Repubblica Popolare Cinese, Shanghai è il principale centro economico, finanziario e commerciale del paese. Soprannominata «La Parigi d’Oriente», Shanghai è anche una delle metropoli più alla moda d’Asia, animata da una scena culturale stimolante e in continua espansione. IL fotografo Gilberto Maltinti l’’ha raccontata con questo reportage insolito, sul filo del colore blu.

TESTO

Shanghai. Ogni giorno è un susseguirsi di eventi, mostre e vernissage. La città pullula di spazi dedicati alla creazione artistica contemporanea – da musei quali il Rockbund Art Museum e il Yuz Museum al quartiere Moganshan Lu M50, una sorta di « Soho » shangainese che riunisce la grande comunità di artisti e talenti emergenti in vecchi edifici industriali riadattati a gallerie, studi, laboratori, bar e ristoranti. E come non citare la spettacolare Power Station of Arts – una centrale elettrica riconvertita in un centro d’esposizione di oltre 40.000 m2, che testimonia l’ambizione e il carattere visionario della politica culturale locale. Tuttavia, la Power Station of Arts è un caso isolato in quanto è il solo progetto ad essere stato finanziato dal governo. Tutti gli altri sono il frutto d’investimenti di grandi magnati cinesi: Adrian Cheng per il K11, Dai Zhikang per lo Shanghai Himalayas Museum, Liu Yiqian per il Long Museum. Il profilo dei « nouveaux riches » cinesi è sempre più legato all’arte contemporanea, come testimoniato dal recente boom di vendite in case d’asta come Christie’s e Sotheby’s. L’arte è vista come un investimento redditizio, uno strumento di auto-promozione, un’operazione di brand reputation. Ma al di là delle logiche di mercato, l’arte contemporanea a Shanghai è diventata una vera e propria moda che attira ogni anno milioni di turisti cinesi e stranieri provenienti da tutto il mondo. Spazi futuristici, budget a sei zeri, progetti ambiziosi e mostre pensate per stupire… Shanghai sarà la nuova capitale dell’arte contemporanea? Difficile dirlo con certezza, ma in ogni caso è diventata una tappa obbligatoria per gli appassionati d’arte e i semplici curiosi in cerca di mostre eccentriche e sorprendenti. La prova? Ecco tre esposizioni accessibili a tutti che testimoniano che Shanghai è il nuovo place to be dell’arte contemporanea.

Inaugura venerdì 15 gennaio 2010 alle 18.30 nello spazio Fleur in pieno centro storico a pochi passi da piazza di Spagna, la mostra fotografica “SHANGHAI_BLU” del fotoreporter Gilberto Maltinti con un cocktail glamour dove il dress code è “qualcosa di blu”. In esposizione ci saranno fino a venerdì 6 febbraio 2010 quattordici grandi fotografie che offrono una personale rilettura di Shanghai sede dell’Expo da maggio a ottobre 2010. Dal grattacielo “cavatappi” sede del World Financial Center di Shanghai progettato dallo studio di architettura Kohn Pederson Fox Associates, agli shikumen ovvero i vicoli popolari old style di Shangai, fino a Moganshan Road, il distretto d’arte contemporanea cinese, le immagini presentano uno spaccato della città con immagini quotidiane pieni di energia e colore. IL blu.

da venerdì 15 gennaio 2010 a venerdì 6 febbraio 2010.
Inaugurazione: venerdì 15 gennaio 2010 ore 18.30 / 20.30
Da Fleur spazio polivalente di art gallery, boutique, café, beauty space, flower design e home collection in Via Bocca di Leone 46. tel. 06.69923705. Orario per visitare la mostra: tutti i giorni domenica compresa dalle 10 alle 21. 
At “Fleur”, a space for many purposes: art gallery, boutique, cafè, beauty parlour, and collection of flower designs and home articles, at Via Bocca di Leone 46, tel. 06 69923705. Hours for visiting the exhibition: every day including Sunday, from 10.00 to 21.00. 
On Friday 15 January 2010 at 18.30, at “Fleur”, the gallery right in the historic centre, just a step from Piazza di Spagna, the photographic exhibition “Shangai Blu”, by the photoreporter Gilberto Maltinti, will be officially opened, with an elegant cocktail party at which the dress code will be “something blue”. Until Friday 6 February 2010 fourteen large photographs will be on show, offering a personal view of Shanghai, which will be hosting Expo from May to October 2010. From the “corkscrew” skyscraper, headquarters of the World Financial Centre of Shanghai, designed by the architectural studio Kohn Pederson Fox Associates, to the “shikumen” or the popular little old-style streets of Shanghai, to Moganshan Road, the contemporary Chinese art district, the pictures present a cross-section of the city with day-to-day images full of energy and color. Blue.

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Shanghai is a megalopolis that sees and lives big. With its 24 million inhabitants it is the most populated city in China and in the world. Economic capital of the People’s Republic of China, Shanghai is the country’s main economic, financial and commercial center. Nicknamed “The Paris of the East”, Shanghai is also one of the hippest metropolises in Asia, animated by a stimulating and ever-expanding cultural scene. Photographer Gilberto Maltinti recounted it with this unusual reportage, on the thread of blue.

Shanghai. Every day is a succession of events, exhibitions and vernissages. The city is teeming with spaces dedicated to contemporary artistic creation – from museums such as the Rockbund Art Museum and the Yuz Museum to the Moganshan Lu M50 district, a sort of Shanghai “Soho” that brings together the large community of emerging artists and talents in old, refurbished industrial buildings. to galleries, studios, laboratories, bars and restaurants. And how not to mention the spectacular Power Station of Arts – a power station converted into an exhibition center of over 40,000 m2, which testifies to the ambition and visionary character of local cultural policy. However, the Power Station of Arts is an isolated case as it is the only project to have been funded by the government. All the others are the result of investments by great Chinese tycoons: Adrian Cheng for the K11, Dai Zhikang for the Shanghai Himalayas Museum, Liu Yiqian for the Long Museum. The profile of Chinese “nouveaux riches” is increasingly linked to contemporary art, as evidenced by the recent boom in sales in auction houses such as Christie’s and Sotheby’s. Art is seen as a profitable investment, a self-promotion tool, a brand reputation operation. But beyond the logic of the market, contemporary art in Shanghai has become a real fashion that attracts millions of Chinese and foreign tourists from all over the world every year. Futuristic spaces, six-figure budgets, ambitious projects and exhibitions designed to amaze … Will Shanghai be the new capital of contemporary art? It is difficult to say for sure, but in any case it has become an obligatory stop for art lovers and the simply curious in search of eccentric and surprising exhibitions. Proof? Here are three exhibitions accessible to all that testify that Shanghai is the new place to be for contemporary art.

At “Fleur”, a space for many purposes: art gallery, boutique, cafè, beauty parlour, and collection of flower designs and home articles, at Via Bocca di Leone 46, tel. 06 69923705. Hours for visiting the exhibition: every day including Sunday, from 10.00 to 21.00. 

On Friday 15 January 2010 at 18.30, at “Fleur”, the gallery right in the historic centre, just a step from Piazza di Spagna, the photographic exhibition “Shangai Blu”, by the photoreporter Gilberto Maltinti, will be officially opened, with an elegant cocktail party at which the dress code will be “something blue”. Until Friday 6 February 2010 fourteen large photographs will be on show, offering a personal view of Shanghai, which will be hosting Expo from May to October 2010. From the “corkscrew” skyscraper, headquarters of the World Financial Centre of Shanghai, designed by the architectural studio Kohn Pederson Fox Associates, to the “shikumen” or the popular little old-style streets of Shanghai, to Moganshan Road, the contemporary Chinese art district, the pictures present a cross-section of the city with day-to-day images full of energy and color. Blue.

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Techno parade

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RAGAZZI CHE SCAVALCANO I CANCELLI A PLACE DE LA BASTILLE. TEENAGERS CON UNA BOMBOLETTA DI COLORE INTENTI A TINGERSI I CAPELLI. CAMION CHE SFILANO CON POSTAZIONI E MEGA CONSOLLE PER I DJ. CORPI SINUOSI DI RAGAZZINE CHE BALLANO SCATENATE. SONO GLI SCATTI DI GILBERTO MALTINTI, FOTOREPORTER ROMANO, PER RACCONTARE LA TECHNO PARADE DI PARIGI. NEL CALENDARIO UFFICIALE DELLE MOSTRE DEL FOTOGRAFIA FESTIVAL DI ROMA.

10 fotografie compongono un affresco quotidiano della annuale kermesse parigina dedicata alla musica techno.  Complici le consolle, i suoni e i ritmi della “dura cassa distorta”, come la chiamano gli amanti di questo genere musicale, le foto parlano della techno, la forma di musica elettronica piena di suoni sintetici percussivi nata alla fine degli anni Ottanta, ma soprattutto di colori, gente, relazioni, atmosfere, attimi sullo sfondo della ville lumière durante l’ultima Technoparade che ogni anno, solitamente a metà settembre, vede scendere in strada e ballare 500.000 persone. Un variopinto carosello di carri, con le loro assordanti musiche e la loro contagiosa allegria, questa è la manifestazione tra le più importanti in Europa dedicata alla musica elettronica più rinomata della Francia. Un percorso che parte da place de la République alle 12, snodandosi fra alcune delle vie e piazze cruciali della città, e arriva a Place d’Italie, centinaia di carri con il loro sound system invadono la capitale inondandola della migliore musica techno per un evento davvero imperdibile. Terminata la sfilata, la serata prosegue ballando la miglior musica rave (non solo techno, ma anche house, hardocore, minimal e jungle) all’Eletric (indirizzo 1, place de la Porte de Versailles, 75015 – Paris Parc des Expositions – Porte de Versailles Hall 7 – Niveau 4).

Chi, oltre alla musica, prediligesse anche altre forme d’arte, come la scenografia, non rimane certo deluso dalla gamma di soluzioni per i carri che studenti e designer studiano per ogni edizione. Dunque, se la musica techno è il vostro forte non potete assolutamente mancare alla Techno Parade; mentre se siete semplicemente curiosi di assistere a una manifestazione che conquista ogni anno sempre più fan, non solo per la eccellente proposta musicale, ma anche per le sue animate e vive coreografie e atmosfere, il mio consiglio è senz’altro di unirvi alla sfilata. Divertimento, buona musica ed emozionante mood, assicurati!

BOYS CLIMBING THE GATES IN PLACE DE LA BASTILLE. TEENAGERS WITH A COLOR BOTTLE INTENDED TO DYE THEIR HAIR. TRUCKS THAT PARADE WITH STATIONS AND MEGA CONSOLES FOR DJs. SINUOUS BODIES OF GIRLS DANCING WILDLY. THESE ARE THE SHOTS OF GILBERTO MALTINTI, ROMAN FOTOREPORTER, TO TELL THE TECHNO PARADE IN PARIS. IN THE OFFICIAL CALENDAR OF THE EXHIBITIONS OF THE PHOTOGRAPHY FESTIVAL OF ROME.

10 photographs make up a daily fresco of the annual Parisian event dedicated to techno music. Thanks to the consoles, the sounds and rhythms of the “hard distorted box”, as lovers of this musical genre call it, the photos speak of techno, the form of electronic music full of synthetic percussive sounds born in the late Eighties, but above all of colors, people, relationships, atmospheres, moments in the background of the city of lights during the last Technoparade that every year, usually in mid-September, sees 500,000 people take to the streets and dance. A colorful carousel of floats, with their deafening music and their contagious joy, this is the most important event in Europe dedicated to the most renowned electronic music in France. A path that starts from place de la République at 12, winding through some of the crucial streets and squares of the city, and arrives at Place d’Italie, hundreds of floats with their sound system invade the capital flooding it with the best techno music for an event truly unmissable. After the parade, the evening continues dancing to the best rave music (not only techno, but also house, hardocore, minimal and jungle) at the Electric (address 1, place de la Porte de Versailles, 75015 – Paris Parc des Expositions – Porte de Versailles Hall 7 – Niveau 4).

Those who, in addition to music, also preferred other forms of art, such as scenography, are certainly not disappointed by the range of solutions for the floats that students and designers study for each edition. So, if techno music is your forte, you absolutely cannot miss the Techno Parade; while if you are simply curious to attend an event that wins more and more fans every year, not only for the excellent musical proposal, but also for its lively and lively choreography and atmosphere, my advice is certainly to join the show. Fun, good music and an exciting mood, be sure!

To document trough every kind of youthful event the “double time” of new generations between instant and event: the moment “ name-day” of the techno music listening that beats the day of a teenager from lower to upper class/ the “extraordinary” going out from his house to discos, rave-parties and parades.

Time of real techno, based on 180 beats at the minutes and on a simple structure a “loop”, seems to substitute 60 minutes traditional clock, the beating of old pendulum clock, for a new artificial heart that doesn’t know duration but surprise, suspension, interruption, emotion, minimal pause. To start again. Like before. Chamber eternity. Square eternity.

Today guys don’t wear anymore watches on the wrist. Their time is computerized, cardiac, like the rhythm of techno music. Is the inside beating that blends the daily running of hours, the real running of minutes in the tiny reality, with the extraordinary, unique, individual, inner time of the “right” experience.

Chrònos already, concrete time, opposed Kairòs, the Moment, the Event, today is a miniature in festival, parade, group ritual ( that keeps each step typical in the ritual and in the myth).

What else is photography if not the instant that hides his double, the mask, the indefinite, the snap-snapshot that lasts a story?

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BOYS CLIMBING THE GATES IN PLACE DE LA BASTILLE. TEENAGERS WITH A COLOR BOTTLE INTENDED TO DYE THEIR HAIR. TRUCKS THAT PARADE WITH STATIONS AND MEGA CONSOLES FOR DJs. SINUOUS BODIES OF GIRLS DANCING WILDLY. THESE ARE THE SHOTS OF GILBERTO MALTINTI, ROMAN FOTOREPORTER, TO TELL THE TECHNO PARADE IN PARIS. IN THE OFFICIAL CALENDAR OF THE EXHIBITIONS OF THE PHOTOGRAPHY FESTIVAL OF ROME.

10 photographs make up a daily fresco of the annual Parisian event dedicated to techno music. Thanks to the consoles, the sounds and rhythms of the “hard distorted box”, as lovers of this musical genre call it, the photos speak of techno, the form of electronic music full of synthetic percussive sounds born in the late Eighties, but above all of colors, people, relationships, atmospheres, moments in the background of the city of lights during the last Technoparade that every year, usually in mid-September, sees 500,000 people take to the streets and dance.

A colorful carousel of floats, with their deafening music and their contagious joy, this is the most important event in Europe dedicated to the most renowned electronic music in France. A path that starts from place de la République at 12, winding through some of the crucial streets and squares of the city, and arrives at Place d’Italie, hundreds of floats with their sound system invade the capital flooding it with the best techno music for an event truly unmissable. After the parade, the evening continues dancing to the best rave music (not only techno, but also house, hardocore, minimal and jungle) at the Electric (address 1, place de la Porte de Versailles, 75015 – Paris Parc des Expositions – Porte de Versailles Hall 7 – Niveau 4).

Those who, in addition to music, also preferred other forms of art, such as scenography, are certainly not disappointed by the range of solutions for the floats that students and designers study for each edition. So, if techno music is your forte, you absolutely cannot miss the Techno Parade; while if you are simply curious to attend an event that wins more and more fans every year, not only for the excellent musical proposal, but also for its lively and lively choreography and atmosphere, my advice is certainly to join the show. Fun, good music and an exciting mood, be sure!

To document trough every kind of youthful event the “double time” of new generations between instant and event: the moment “ name-day” of the techno music listening that beats the day of a teenager from lower to upper class/ the “extraordinary” going out from his house to discos, rave-parties and parades.

Time of real techno, based on 180 beats at the minutes and on a simple structure a “loop”, seems to substitute 60 minutes traditional clock, the beating of old pendulum clock, for a new artificial heart that doesn’t know duration but surprise, suspension, interruption, emotion, minimal pause. To start again. Like before. Chamber eternity. Square eternity.

Today guys don’t wear anymore watches on the wrist. Their time is computerized, cardiac, like the rhythm of techno music. Is the inside beating that blends the daily running of hours, the real running of minutes in the tiny reality, with the extraordinary, unique, individual, inner time of the “right” experience.

Chrònos already, concrete time, opposed Kairòs, the Moment, the Event, today is a miniature in festival, parade, group ritual ( that keeps each step typical in the ritual and in the myth).

What else is photography if not the instant that hides his double, the mask, the indefinite, the snap-snapshot that lasts a story?

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Vita di quartiere

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“Prati – Della Vittoria. Vita di quartiere” Mostra fotografica di Gilberto Maltinti e Lorenzo Monacelli/Parioli_Fotografia in occasione del Centenario del quartiere PRATI DELLA VITTORIA 1911-2011 

Sommario: In mostra 15 grandi foto (120 cm x 100 cm) in bianco e nero esposte in occasione del Centenario Prati Della Vittoria per raccontare i luoghi, i volti e la gente che da sempre vive o lavora nel XVII Municipio. Istantanee o meglio un fotoracconto che offre una particolare lettura delle strade, delle piazze, delle persone che si muovono tra piazza Mazzini, viale delle Milizie, piazza Cavour o il lungotevere.  

Testo:

Si inaugura giovedì 17 novembre 2011 al Visconti Palace Hotel di Roma, a pochi passi da piazza Cavour, la mostra fotografica “Prati – Della Vittoria. Vita di quartiere” dei fotoreporter Gilberto Maltinti e Lorenzo Monacelli dello studio Parioli_Fotografia. In mostra 15 grandi foto (120 cm x 100 cm) in bianco e nero esposte in occasione del Centenario Prati Della Vittoria per raccontare i luoghi, i volti e la gente che da sempre vive o lavora nel XVII Municipio. Istantanee o meglio un fotoracconto che offre una particolare lettura delle strade, delle piazze, delle persone che si muovono tra piazza Mazzini, viale delle Milizie, piazza Cavour o il lungotevere. L’ufficio postale di Viale Mazzini, gli avvocati in Corte di Cassazione, la chiesa del Sacro Cuore in Prati di Castello, l’antiquario di via Settembrini, i pugili della Boxe Colombo, il mercato dei libri di Lungotevere Oberdan e quello dei Fiori al Trionfale, gli uffici Rai di Viale Mazzini, lo storico ristorante Dal Toscano, il liceo Mamiani, Villa Laetitia, il Caffè Sciascia, i giornalisti in piazza dei Quiriti, Castel S. Angelo, Viale Vaticano. Sono questi i soggetti scelti dai due fotografi per raccontare i volti e la quotidianità – quella semplice e silenziosa non appariscente – di un quartiere che al di là delle mode è rimasto rione. Catalogo mostra: Marchesi Grafiche Editoriali.

Al Visconti Palace Hotel Via Federico Cesi, 37 a Roma, da venerdì 18 novembre a giovedì 1 dicembre 2011. Inaugurazione: giovedì 17 novembre 2011 ore 19-22.

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“Prati – Della Vittoria. Neighborhood life “Photographic exhibition by Gilberto Maltinti and Lorenzo Monacelli / Parioli_Photography on the occasion of the centenary of the PRATI DELLA VITTORIA neighborhood 1911-2011

On exhibition 15 large photos (120 cm x 100 cm) in black and white exhibited on the occasion of the Prati Della Vittoria Centenary to tell the places, faces and people who have always lived or worked in the 17th Town Hall. Snapshots or rather a photo story that offers a particular reading of the streets, squares, people who move between Piazza Mazzini, Viale delle Milizie, Piazza Cavour or the Lungotevere.

The photographic exhibition “Prati – Della Vittoria. Prati – Della Vittoria. Neighborhood life ”by photojournalists Gilberto Maltinti and Lorenzo Monacelli from the Parioli_Fotografia studio. On display 15 large photos (120 cm x 100 cm) in black and white exhibited on the occasion of the Prati Della Vittoria Centenary to tell the places, faces and people who have always lived or worked in the 17th Town Hall. Snapshots or rather a photo story that offers a particular reading of the streets, squares, people who move between Piazza Mazzini, Viale delle Milizie, Piazza Cavour or the Lungotevere. The post office in Viale Mazzini, the lawyers in the Court of Cassation, the church of the Sacred Heart in Prati di Castello, the antique dealer in via Settembrini, the Colombo boxers, the Lungotevere Oberdan book market and the flower market at Trionfale, the Rai offices in Viale Mazzini, the historic Dal Toscano restaurant, the Mamiani high school, Villa Laetitia, Caffè Sciascia, the journalists in Piazza dei Quiriti, Castel S. Angelo, Viale Vaticano. These are the subjects chosen by the two photographers to tell the faces and everyday life – the simple and silent, not flashy one – of a neighborhood that has remained a district beyond fashion. Exhibition catalog: Marchesi Grafiche Editoriali.

At the Visconti Palace Hotel Via Federico Cesi, 37 in Rome, from Friday 18 November to Thursday 1 December 2011. Inauguration: Thursday 17 November 2011, 7 pm-10pm.

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WEFO 2020 / WEEEKEND FOTOGRAFICI / UN MESE DI FOTOGRAFIA A ROMA

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WEFO 2020 / WEEEKEND FOTOGRAFICI / UN MESE DI FOTOGRAFIA A ROMA

LA CASA DELLA FOTOGRAFIA HA ORGANIZZATO WEFO2020, EVENTO TOTALMENTE GRATUITO CHE VUOLE ESSERE LA FESTA DELLA FOTOGRAFIA DI ROMA. IL FIL ROUGE DI WEFO2020 SARÀ LA NOSTRA PRESENZA SU TUTTO IL TERRITORIO, CON MOSTRE FOTOGRAFICHE DI PROFESSIONISTI E AMATORI, INCONTRI CON GLI AUTORI, DIDATTICA GRATUITA, PHOTOWALK, TALK, SEMINARI E WORKSHOP, APERITIVI FOTOGRAFICI ED EVENTI.


Vogliamo coinvolgere il mondo fotografico romano – digitale e analogico – per creare una rete di divulgazione culturale che sia gratuita e aperta a tutta la città.
Vogliamo “unire i puntini” che collegano tra loro i luoghi e le attività di fotografi professionisti e amatori, studi fotografici, scuole di fotografia, docenti, associazioni, cultori della fotografia, circoli culturali, fondazioni, biblioteche, gallerie e spazi, musei, laboratori di sviluppo/stampa, librerie specializzate.
Saranno loro i protagonisti di WEFO2020 da venerdì 25 settembre a domenica 18 ottobre 2020.
WEFO2020 unirà così le realtà fotografiche che lavorano nel tessuto urbano della Capitale e quelle che provengono da altre regioni italiane, al fine di creare una rete che lavori in sinergia per accrescere la cultura fotografica in Italia così come avviene in altri paesi europei.

Questo per raccontare la fitta trama dello stato dell’arte della fotografia in Italia e in particolare nella Capitale.

Dal 25 settembre al 18 ottobre sono più di 50 gli appuntamenti in città – sia fisici che online – tra mostre / talk / eventi di didattica / photowalk e –  novità assoluta di questa edizione –  proiezioni di film e il concorso fotografico internazionale di Roma, RIPA ROMA INTERNATIONAL PHOTO AWARD.

Operatrici ed operatori della fotografia, fotografi artisti, professionisti, fotoamatori, circoli&club e associazioni fotografiche, docenti, galleristi, librerie specializzate e negozi di fotografia.

Tutti insieme cosa faremo durante WEFO2020?
Dal 25 settembre al 18 ottobre creeremo una rete di divulgazione culturale che sarà gratuita e aperta a tutta la città.
Vogliamo così “unire i puntini” che collegano tra loro i luoghi e le attività di fotografi professionisti e amatori, studi fotografici, scuole di fotografia, docenti, 

associazioni, cultori della fotografia, circoli culturali, gallerie, laboratori di sviluppo/stampa, librerie specializzate.


WEFO2020 unirà così le realtà fotografiche che lavorano nel tessuto urbano della Capitale e quelle che provengono da altre regioni italiane, al fine di creare una rete che lavori in sinergia per accrescere la cultura fotografica in Italia così come avviene in altri paesi europei.
Questo per raccontare la fitta trama dello stato dell’arte della fotografia in Italia e in particolare nella Capitale.

Il fil rouge di WEFO2020 sarà la nostra presenza in tutta la città, dai Parioli a Ostia.

Al link http://cfroma.it/it/presskit troverai GLI ELENCHI DI MOSTRE, DIDATTICA, TALK, PHOTOWALK, video + il documento xls con tutti gli appuntamenti, i logo di WEFO2020 e le fotografie relative a tutti gli appuntamenti suddivise per cartelle.

http://cfroma.it/it/wefo2020
http://cfroma.it/it/calendario-22

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WEFO 2020 / PHOTOGRAPHIC WEEKENDS / A PHOTOGRAPHY MONTH IN ROME

THE HOUSE OF PHOTOGRAPHY HAS ORGANIZED WEFO2020, A TOTALLY FREE EVENT THAT WANTS TO BE THE FESTIVAL OF PHOTOGRAPHY IN ROME. THE WEFO2020 FIL ROUGE WILL BE OUR PRESENCE THROUGHOUT THE TERRITORY, WITH PHOTO EXHIBITIONS BY PROFESSIONALS AND AMATEURS, MEETINGS WITH THE AUTHORS, FREE EDUCATION, PHOTOWALK, TALKS, SEMINARS AND WORKSHOPS, PHOTO APERITIFS AND EVENTS.

We want to involve the Roman photographic world – digital and analog – to create a cultural dissemination network that is free and open to the whole city.

We want to “connect the dots” that connect the places and activities of professional and amateur photographers, photographic studios, photography schools, teachers, associations, lovers of photography, cultural circles, foundations, libraries, galleries and spaces, museums, laboratories. development / printing, specialized libraries.

They will be the protagonists of WEFO2020 from Friday 25 September to Sunday 18 October 2020.

WEFO2020 will thus unite the photographic realities that work in the urban fabric of the Capital and those that come from other Italian regions, in order to create a network that works in synergy to increase the photographic culture in Italy as it happens in other European countries.

This is to tell the dense web of the state of the art of photography in Italy and in particular in the capital.

From 25 September to 18 October there are more than 50 appointments in the city – both physical and online – including exhibitions / talks / educational events / photowalk and – an absolute novelty of this edition – film screenings and the international photo competition in Rome, RIPA ROMA INTERNATIONAL PHOTO AWARD.

Operators and operators of photography, photographers artists, professionals, amateurs, circles & clubs and photographic associations, teachers, gallery owners, specialized bookstores and photography shops.

All together what will we do during WEFO2020?

From 25 September to 18 October we will create a cultural dissemination network that will be free and open to the whole city.

We thus want to “connect the dots” that connect the places and activities of professional and amateur photographers, photographic studios, photography schools, teachers,

associations, photography lovers, cultural clubs, galleries, development / printing laboratories, specialized bookstores.

WEFO2020 will thus unite the photographic realities that work in the urban fabric of the Capital and those that come from other Italian regions, in order to create a network that works in synergy to increase the photographic culture in Italy as it happens in other European countries.

This is to tell the dense web of the state of the art of photography in Italy and in particular in the capital.

The fil rouge of WEFO2020 will be our presence throughout the city, from Parioli to Ostia.

At the link http://cfroma.it/it/presskit you will find THE LIST OF EXHIBITIONS, TEACHING, TALK, PHOTOWALK, video + the xls document with all the appointments, the WEFO2020 logos and the photographs relating to all the appointments divided by folders .

http://cfroma.it/it/wefo2020

http://cfroma.it/it/calendario-22

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TRANSIZIONI IDENTITARIE / GIULIA LONGO 

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20 FOTOGRAFIE ANALOGICHE + VIDEO IN BIANCO E NERO DI GIULIA LONGO.  “DÉLICE DE SE PERDRE DANS L’IMAGE PRESSENTIE. JE ME SUIS LEVÉE DE MON CADAVRE, JE SUIS PARTIE EN QUÊTE DE QUI JE SUIS.
PÈLERIN DE MOI-MÊME, JE SUIS ALLÉE VERS CELLE QUI DORT DANS UN PAYS AU VENT.” A. PIZARNIK.
NEL CONTESTO DELLA SECONDA EDIZIONE DI ROME ART WEEK HTTPS://ROMEARTWEEK.COM/IT/ARTISTI/

dal 13 10 al 10 10  2017

L’identità è pluriforme, sfuggente entità in divenire, la costruzione dell’io è un processo, un continuum inarrestabile.
Con queste fotografie ho cercato di rispondere a un’urgenza intima e personale, nata dal bisogno di definire la mia identità.
Tre macro-aree dividono questa ricerca, tre declinazioni solo all’apparenza scisse, il cui legame, intimo e profondo, viene messo in luce da una riflessione sull’auto rappresentazione come definizione di sé. In questo percorso inevitabile è stata la presa di coscienza di un corpo la cui consistenza risulta allo stesso tempo transitoria e permanente.
Contraddizione e condizione insormontabile: da un lato l’impossibilità di fermare il tempo, complice di una realtà che ci scivola addosso sempre più velocemente, dall’altro il tentativo di bloccare il suo scorrere attraverso la fotografia. Catturato dalla luce e impresso sulla pellicola fotografica, utilizzando tempi di posa lenti, il corpo si fa rarefatto e la sua identità si insinua tra i sali d’argento rivelati dagli agenti chimici.
Chiuso in sé stesso, l’io si rivela presto debole, fragile, confinato in un’approssimazione irrisolvibile. Questa considerazione rende inevitabile il passaggio successivo, e qui ha luogo la prima transizione, ossia il confronto con l’altro.
Eliminando il mio corpo dal campo fotografico, provo a instaurare un dialogo tra la mia prenza dietro l’obiettivo e  il corpo dell’altro, lasciando le identità libere di giustificarsi in un’intimità condivisa.
Liberandomi da un isolamento protrattosi troppo a lungo, ho capito che la costruzione dell’identità è autenticamente riconducibile all’esre-per-gli-altri (être-pour-autrui).
L’essenza dell’io è frutto di incontri, scontri e la sua costruzione necessita tanto di un riconoscimento da parte dell’altro quanto di un’accettazione dell’altro.
L’ultimo vertice di questo triangolo è costituito da un territorio, il luogo in cui sono cresciuta e in cui sono tornata dopo anni di lontananza.
Ridefinirsi scoprendo la propria terra: è questo il nucleo di una transizione in atto.
Sono luoghi di passaggio, della cosiddetta transumanza: cascine e masserie deserte ma anche objets trouvés, resti di una cantina del secondo dopoguerra, soggettive di un paesaggio interiore, ingenue contemplazioni di un io alla riconquista di un tempo dilatato con l’utilizzo di una pellicola 12 iso, la cui bassissima sensibilità regala immagini stranianti e oniriche.
Ho imparato ad amare queste contrade deserte e nel silenzio che le avvolge ho intravisto delle possibili risposte.

Giulia Longo Biografia

Sono nata il 21 marzo 1992, equinozio di primavera. Fin da piccola la mia grande timidezza ha fatto di me un’osservatrice attenta e curiosa. La fotografia risponde a queste due inclinazioni, offrendosi a me come un mezzo per penetrare nell’introspezione e per vincere la timidezza. Ho cominciato a fotografare in analogico con una Nikon FM2 e una Rolleicord. Ho studiato Fotografia all’Accademia di Belle Arti di Versailles. Essenziali ed indispensabili sono stati gli insegnamenti di Diamantino Quintas, Flore, Jean Noël de Soye, Fabien Hamm e recentemente l’incontro con Lorenzo Castore. La mia prima serie « Jamais je ne me regarde là d’où tu me vois» è uno studio sul mio corpo strutturato in una serie di autoritratti e poesie, inseparabili gli uni dagli altri, ma anche un modo di liberarmi dai disturbi alimentari di cui ho sofferto per anni. Tappa importante per me è stata « En cos jours, noirs jours. Per une noire échelle » la serie che ho dedicato a Skopje, capitale della Macedonia. La mia ultima realizzazione è “A ma mère”, un omaggio a mia madre e al rapporto madre-figlia.

CATALOGO

https://www.pariolifotografia.it/public/catalogo%20%20giulia%20longoITALIANO%20bassa.pdf

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20 ANALOGUE PHOTOGRAPHS + BLACK AND WHITE VIDEO BY GIULIA LONGO. “DÉLICE DE SE PERDRE DANS L’IMAGE PRESSENTIE. JE ME SUIS LEVÉE DE MON CADAVRE, JE SUIS PARTIE EN QUÊTE DE QUI JE SUIS.

PÈLERIN DE MOI-MÊME, JE SUIS ALLÉE VERS CELLE QUI DORT DANS UN PAYS AU VENT. ” A. PIZARNIK.

IN THE CONTEXT OF THE SECOND EDITION OF ROME ART WEEK HTTPS://ROMEARTWEEK.COM/IT/ARTISTI/

from 13 10 to 10 10 2017

Identity is pluriform, an elusive entity in the making, the construction of the self is a process, an unstoppable continuum.

With these photographs I tried to respond to an intimate and personal urgency, born from the need to define my identity.

Three macro-areas divide this research, three declinations only apparently split, whose intimate and profound bond is highlighted by a reflection on self-representation as a definition of oneself. In this inevitable path was the awareness of a body whose consistency is both transitory and permanent.

Contradiction and insurmountable condition: on the one hand the impossibility of stopping time, complicit in a reality that slips over us more and more quickly, on the other the attempt to block its flow through photography. Captured by light and imprinted on photographic film, using slow shutter speeds, the body becomes rarefied and its identity creeps into the silver salts revealed by chemical agents.

Closed in on itself, the ego soon reveals itself to be weak, fragile, confined to an unsolvable approximation. This consideration makes the next step inevitable, and here the first transition takes place, that is, the confrontation with the other.

 By eliminating my body from the photographic field, I try to establish a dialogue between my presence behind the lens and the body of the other, leaving the identities free to justify themselves in a shared intimacy.

By freeing myself from an isolation that lasted too long, I realized that the construction of identity is authentically attributable to the esre-per-gli-others (être-pour-autrui).

The essence of the self is the result of encounters, clashes and its construction requires both recognition by the other and an acceptance by the other.

The last vertex of this triangle is made up of a territory, the place where I grew up and where I returned after years of being away.

Redefine yourself by discovering your own land: this is the core of an ongoing transition.

They are places of passage, of the so-called transhumance: deserted farmhouses and farms but also objets trouvés, remains of a post-World War II cellar, subjective views of an interior landscape, naive contemplations of an ego to the reconquest of an extended time with the use of a film 12 iso, whose very low sensitivity gives alienating and dreamlike images.

I learned to love these deserted districts and in the silence that surrounds them I glimpsed possible answers.

Giulia Longo Bio

I was born on March 21, 1992, the spring equinox. Since I was a child, my great shyness has made me an attentive and curious observer. Photography responds to these two inclinations, offering itself to me as a means to penetrate introspection and to overcome shyness. I started photographing analog with a Nikon FM2 and a Rolleicord. I studied Photography at the Academy of Fine Arts in Versailles. The teachings of Diamantino Quintas, Flore, Jean Noël de Soye, Fabien Hamm and recently the meeting with Lorenzo Castore were essential and indispensable. My first series “Jamais je ne me regarde là d’où tu me vois” is a study on my body structured in a series of self-portraits and poems, inseparable from each other, but also a way of freeing myself from the eating disorders of which I have suffered for years. An important step for me was «En cos jours, noirs jours. Per une noire échelle ”the series I dedicated to Skopje, the capital of Macedonia. My latest creation is “A ma mère”, a tribute to my mother and the mother-daughter relationship.

Mostre

SCANNO UN PAESE UN AMORE

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MOSTRA FOTOGRAFICA / OMAGGIO A MARIO GIACOMELLI. 4 ORIGINALI DI MARIO GIACOMELLI
16 FOTOGRAFIE A COLORI E BIANCOENERO DI ALESSANDRO ADINOLFI, GIANLUCA ANTONELLI,
ANNALISA CAMPO, FABIO CARLINI, FRANCESCA CASTELLI, SERENELLA DEL RIO,
LORENZO DINA, EMANUELA FAITELLI, MARCO MATTEI, LAURA MERCURI, NICOLETTA MINIERO, LIVIA PASQUALINI, GIULIO SALVIONI, ELEONORA SETTE, ALEXANDRE VANHOORDE

ROMA DAL 16|01 AL 20|03 2016

SCANNO DAL 23|04 AL 01|05 2016

 “Jamme ritrattame”
 
Fu nella primavera del 1957 che Mario Giacomelli si recò a Scanno, piccolo borgo arroccato nellaValle del Sagittario che aveva affascinato anche Henri Cartier-Bresson. Negli anni Sessanta John Szarbowski, direttore del dipartimentodi fotografia del MOMA di New York , acquistò alcune immagini dalla serie ‘Scanno’ e le pubblicò nel volume “Looking at Photographs: 100 Pictures from the collection of the Museum of Modern Art”. “A Scanno ci sono ritornato, ma la seconda volta nevicava e sono tornato indietro.
Il lavoro valido l’ho fatto una volta sola; nell’altra non mi sono neanche appoggiato al muro (…) così, un attimo. La prima volta ci sono stato un sabato e una domenica. È sempre stato così per tutti i luoghi (…): tutto quello che ho fatto l’ho fatto in due giorni;
Invece Henri Cartier-Bresson c’è stato un mese!”
Sono andato a Scanno (…) con il mio amico Renzo Tortelli, abbiamo preso la Cinquecento e viaggiato tutta la notte. Il sabato mattina, quando a Scanno le persone ritornavano a casa con le fascine di legno sulla testa, io ero lì ad aspettarli per fotografare.
Ho preso il sabato, giorno lavorativo, e il giorno di festa.
Di Scanno è bello il ricordo di quando sono arrivato: mentre il mio amico guidava la Cinquecento, quelle piccoline, quelle di
una volta, cominciarono a comparire mucche e donne vestite di nero.
Come ho visto questa scena ho aperto lo sportello e zac, ho iniziato a scattare!
La macchina però era in corsa e il ginocchio mi si è tutto rovinato (…).
C’è una foto (…) dove Renzo sta ancora parcheggiando e io già avevo fatto le fotografie, tu pensa!
Ero proprio preso da quella voglia!
“Mario Giacomelli. La mia vita intera” a cura di Simona Guerra – Bruno Mondadori

Il reportage “Scanno” eseguito alla fine degli anni Cinquanta lo pose all’attenzione di critici e pubblico colto.
Si vede un paese violato, smontato e ricostruito dall’occhio meccanico di Giacomelli.
Di questa esperienza Giacomelli racconta: “(Sono andato a Scanno) perché avevo voglia di fare cose diverse da quelle che facevo allora e perché a Scanno sono andati tutti i fotografi del mondo.
E’ stata un’esperienza meravigliosa perché proprio a Scanno è nata l’idea di usare la tecnica del bruciato, procedimento di cui sono fiero”.
”Odio le immagini che rimangono così come la macchina le vede.
Riprendere un soggetto senza però modificare niente è come avere sprecato
tempo (…) tutto ciò che per me è stato godimento fotografico nasce a Scanno.
La prima volta venivo da Pescara. Una volta arrivato sono sceso dall’automobile
a precipizio e mi sono anche fatto male, emozionato com’ero nel vedere per la prima volta queste figure nere, le mucche nere, le galline tutte a spasso per il corso”.
“Stavo fotografando su una strada bianca. Con me come al solito c’erano mucche e galline . Ad un certo punto mi sento spingere in avanti. Mi volto di scatto, infastidito. Era una mucca. Col naso mi aveva bagnato le spalle.
Forse mi dimostrava amicizia. Per me era una cosa bella vedere questa “ famiglia” di
uomini, donne, mucche e galline. Le donne sedute fuori. Il postino che sulla strada distribuisce le lettere.
Di cose accaduto ieri non ricordo nulla. Di Scanno ricordo tutto. Ho avuto con la gente di Scanno rapporti molto brevi ma per me molto lunghi. Ho parlato spesso
con la donna che mi preparava il pasto. Il vero rapporto umano non è stato quello temporale con la gente, perché la gente la sentivi anche dentro le tasche, nel senso che la sentivi amica.
Per strada nessuno mi salutava ma per me era come se tutti mi salutassero.
Forse qualcuno mi guardava con diffidenza, ma alla fine mi si avvicinava e mi chiedeva “Jamme ritrattame”.
 
Scanno. Un paese. Un amore.
 
Sono stato a Scanno in due momenti diversi della mia vita. Da musicista e da fotografo. Da musicista. Alla fine degli anni 80 studiavo al Conservatorio de L’Aquila e con i primi gruppi da camera andavo a suonare in giro per l’Abruzzo. Mozart, Beethoven, Respighi.Freddo, neve. Spartiti e strumenti nelle Chiese e negli Auditorium. Cene post-concerto e lenti viaggi di ritorno a L’Aquila.
Da fotografo. Fine anni 90 ho rivisto Scanno studiando le fotografie di Cartier-Bresson. Immagini lucide, geniali, efficaci e puntigliose. Ma la vera folgorazione, immediata e al contempo lancinante, è stata con le “anti-fotografie” di Mario Giacomelli, “anti-fotografie” per l’approccio irrazionale e poco tecnico/tecnologico che Giacomelli aveva con la sua macchina fotografica e con la fotografia in genere.
Ma non si può chiedere a un poeta di spiegare cosa e come scrive.
Giacomelli è stato uno dei pochi poeti della fotografia mondiale.
Un poeta che, con la sua macchina fotografica Kobell manuale, un solo obiettivo e un flash, ha fermato l’essenza di questa terra d’Abruzzo e della sua gente,
così come si può fermare l’anima in una radiografia.
Inconsapevolmente, involontariamente, ha scritto un manuale di fotografia che spiega come con soli due colori, il bianco e nero, portati all’estremo, si possa raccontare la vita quotidiana di un borgo chiuso, ciclicamente legato alle stagioni della terra.
Tra volti e corpi di uomini sotto cappelli e tabarri, volti e corpi di donne negli abiti quotidiani, gli animali si muovono liberamente tra i vicoli mentre i bambini dai pantaloni corti giocano in mezzo alle loro zampe.
La luce bruciata di queste fotografie rende irreale e fantastica una realtà dura fatta di ore di fatica sui campi e nelle cucine, di tempi dettati solo dal sorgere e dal tramontare del sole,
quel sole che si è fermato nei negativi 6×8 dentro la Kobell, che poi Giacomelli ha sovra/sottoesposto in camera oscura per raccontare la vita come un paradosso.
Delle tante foto scattate durante il suo primo viaggio a Scanno, nel 1957, per questa mostra ne ho scelte quattro che raccontano due segni antropologici dominanti: gli abiti delle donne, riprese davanti e di spalle, con i loro bianchi neri e grigi portati ad un’oggettiva esasperazione, come esasperante è la monotonia di un quotidiano femminile sempre uguale.
E il paese visto dalla prospettiva di fronte, oggi conosciuta come il belvedere dei fotografi: tetti, muri, case e vicoli velati di un grigio crepuscolare, rumoroso, nato forse dalla nebbia mista al fuoco che esce camini.
Il tutto incorniciato dai boschi circostanti.
Ai miei allievi dei corsi avanzati, protagonisti attivi di diversi viaggi fotografici che abbiamo fatto a Scanno negli ultimi quattro anni, ho cercato di raccontare le mie emozioni, con la speranza che fossero simili a quelle di Giacomelli.
E il risultato dei loro sforzi fotografici è sotto gli occhi di tutti, immagini essenziali, efficaci, concrete, che sono un omaggio sincero e partecipato all’opera di un grande poeta. Mai dimenticato. Mai abbastanza ricordato.
Gilberto Maltinti


Ringrazio con tutto il cuore:
Simone Giacomelli, figlio di Mario, per le fotografie originali del padre esposte in questa mostra.
Simona Guerra, critica fotografica  e curatrice di mostre, autrice del libro “Mario Giacomelli.
La mia vita intera” edito da Bruno Mondadori, che ha accettato l’idea di dedicare un omaggio a suo
zio, del quale custodisce l’immenso il patrimonio fotografico.
Claudio d’Alessandro, sua moglie Maria, i suoi figli Alessandro e Flavio, Matilde Landriscina. Senza
la loro amicizia, e soprattutto il loro apporto fattivo, non avrei potuto organizzare questa mostra.
Tutti gli amici dell’Associazione Culturale “Appuntamento con la Tradizione – Vivi il Costume” di Scanno.
Livia Pasqualini per la pazienza e l’affetto.
 

SCANNO. UN PAESE. UN AMORE.
MOSTRA FOTOGRAFICA
Omaggio a MARIO GIACOMELLI
ROMA PARIOLIFOTOGRAFIA_STUDIO
Via Francesco Siacci, 2/c Roma
DAL 16 GENNAIO AL 20 MARZO 2016
VERNISSAGE 16 GENNAIO ORE 19
ORARIO h.10-17.30 / SAB E DOM SU APPUNTAMENTO

SCANNO AUDITORIUM GUIDO CALOGERO
EX CHIESA DELLE ANIME SANTE
DAL 23 APRILE AL 1 MAGGIO 2016
VERNISAGE 23 APRILE ORE 19
VISITE SU APPUNTAMENTO
claudio_dale@hotmail.it
340 6266316

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SCANNO A COUNTRY A LOVE

PHOTOGRAPHIC EXHIBITION / TRIBUTE TO MARIO GIACOMELLI. 4 ORIGINALS BY MARIO GIACOMELLI

16 COLOR AND BLACK & WHITE PHOTOGRAPHS BY ALESSANDRO ADINOLFI, GIANLUCA ANTONELLI, ANNALISA CAMPO, FABIO CARLINI, FRANCESCA CASTELLI, SERENELLA DEL RIO, LORENZO DINA, EMANUELA FAITELLI, MARCO MATTEI, LAURA MERCURI, NICOLETTA MINIERO, LIVIA PASQUALINI, GIULIO SALVIONI, ELEONORA SETTE, ALEXANDRE VANHOORDE


ROME FROM 16 | 01 TO 20 | 03 2016

SCANNO FROM 23 | 04 TO 01 | 05 2016

“Jamme ritrattame”

It was in the spring of 1957 that Mario Giacomelli went to Scanno, a small village perched in the Sagittario Valley that had also fascinated Henri Cartier-Bresson. In the 1960s, John Szarbowski, director of the photography department of MOMA in New York, bought some images from the ‘Scanno’ series and published them in the volume “Looking at Photographs: 100 Pictures from the collection of the Museum of Modern Art”. “I went back to Scanno, but the second time it was snowing and I went back.

The valid work I have done only once; in the other I didn’t even lean against the wall (…) like that, a moment. The first time I was there on a Saturday and a Sunday. It has always been like this for all places (…): everything I did I did in two days;

Instead Henri Cartier-Bresson stayed there for a month! “

I went to Scanno (…) with my friend Renzo Tortelli, we took the Cinquecento and traveled all night. On Saturday morning, when in Scanno people returned home with the wooden bundles on their heads, I was there waiting for them to take pictures.

I took Saturday, a working day, and a holiday.

The memory of when I arrived in Scanno is beautiful: while my friend drove the Cinquecento, those little ones, those of

once, cows and women dressed in black began to appear.

As I saw this scene I opened the door and zac, I started shooting!

But the car was running and my knee was all ruined (…).

There is a photo (…) where Renzo is still parking and I had already taken the pictures, just think!

I was really taken by that desire!

“Mario Giacomelli. My whole life ”by Simona Guerra – Bruno Mondadori

The “Scanno” reportage made in the late 1950s brought him to the attention of critics and educated audiences.

You see a country violated, dismantled and rebuilt by Giacomelli’s mechanical eye.

Giacomelli says of this experience: “(I went to Scanno) because I wanted to do different things from what I was doing then and because all the photographers in the world went to Scanno.

It was a wonderful experience because the idea of ​​using the burnt technique was born in Scanno, a procedure of which I am proud “.

“I hate images that remain as the machine sees them.

Shooting a subject without changing anything is like having wasted

time (…) everything that was photographic enjoyment for me was born in Scanno.

The first time I came from Pescara. Once I arrived, I got out of the car

precipitously and I also got hurt, excited as I was to see these black figures for the first time, the black cows, the hens all walking around the course “.

“I was photographing on a dirt road. With me, as usual, there were cows and chickens. At some point I feel pushed forward. I turn abruptly, annoyed. It was a cow. His nose had wet my shoulders.

Maybe he showed me friendship. For me it was a nice thing to see this “family” of

men, women, cows and chickens. Women sitting outside. The postman who distributes the letters on the street.

I don’t remember anything that happened yesterday. I remember everything about Scanno. I had very short but very long relationships with the people of Scanno. I have often spoken

with the woman who prepared my meal. The real human relationship was not the temporal one with people, because people felt it even in their pockets, in the sense that you felt them friends.

On the street no one greeted me but for me it was as if everyone greeted me.

Maybe someone was looking at me with suspicion, but in the end they would come up to me and ask me “Jamme retrattame”.

Scanno. A country. A love.

I have been to Scanno in two different moments of my life. As a musician and photographer. As a musician. At the end of the 80s I was studying at the Conservatory of L’Aquila and with the first chamber groups I went to play around Abruzzo. Mozart, Beethoven, Respighi: cold, snow. Scores and instruments in churches and auditoriums. Post-concert dinners and slow return trips to L’Aquila.

As a photographer. At the end of the 90s I saw Scanno again studying the photographs of Cartier-Bresson. Lucid, brilliant, effective and meticulous images. But the real shock, immediate and at the same time excruciating, was with Mario Giacomelli’s “anti-photographs”, “anti-photographs” for the irrational and not very technical / technological approach that Giacomelli had with his camera and photography in general.

But a poet cannot be asked to explain what and how he writes.

Giacomelli was one of the few poets of world photography.

A poet who, with his manual Kobell camera, a single lens and a flash, has captured the essence of this land of Abruzzo and its people,

just as you can stop the soul in an x-ray.

Unknowingly, involuntarily, he wrote a photography manual that explains how with only two colors, black and white, taken to the extreme, you can tell the daily life of a closed village, cyclically linked to the seasons of the earth.

Among the faces and bodies of men under hats and cloaks, the faces and bodies of women in everyday clothes, the animals move freely in the alleys while the children in shorts play between their paws.

The burnt light of these photographs makes unreal and fantastic a hard reality made up of hours of effort on the fields and in the kitchens, of times dictated only by the rising and setting of the sun,

that sun that stopped in the 6×8 negatives inside the Kobell, which Giacomelli then over / underexposed in the dark room to tell life as a paradox.

Of the many photos taken during his first trip to Scanno, in 1957, for this exhibition I have chosen four that tell of two dominant anthropological signs: the women’s dresses, taken from the front and from the back, with their whites, blacks and grays brought to a objective exasperation, as exasperating is the monotony of a feminine everyday life that is always the same.

And the country seen from the perspective from the front, now known as the photographers’ belvedere: roofs, walls, houses and alleys veiled in a twilight, noisy gray, perhaps born from the mist mixed with the fire coming out of chimneys.

All framed by the surrounding woods.

To my students of the advanced courses, active protagonists of several photographic trips we have made to Scanno in the last four years, I tried to tell my emotions, with the hope that they were similar to Giacomelli’s.

And the result of their photographic efforts is there for all to see, essential, effective, concrete images, which are a sincere and shared homage to the work of a great poet. Never forgotten. Never remembered enough.

Gilberto Maltinti

I thank with all my heart:

Simone Giacomelli, son of Mario, for the original photographs of his father exhibited in this exhibition.

Simona Guerra, photographic critic and curator of exhibitions, author of the book “Mario Giacomelli.

My whole life “edited by Bruno Mondadori, who accepted the idea of ​​dedicating a tribute to him

uncle, whose immense photographic heritage is preserved.

Claudio d’Alessandro, his wife Maria, his children Alessandro and Flavio, Matilde Landriscina. Without

their friendship, and above all their active contribution, I would not have been able to organize this exhibition.

All friends of the Cultural Association “Appointment with Tradition – Live the Costume” of Scanno.

Livia Pasqualini for her patience and affection.


SCANNO. A COUNTRY. A LOVE. PHOTO EXHIBITION

Tribute to MARIO GIACOMELLI

ROME PARIOLIFOTOGRAFIA_STUDIO

FROM 16 JANUARY TO 20 MARCH 2016

 

SCANNO AUDITORIUM GUIDO CALOGERO FORMER CHURCH OF THE HOLY SOULS

FROM 23 APRIL TO 1 MAY 2016

VERNISAGE 23 APRIL AT 7pm

Mostre

ROMA INTERNATIONAL PHOTO AWARD

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SI È CONCLUSA LA PRIMA EDIZIONE DEL RIPA – ROMA INTERNATIONAL PHOTO AWARD. IL TEMA È CAMBIAMENTI

100! Questo è il numero magico della prima edizione RIPA – ROMA INTERNATIONAL PHOTO AWARD. 100 infatti sono stati i fotografi professionisti e amatori da tutto il mondo che hanno partecipato inviando una singola fotografia o un racconto composto da minino 5 massimo 10 immagini. Tutti i fotografi hanno dato la loro testimonianza su un tema così complesso come quello dei CAMBIAMENTI. La giuria, composta da autorevoli membri della fotografia internazionale e della cultura ecologista, ha scelto tra 576 immagini quelle che più hanno lasciato il segno nel descrivere i cambiamenti climatici e culturali nelle tre categorie TERRA / ITALIA / ROMA.

Ringrazio con tutto il cuore i protagonisti organizzativi di questa bellissima avventura: Camera Service Roma Centro Canon, nelle persone di Marcello Ombres e Stefano Snaidero per la grande disponibilità umana e professionale, e per i premi di alto livello che ha messo a disposizione. I colleghi e amici Marco Salvadori di Tao Photo, Giulia Bucelli e Federico Tatananni per aver curato la stesura del bando di concorso e seguito giorno dopo giorno tutta la parte organizzativa. La giuria presieduta da Fulco Pratesi, Presidente Onorario di WWF ITALIA, composta da Sergio Ramazzotti, fotoreporter e direttore dell’Agenzia Parallelozero, Marco Pinna, photoeditor del National Geographic Italia Emanuele Coppola, tra i primi fotografi naturalisti italiani, fondatore di Panda Photo Valerio Nicolosi, fotoreporter e documentarista indipendente.

A seguire l’elenco dei tre vincitori della categoria TERRA

TERRA 1° CLASSIFICATO Muhammad Amdad Hossain “Fatigue sleep in the dirt Photo”. Vincitore del premio: noleggio gratuito per 1 week end di CANON EOS R + RF 24-105mm f 4 offerto da Camera Service Roma Centro Canon. fatigue sleep in the dirt, many homeless people in the city still sleep in such dirt. the photo taken from dhaka city in Bangladesh. La stanchezza, dormire nella sporcizia. Stanchezza è dormire nella sporcizia, molti senzatetto in città dormono ancora in tale sporcizia. La foto è stata scattata nella città di Dacca in Bangladesh.

2° CLASSIFICATO Konstantin Novakovic con “Gadani Ship Breaking Yard” / vincitore di cavalletto BENRO TSL08AN00 offerto da Camera Service Roma. Polluting the Soil and the Ocean Most of large cargo ships from all over the world end up on the shores of the countries of the Indian Subcontinent after becoming no longer seaworthy and too expensive to operate. After being hauled onto the shore, those ships are disassembled into the pieces by manual force. Work in ship‐breaking yards is extremely difficult, while workers face risks from the dangerous conditions and exposure to materials such as asbestos and heavy metals. Among the biggest ship breaking yards in the world are those in Chittagong (Bangladesh), Alang (India) and Gadani (Pakistan). Ship breaking is a thriving sector in the countries of Indian Subcontinent where the major facilities involved in disassembly and recycling of disused vessels are located. Despite being the source of income for thousands of families, ship breaking has numerous negative sides reflected in its hazardous environmental impact and as well social due to the fact that it represents a high‐risk profession where the child labor is also largely present. The human costs and the environmental impacts of taking toxic ships apart on the South Asian beaches are devastating. Accidents kill or maim numerous workers each year. Many more workers suffer from occupational diseases, including cancer. Toxic spills and pollution cause irreparable damage to coastal ecosystems and the local communities depending on them. In addition to taking a huge toll on the health and lives of workers, shipbreaking is a highly polluting industry. In South Asia, ships are grounded before they are pulled and broken apart on tidal mudflats. On these once pristine beaches, coastal ecosystems and the local communities depending on them are devastated by toxic spills and other types of pollution caused by the breaking operations. As long as shipbreaking is done by way of beaching, the environment will suffer. As a consequence of the pressure against the companies that are involved in this business, access to the ship breaking yards became very difficult in recent years. Scalo di demolizione delle navi Gadani: inquinamento del suolo e dell’oceano. La maggior parte delle grandi navi mercantili di tutto il mondo finiscono sulle coste dei paesi del subcontinente indiano dopo essere diventate non più idonee alla navigazione e troppo costose per operare. Dopo essere state trasportate a riva, quelle navi vengono smontate in pezzi con la forza manuale. Il lavoro nei cantieri navali è estremamente difficile, mentre i lavoratori affrontano i rischi derivanti dalle condizioni pericolose e dall’esposizione a materiali come amianto e metalli pesanti. Tra i più grandi cantieri navali del mondo ci sono quelli di Chittagong (Bangladesh), Alang (India) e Gadani (Pakistan). La demolizione delle navi è un settore fiorente nei paesi del subcontinente indiano, dove si trovano le principali strutture coinvolte nello smontaggio e nel riciclaggio di navi in disuso. Nonostante sia la fonte di reddito per migliaia di famiglie, la demolizione di navi ha numerosi lati negativi che si riflettono nel suo pericoloso impatto ambientale e anche sociale, poiché rappresenta una professione ad alto rischio in cui anche il lavoro minorile è largamente presente. I costi umani e gli impatti ambientali dello smantellamento di navi tossiche sulle spiagge dell’Asia meridionale sono devastanti. Gli incidenti uccidono o mutilano numerosi lavoratori ogni anno. Molti più lavoratori soffrono di malattie professionali, compreso il cancro. Le fuoriuscite tossiche e l’inquinamento causano danni irreparabili agli ecosistemi costieri e alle comunità locali che dipendono da essi. Oltre a incidere pesantemente sulla salute e sulla vita dei lavoratori, la demolizione di navi è un’industria altamente inquinante. In Asia meridionale, le navi vengono messe a terra prima di essere smantellate e frantumate sulle distese fangose di marea. Su queste spiagge un tempo incontaminate, gli ecosistemi costieri e le comunità locali che dipendono da essi sono devastati da sversamenti tossici e altri tipi di inquinamento causati dalle operazioni di rottura. Finché la demolizione delle navi avviene tramite spiaggiamento, l’ambiente ne risentirà. A seguito delle pressioni esercitate sulle società coinvolte in questa attività, negli ultimi anni l’accesso ai cantieri di demolizione delle navi è diventato molto difficile.

3° CLASSIFICATO Muhammad Amdad Hossain, con “A child in the middle of the dirt “/ vincitore di un libro fotografico offerto da Parioli Fotografia di Roma. he works in a bad environment / dirt due to poverty, which puts his health at great risk”.

A seguire l’elenco dei sei vincitori delle 2 categorie ITALIA e ROMA

ITALIA 1° CLASSIFICATO Giorgio Nuzzo con “La prima neve” Vincitore borsa Canon MS10 (Premio Sezione: Storie Italia). Offerto da Camera Service Roma Centro Canon- Per la penisola Salentina, un piccolo pezzo di terra collocato fra due mari e costantemente spazzato dal vento, la neve è un evento unico e la felicità nel vedere, per la prima volta, questi luoghi imbiancati è stata grande, ma ben presto questo stupore si è tramutato in tristezza obbligandomi a pormi varie domande: Cosa ci fa la neve in questi luoghi? Cosa ci fanno gli ulivi sotto 50 cm di neve? E’ stato un evento occasionale che ha reso tutti felici? Oppure è solo uno dei tanti tasselli di questo puzzle che ci sta mostrando i repentini cambiamenti climatici? Negli ultimi decenni l’uomo ha trattato la natura come se fosse un enorme bancomat senza fondo dal quale prelevare le sue materie, riversando nel mare qualsiasi tipo di rifiuto, deforestando territori, portando all’estinzione centinaia di specie animali e inquinando l’aria; ora la natura inizia a servirci il conto e i cambiamenti climatici ne sono la prova. Le alluvioni che hanno messo in ginocchio mezza Italia, la neve in Salento, gli uragani sempre più potenti, la prolungata siccità in Sicilia e il restringimento dei ghiacciai alpini, sono solo alcuni esempi di questi cambiamenti avvenuti negli ultimi anni e probabilmente dovuti allo sfruttamento sconsiderato della natura. “La prima neve” è un progetto che deve farci riflettere e agire al più presto per evitare di oltrepassare il momento in cui dovremmo dire ai nostri nipoti: “Scusami se ti lascio la Terra in questo stato.

2° CLASSIFICATO Luca Zonari Canè con “A pelo d’acqua, il Delta del Po a 0m s.l.m.” / vincitore pulizia sensore (Premio Sezione: Foto Singola Italia). Offerto da Camera Service Roma Centro Canon. Immagini realizzate nel Parco del Delta del Po. Navigando in kayak lungo le vie d’acqua, ho visto tutto il nostro territorio seduto sotto il pelo dell’acqua e questo nell’arco di alcuni decenni. Ho voluto riportare quel punto di vista insolito, dentro la natura che quasi non si accorgeva del mio passaggio silenzioso. La formazione del territorio del delta, è dovuta al progressivo deposito di sedimenti che, in solo poco più di 400 anni, ha determinato l’avanzamento progressivo della linea di costa. Si tratta quindi di terreni geologicamente “nuovi”. Fra i vari fiumi che fluiscono nell’area, ha contribuito in maggior parte il fiume Po, facendo sorgere dal mare, scanni, spiagge ed allontanare la linea di costa. Terre giovani, ma che non potevano essere utilizzate perché troppo paludose, con acque salmastre e non delimitate. In alcune immagini di questa raccolta, sono rappresentate le strutture che hanno contribuito alla formazione del Delta, come le idrovore che hanno permesso la bonifica delle nuove terre, portandole ad essere coltivabili, e ne regolano tutt’oggi livello ed irrigazione. Un ulteriore sforzo di bonifica e mantenimento, queste idrovore hanno dovuto farlo negli anni ’60, quando con la non controllata estrazione del metano in questa zona, il territorio ha cominciato ad abbassarsi ed in alcuni tratti estremi, a ritornare invaso dal mare. A testimonianza di questo, si trovano alcune costruzioni come per esempio magazzini del riso, una volta al centro di ampie risaie, ora interamente immersi nella sacca. Poco più in là, i resti degli stessi impianti di estrazione e le case dei lavoratori, visitabili solo in barca. Le stesse idrovore che tolgono l’acqua, ridistribuiscono la stessa, permettendo di irrigare i campi coltivati e la creazione di ampie risaie, oltre che produttrici di cereali, anche veri ambienti che accolgono molte specie viventi. Il fiume Po, con il suo fluire, ha permesso la nascita di queste nuove terre, e anno dopo anno, con le sue piene, torna a modificare, creare o distruggere il territorio che lo accoglie. L’uomo convive con questi atti d’impeto del fiume, cercando di modificare il territorio a favore della propria vita, ma consapevole della forza della natura che non può essere fermata.

 

3° CLASSIFICATO Thomas Havlik vincitore libro fotografico offerto dalla Casa della Fotografia di Roma ROMA

ROMA

1° CLASSIFICATO Francesco Toiati / vincitore di una Canon EOS 250D offerta da Camera Service Roma Centro Canon
2° CLASSIFICATO Guido Fuà / vincitore di buono € 100 per corsi fotografia o didattica personalizzata dato come ricarica su tessera Camera Service Roma, offerto da Camera Service Roma Centro Canon
3° CLASSIFICATO Giuseppe Piscitelli / vincitore Libro fotografico offerto dalla Casa della Fotografia di Roma.

 

RINGRAZIAMENTI DEL PRESIDENTE DELLA CASA DELLE FOTOGRAFIA DI ROMA

  • In qualità di Presidente della Casa della Fotografia di Roma, ideatore e organizzatore dei WEEEKNED FOTOGRAFICI / UN MESE DI FOTOGRAFIA A ROMA e del RIPA ROMA INTERNATIONAL PHOTO AWARD, sono felice di premiare i fotografi professionisti Muhammad Amdad Hossain (BANGLADESH), Konstantin Novakovic (SERBIA), Guido Fuà (ITALIA), Francesco Toiati (ITALIA), Giuseppe Piscitelli (ITALIA), Thomas Havlik (ITALIA), Luca Zonari Canè (ITALIA), Giorgio Nuzzo (ITALIA), i quali, con le loro fotografie hanno raccontato con stile, sapienza fotografica e proprietà di linguaggio l’idea di cambiamenti climatici e antropologici che affliggono il nostro Pianeta.
  • Ringrazio ancora il nostro sponsor CAMERASERVICE CENTRO CANON ROMA per i premi offerti e ringrazio Stefano Snaidero per la fattiva collaborazione, umana e professionale.
  • Questo è il video realizzato da CAMERASERVICE CENTRO CANON ROMA  durante premiazione: https://www.cameraservice.it/2020/10/15/vincitori-concorso-ripa-2020/

Gilberto Maltinti
CASA DELLA FOTOGRAFIA DI ROMA WEFO2020 WEEKEND FOTOGRAFICI / UN MESE DI FOTOGRAFIA A ROMA
RIPA – ROMA INTERNATIONAL PHOTO AWARD
www.cfroma.it
http://cfroma.it/it/wefo2020

 

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THE FIRST EDITION OF RIPA HAS CONCLUDED – ROMA INTERNATIONAL PHOTO AWARD. THE THEME IS CHANGES

100! This is the magic number of the first edition of RIPA – ROMA INTERNATIONAL PHOTO AWARD. In fact, 100 professional and amateur photographers from all over the world participated by sending a single photograph or a story consisting of at least 5 maximum 10 images. All the photographers gave their testimony on such a complex theme as that of CHANGES. The jury, made up of authoritative members of international photography and ecological culture, chose from among 576 images those that most left their mark in describing climate and cultural changes in the three categories TERRA / ITALY / ROME.

I wholeheartedly thank the organizational protagonists of this wonderful adventure: Camera Service Roma Centro Canon, Marcello Ombres and Stefano Snaidero for their great human and professional availability, and for the high-level prizes they have made available. Colleagues and friends Marco Salvadori of Tao Photo, Giulia Bucelli and Federico Tatananni for having taken care of the drafting of the competition announcement and followed the whole organizational part day after day. The jury chaired by Fulco Pratesi, Honorary President of WWF ITALIA, composed by Sergio Ramazzotti, photojournalist and director of the Parallelozero Agency, Marco Pinna, photoeditor of National Geographic Italia Emanuele Coppola, one of the first Italian nature photographers, founder of Panda Photo Valerio Nicolosi , independent photojournalist and documentarist.

EARTH CATEGORY

EARTH 1st PRIZE Muhammad Amdad Hossain “Fatigue sleep in the dirt Photo”. Award winner: free rental for 1 weekend of CANON EOS R + RF 24-105mm f 4 offered by Canon Camera Service Roma Centro. fatigue sleep in the dirt, many homeless people in the city still sleep in such dirt. the photo taken from dhaka city in Bangladesh.

EARTH 2st PRIZE Konstantin Novakovic “Gadani Ship Breaking Yard”. Polluting the Soil and the Ocean Most of large cargo ships from all over the world end up on the shores of the countries of the Indian Subcontinent after becoming no longer seaworthy and too expensive to operate. After being hauled onto the shore, those ships are disassembled into the pieces by manual force. Work in ship‐breaking yards is extremely difficult, while workers face risks from the dangerous conditions and exposure to materials such as asbestos and heavy metals. Among the biggest ship breaking yards in the world are those in Chittagong (Bangladesh), Alang (India) and Gadani (Pakistan). Ship breaking is a thriving sector in the countries of Indian Subcontinent where the major facilities involved in disassembly and recycling of disused vessels are located. Despite being the source of income for thousands of families, ship breaking has numerous negative sides reflected in its hazardous environmental impact and as well social due to the fact that it represents a high‐risk profession where the child labor is also largely present. The human costs and the environmental impacts of taking toxic ships apart on the South Asian beaches are devastating. Accidents kill or maim numerous workers each year. Many more workers suffer from occupational diseases, including cancer. Toxic spills and pollution cause irreparable damage to coastal ecosystems and the local communities depending on them. In addition to taking a huge toll on the health and lives of workers, shipbreaking is a highly polluting industry. In South Asia, ships are grounded before they are pulled and broken apart on tidal mudflats. On these once pristine beaches, coastal ecosystems and the local communities depending on them are devastated by toxic spills and other types of pollution caused by the breaking operations. As long as shipbreaking is done by way of beaching, the environment will suffer. As a consequence of the pressure against the companies that are involved in this business, access to the ship breaking yards became very difficult in recent years.

EARTH 3st PRIZE Muhammad Amdad Hossain “A child in the middle of the dirt he works in a bad environment / dirt due to poverty, which puts his health at great risk”.


CATEGORIES ITALY and ROME

ITALY 1st PRIZE: Giorgio Nuzzo “La prima neve”

For the Salento peninsula, a small piece of land located between two seas and constantly swept by the wind, snow is a unique event and the happiness of seeing, for the first time, these whitewashed places was great, but soon this amazement was it turned into sadness, forcing me to ask myself various questions: What is the snow doing in these places? What are olive trees doing under 50 cm of snow? Was it an occasional event that made everyone happy? Or is it just one of the many pieces of this puzzle that is showing us the sudden climate change? In recent decades, man has treated nature as if it were a huge bottomless ATM from which to withdraw his materials, pouring any type of waste into the sea, deforesting territories, leading to the extinction of hundreds of animal species and polluting the air; now nature is starting to help us and climate change is proof of this. The floods that have brought half of Italy to its knees, the snow in Salento, the increasingly powerful hurricanes, the prolonged drought in Sicily and the shrinking of alpine glaciers, are just some examples of these changes that have occurred in recent years and probably due to reckless exploitation of nature. “The first snow” is a project that must make us reflect and act as soon as possible to avoid overstepping the moment when we should say to our grandchildren: “I’m sorry if I leave the Earth in this state.

ITALY 2st PRIZE Luca Zonari Canè “A pelo d’acqua, il Delta del Po a 0m s.l.m.”

Images taken in the Po Delta Park. Surfing by kayak along the waterways, I saw all of our territory sitting under the surface of the water and this over the course of a few decades. I wanted to bring that unusual point of view back into nature that hardly noticed my silent passage. The formation of the territory of the delta is due to the progressive deposit of sediments which, in just over 400 years, determined the progressive advancement of the coastline. It is therefore geologically “new” land. Among the various rivers that flow into the area, the river Po has contributed in large part, raising from the sea, benches, beaches and moving away the coast line. Young lands, but which could not be used because they are too swampy, with brackish and not delimited waters. In some images in this collection, the structures that contributed to the formation of the Delta are represented, such as the water pumps that allowed the reclamation of the new lands, making them arable, and still regulate their level and irrigation today. A further reclamation and maintenance effort, these dewatering pumps had to do it in the 1960s, when with the uncontrolled extraction of methane in this area, the territory began to subside and in some extreme stretches, to return invaded by the sea. As evidence of this, there are some buildings such as rice warehouses, once in the center of large rice fields, now entirely immersed in the bag. A little further on, the remains of the same extraction plants and the workers’ houses, which can only be visited by boat. The same dewatering pumps that remove the water redistribute it, allowing the irrigation of the cultivated fields and the creation of large rice fields, as well as producing cereals, also real environments that welcome many living species. The river Po, with its flow, has allowed the birth of these new lands, and year after year, with its floods, it returns to modify, create or destroy the territory that welcomes it. Man lives with these impetuous acts of the river, trying to change the territory in favor of his own life, but aware of the force of nature that cannot be stopped.

ITALY 3st PRIZE Thomas Havlik 

ROME CATEGORY

1st PRIZE Francesco Toiati 

2 ° PLACE Guido Fuà 

3 ° PLACE Giuseppe Piscitelli 

THANKS FROM THE PRESIDENT OF THE HOUSE OF PHOTOGRAPHY OF ROME

As President of the House of Photography of Rome, creator and organizer of WEEEKNED PHOTOGRAPHICS / A MONTH OF PHOTOGRAPHY IN ROME and of the RIPA ROMA INTERNATIONAL PHOTO AWARD, I am happy to award professional photographers Muhammad Amdad Hossain (BANGLADESH), Konstantin Novakovic ( SERBIA), Guido Fuà (ITALY), Francesco Toiati (ITALY), Giuseppe Piscitelli (ITALY), Thomas Havlik (ITALY), Luca Zonari Canè (ITALY), Giorgio Nuzzo (ITALY), who, with their photographs, told style, photographic knowledge and properties of language the idea of ​​climatic and anthropological changes that afflict our planet.

Thanks again our sponsor CAMERASERVICE CENTRO CANON ROMA for the prizes offered and I thank Stefano Snaidero for the effective human and professional collaboration.

This is the video made by CAMERASERVICE CENTRO CANON ROMA during the award ceremony: https://www.cameraservice.it/2020/10/15/vincitori-concorso-ripa-2020/

Gilberto Maltinti

HOUSE OF PHOTOGRAPHY IN ROME WEFO2020 PHOTOGRAPHY WEEKEND / A MONTH OF PHOTOGRAPHY IN ROME

RIPA – ROME INTERNATIONAL PHOTO AWARD

www.cfroma.it

http://cfroma.it/it/wefo2020

 

Mostre

PARIOLI_FOTOGRAFIA_FESTIVAL / 2012 “FOTOGRAFIE DELL’ALTRO MONDO”